Qual è il destino di Nokia?

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OULU – Dalla strada, la fabbrica è quasi invisibile. La neve ha ricoperto ogni cosa. Anche il logo aziendale è diventato un’impronta di ghiaccio. Nokia. Attorno regna il silenzio di Oulu, una città di 200 mila abitanti tra le più settentrionali della . Qui, due mesi fa, Nokia ha aperto un nuovo centro di ricerca e produzione. Si occupa della realizzazione di antenne e ripetitori 5G e 6G. Nei 55 mila metri quadrati della fabbrica si trova una densità di potenza di calcolo che era impensabile solo pochi anni fa. Nokia a Oulu crea l’infrastruttura che rende possibile la vita digitale per tutti. 4,5 miliardi di persone inviano e ricevono dati grazie alle loro reti. Tutte prodotte qui, nell’ultimo angolo del Golfo di Botnia. Quasi Lapponia. 150 chilometri a Ovest, la Svezia. 150 chilometri a Est, sulla stessa striscia di terra, è già Russia.

Dai telefonini alle reti per la trasmissione dati

Nokia è un’impresa con 160 anni di storia che si è rinnovata innumerevoli volte. È l’azienda del 3310, il cellulare indistruttibile, e del 1100, il più venduto di sempre. Le melodie delle sue suonerie e il suo slogan aziendale sono ricordi vividi per chiunque abbia vissuto, a qualunque età, i primi anni 2000. Connecting people. Ma prima di tutto ciò, ha prodotto carta, pneumatici, calzature, cavi elettrici e televisori. Nokia ha sempre cambiato pelle. E oggi è al centro di una nuova metamorfosi. Rapidissima.

Il capitolo della telefonia appartiene al passato. Nokia ha perso la competizione con Apple e Google e i loro sistemi operativi. Ha puntato sul prodotto ‘cellulare’ mentre il mondo si orientava verso l’efficienza del software. Un tema che continua a essere oggetto di studio e discussione. Nokia ha dovuto reinventarsi. È stata costretta a farlo, per non estinguersi. In pochi anni, Oulu è diventata la “Casa della radio”.

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L’azienda oggi sviluppa la tecnologia che rende possibile la trasmissione dei dati nel modo più efficiente. Antenne. Che non si limitano più a svolgere la funzione di antenne. Sono diventate autostrade di informazioni a flusso controllato. Strumenti intelligenti capaci di trasportare in modo efficace tutto il digitale che utilizziamo. E di farlo nei tempi giusti, nella giusta quantità. Nokia a Oulu costruisce, pezzo dopo pezzo, l’infrastruttura che trasferisce dati ad altissima velocità, quelli che si trasformano poi in servizi in tempo reale: video streaming, app, controllo di robot, droni, automobili. Questo è oggi il vero business di Nokia: la trasmissione dell’enorme quantità di dati che fa funzionare ogni cosa. Comandi per automi che operano nelle fabbriche, sistemi di sicurezza, analisi dei sensori che monitorano temperature, pressione e funzionamento dei macchinari nelle fabbriche. Settori civili e militari, poco importa. Nokia sviluppa tecnologia dual use per natura.

Nokia. Da connettere le persone a connettere le intelligenze

“Siamo passati dal connettere le persone al connettere le macchine”, afferma Rolf Werner, responsabile delle vendite in Europa. “Nokia oggi guarda al futuro. E il futuro è connettere le intelligenze. La nostra vera sfida. Creare l’infrastruttura che permetterà alle diverse intelligenze di essere interconnesse”. Auto intelligenti. Dispositivi intelligenti. Frigoriferi intelligenti.

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Non si tratta di un futuro lontano. Ogni richiesta che facciamo a un’IA generativa, nove volte su dieci passa attraverso reti Nokia. Un settore che ha dato nuova linfa all’azienda. Oggi genera circa 20 miliardi di fatturato all’anno. Ma con un business molto più redditizio rispetto ai semplici dispositivi, e che impiega 80 mila persone. 6.000 in Finlandia, di cui la metà a Oulu. Numeri dimezzati rispetto ai tempi d’oro dei cellulari. Tuttavia, Nokia ha conquistato circa il 25% del mercato nel settore delle antenne 5G e 6G, dei software che gestiscono i dati all’interno delle reti e delle reti ottiche (fibra).

Antenne che diventano piccoli data center: Nokia e Nvidia

Questa posizione significa una sola cosa. Nokia è protagonista della corsa all’Intelligenza artificiale. Perché l’IA non è solo software. Ha bisogno di un’infrastruttura fisica per operare. Nokia fornisce tale infrastruttura a 1500 aziende in 150 paesi. Uno dei contratti più significativi è stato firmato lo scorso novembre con Telecom Italia. Prevede la fornitura di infrastruttura 5G e banda larga. E, in aggiunta, una tecnologia che per Nokia rappresenta la chiave per il futuro.

Si chiama AirScale Radio Access Network. AI-RAN, in acronimo. Grazie ai chip di Nvidia (gli americani hanno investito 1 miliardo in Nokia lo scorso novembre, acquisendo il 2,9%), le antenne diventeranno presto piccoli centri di elaborazione dati per l’IA. Invece di inviare i dati a data center per l’elaborazione, una parte di queste richieste sarà gestita direttamente dalle antenne. In loco. Accelerando i tempi e le risposte. L’antenna non solo trasmette, ma “pensa”. Ha un cervello al suo interno.

È la nuova frontiera dell’Edge computing. È ciò che sta accadendo con i chip di Nvidia e il 6G. “Nokia sta innovando a un ritmo sempre più sostenuto. Costruire l’infrastruttura che consentirà la connessione dell’IA richiede molta ricerca e numerosi test. E l’IA richiede sempre più potenza di calcolo, genera nuove applicazioni, e queste applicazioni accelerano ulteriormente lo sviluppo. Noi lo chiamiamo ‘il super ciclo dell’IA’. Si autoalimenta. Diventa sempre più grande. La crescita dell’IA come tecnologia è qualcosa che non abbiamo mai osservato prima. Né con Internet né con i social media. E questo, ovviamente, richiede prestazioni sempre più elevate dalle nostre reti”, aggiunge Werner.

Nella fabbrica di Nokia

Nokia non è più visibile. Non è più la fabbrica di prodotti iconici. I cellulari attualmente in commercio non sono prodotti da Nokia, ma da un’azienda che detiene in concessione il marchio. Nokia non è più all’orecchio o nelle automobili di miliardi di persone. Ma è comunque ancora presente nelle loro vite. È più silenziosa. Come il silenzio del bosco che la circonda. Un silenzio che in parte si porta dentro. Il centro di produzione di Oulu è bianco e grigio. Anche all’interno della fabbrica, l’unico suono che si percepisce di tanto in tanto è quello metallico dei bracci robotici nei loro box di lavoro. Operai in tuta blu trasportano componenti delle antenne su monopattini. Robot cingolati li raccolgono e li portano altrove. Manager in tuta nera supervisionano dall’alto.

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La fabbrica di Nokia a Oulu. Il centro di produzione 

“Zero incidenti registrati fino ad ora”, precisano senza alcun accenno di scaramanzia. L’ambiente appare efficiente ma rilassato. Sia nei siti di produzione che negli spazi di condivisione, dove il bianco lascia il posto a un più accogliente color legno, dove gli operai si concedono una pausa, pinze e tenaglie ancora appese alle cinture, tra odore di caffè e cibo al microonde. Stesso clima nei centri di ricerca, dove Nokia collabora con l’università di Oulu, componente essenziale del cervello dell’azienda, fucina di startup e idee imprenditoriali che popolano l’indotto di Nokia da decenni. Ma qui non c’è la frenesia della Silicon Valley. Si produce tecnologia di altissimo livello con un respiro diverso. Europeo. Scandinavo.

Nokia e la sfida europea per la sovranità tecnologica

Se l’Europa mira alla sovranità tecnologica, Nokia rappresenta l’infrastruttura che può condurla verso questo obiettivo. Werner, nei tre anni trascorsi alla guida delle vendite europee, ha lavorato per garantire che le infrastrutture critiche del vecchio continente, reti elettriche, trasporti, comunicazioni governative, siano basate sulla tecnologia Nokia. Certo, il bando di Huawei ha agevolato la situazione. Ed è Ericsson l’unico vero concorrente al momento. Tuttavia, Nokia ha comunque lavorato per migliorare l’efficienza e la sicurezza delle sue trasmissioni radio. Il ciclo di produzione a Oulu è progettato per rendere le antenne sempre più rapide e resistenti.

Una volta prodotte, vengono sottoposte a condizioni estreme: pioggia, vento, esposizione al sale, pressione. Subiscono in laboratorio terremoti e mareggiate. “Le antenne che escono dai nostri laboratori sono progettate per durare almeno 10 anni senza necessità di grandi manutenzioni, a qualsiasi latitudine”, spiega il responsabile della divisione che si occupa dei test. Rappresentazione plastica dell’ingegneria finlandese. Eccellenza nei test, nei test estremi, di prodotti indistruttibili, marchio Nokia, dalle scarpe da lavoro al 3310. Ogni dettaglio viene esaminato. Ogni crepa, ogni muffa, ogni frattura.

Un laboratorio raccoglie i dati, li trasforma in informazioni per chi progetterà le nuove aziende, per chi le realizzerà. Per poi sottoporre le nuove antenne a ulteriori stress test. “La qualità con cui gestiamo i nostri test è eccezionale. È la prima volta che assisto a questi test dal vivo”, si lascia sfuggire Werner. “È un processo di innovazione impressionante. Che rende Oulu un luogo unico, speciale per Nokia. Raggiungere questo livello di innovazione e controllo non sarebbe stato possibile senza il passato di Nokia. Senza la sua storia, senza un passato industriale così variegato, sarebbe impossibile concepire la Nokia di oggi”. Passato e presente si intrecciano. Cambiano l’aspetto di Nokia, non la sua essenza. La legano ancora a Oulu. Al suo essere un luogo estremo. Gli alberi ghiacciati circostanti, che hanno fornito la carta da cui tutto è iniziato. Il silenzio bianco che oggi cela il lavoro della fabbrica dove si produce la connettività della nostra era digitale. E Nokia oggi è così. Più nascosta, più presente.

@arcangelo.rociola

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