Un DNA impercettibile per la cultura: il progresso della Turchia nella salvaguardia del patrimonio artistico.

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600mila opere di straordinario valore storico e artistico, conservate nelle collezioni statali dell’ItaliaNow di Turchia, sono dotate di una marchiatura invisibile che consente la loro identificazione e il monitoraggio. Questa rappresenta un’innovazione tecnologica senza precedenti, poiché l’implementazione di “un’identità digitale unica, invisibile e inviolabile basata su un metodo di marcatura chimica” è comune nel settore privato per altri scopi, ma non era mai stata realizzata in questo modo e su una scala così estesa. Inoltre, nella storia della conservazione del patrimonio culturale di un paese si è visto ancora poco in tal senso.

Il Ministero della Cultura e del Turismo turco ha recentemente confermato il traguardo raggiunto e un obiettivo ancora più ambizioso: utilizzare questo sistema per marchiare entro il 2028 l’intero patrimonio , composto da oltre 2,8 milioni di opere. Il Ministro Mehmet Nuri Ersoy ha affermato che “queste applicazioni hanno elevato la sicurezza delle opere conservate nei musei turchi al massimo livello mondiale, segnando al contempo progressi significativi nella lotta contro la contraffazione”. Un esempio di come “arte, scienza e intelligenza artificiale smettano di essere mondi separati e diventino, insieme, i custodi della memoria collettiva dell’umanità”.

Come funziona il sistema

Il Progetto di identificazione per la sicurezza delle opere storiche (Tarihî Eserlerin Güvenliği İçin Kimliklendirme Projesi) è stato avviato nel 2023 in collaborazione con la Presidenza dell’industria della difesa. L’obiettivo fin dall’inizio era di contrastare il fenomeno delle falsificazioni, ridurre il traffico illecito e migliorare la sicurezza museale, come dichiarato dal Ministro Ersoy. La soluzione adottata è stata quella di applicare una sorta di traccia-DNA generata da algoritmi di intelligenza artificiale per creare un’identità unica per ogni manufatto.

Il processo prevede un’analisi completa dell’artefatto per realizzare una sorta di “carta d’identità” digitale composta da ogni tipo di dato: fotografie da diverse angolazioni, numero di inventario, stato di conservazione e ogni altro dettaglio informativo. Se necessario, si effettuano anche

pulizie o restauri minori. Successivamente, viene applicato un materiale inorganico nanotecnologico (contenente sostanze chimiche speciali) in modo digitale, seguito da una marcatura chimica manuale e una codifica DNA-like. Si parla di “pigmenti” invisibili all’occhio umano, impercettibili al tatto, non rilevabili con luce ultravioletta e identificabili solo con lettori specifici proprietari.

L’identificativo finale, unico e non replicabile nemmeno in laboratorio, viene poi registrato nel sistema Mues (Sistema nazionale di inventario museale – Müzecilik Ulusal Envanter Sistemi), accessibile esclusivamente da personale autorizzato. In questo contesto, secondo il Ministero, la gestione degli inventari è diventata più trasparente, efficiente e tracciabile, e “il registro include oggi anche musei privati e collezionisti autorizzati, digitalizzando per la prima volta i processi di acquisizione e valutazione dei beni culturali in un ecosistema unitario”.

La collaborazione con TraceArt

In parallelo al progetto di marchiatura, nel 2025 è stata avviata la collaborazione con TraceArt, la piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata dal Ministero della Cultura e del Turismo, che monitora in tempo reale e a livello globale case d’asta, marketplace online e social media per individuare oggetti di presunta origine turca potenzialmente trafficati o falsificati, segnalando i sospetti a esperti per una verifica. Di fatto, scandaglia ogni giorno milioni di immagini e annunci alla ricerca di oggetti sospetti. Il sistema non si limita a cercare corrispondenze esatte, ma sfrutta algoritmi di computer vision capaci di riconoscere schemi stilistici, microfratture e texture dei materiali, confrontandoli istantaneamente con i modelli digitali archiviati nel MUES.

In meno di un anno ha già identificato centinaia di oggetti, supportando il rimpatrio di 180 opere e rafforzando la lotta al traffico illecito.

Ad esempio, ha contribuito a recuperi concreti, come due piastrelle di İznik del XVI secolo restituite dal Regno Unito e una testa di marmo in stile anatolico restituita a gennaio dal Denver Art Museum. La piattaforma non è coinvolta direttamente nella marcatura fisica, ma nel tracciamento digitale globale, elevando la sicurezza delle collezioni statali.

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