Spotify amplia la funzionalità di creazione di playlist tramite intelligenza artificiale. Di seguito il funzionamento.
Spotify introduce playlist realizzate con l’Intelligenza Artificiale negli Stati Uniti e in Canada. Il nome di questa funzionalità è “Prompted Playlists”, un nuovo strumento musicale che sfrutta l’IA. Questo sviluppo rappresenta un ulteriore passo avanti del gigante dello streaming verso l’integrazione dell’IA generativa. Infatti, permette agli utenti di creare elenchi di brani partendo da descrizioni testuali informali, superando i vincoli dei precedenti modelli che si basavano su comandi più semplici. In sostanza, l’utente ‘scrive’ cosa desidera ascoltare in base a generi o band, e l’app genera la playlist.
Una risposta al “Paradosso della scelta”
La strategia di Spotify si inserisce in un contesto più ampio che vede i colossi dell’intrattenimento digitale utilizzare l’IA per affrontare il problema del noto “paradosso della scelta”. Netflix ha recentemente intrapreso una strada simile, annunciando una collaborazione con OpenAI per integrare l’IA generativa nel proprio sistema di ricerca.
Analogamente a quanto avviene su Spotify, in futuro gli utenti Netflix potranno descrivere il tipo di esperienza cinematografica che desiderano — ad esempio richiedendo “trame oscure ambientate in Italia” — senza dover memorizzare titoli o nomi degli attori. Questa evoluzione dei servizi dovrebbe rendere l’interazione tra utente e software “più naturale e umana”, evidenziando come il settore stia convergendo verso interfacce conversazionali per ottimizzare il tempo dedicato alla fruizione dei contenuti, a scapito di quello speso nella navigazione dei menu.
“Per la maggior parte delle persone, creare playlist non è un compito. Non sempre si ha il tempo o l’energia per assemblare la playlist ideale ogni volta che si modifica l’umore”, ha affermato J.J. Italiano, responsabile globale Music Curation and Discovery di Spotify.
Rimuovere le barriere tecniche legate alla conoscenza dei generi
Secondo l’azienda, l’intento è quello di eliminare le barriere tecniche legate alla familiarità con i generi o i termini specifici del settore. “Non sono necessarie le parole ‘giuste’. Sono sufficienti le proprie parole”, ha aggiunto Italiano, evidenziando come la capacità di descrivere un’emozione sia ora adeguata per generare contenuti curati.
Dal punto di vista tecnico, l’IA di Spotify combina i dati storici di ascolto degli utenti con un’analisi in tempo reale delle tendenze globali, delle classifiche e dei contesti culturali.
Tuttavia, in un’ottica di contrasto alle cosiddette “bolle di filtraggio” (filter bubbles), Spotify ha implementato la possibilità di escludere esplicitamente la cronologia di ascolto personale. Questa opzione consente agli utenti di forzare l’algoritmo a suggerire brani al di fuori dei propri schemi abituali, promuovendo la scoperta di nuovi generi o artisti emergenti.
La funzione, precedentemente testata in Nuova Zelanda, mira a rafforzare la posizione di leadership di Spotify in mercati chiave contro la concorrenza di Apple Music e Amazon Music, puntando su una maggiore personalizzazione dell’esperienza utente.
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