WhatsApp a pagamento per rimuovere la pubblicità: realtà o falsa notizia?

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WhatsApp sarebbe in fase di sperimentazione di un abbonamento opzionale per eliminare la pubblicità, simile a quanto avvenuto per Facebook e Instagram, tutte società appartenenti al gruppo Meta guidato da Mark Zuckerberg.

La notizia, ripresa da diversi media, ha origine da un post pubblicato su Wabetainfo, un sito creato nel 2017 e dedicato alle novità tecnologiche di WhatsApp, il quale afferma che nella versione beta 2.26.3.9 dell’app per Android emergono frammenti di codice che suggeriscono il lancio di un abbonamento per eliminare la pubblicità.

Pur essendo considerato affidabile, Wabetainfo non è in alcun modo associato a Meta o a WhatsApp e, per chiarezza, non tutte le novità testate nelle versioni beta delle applicazioni vengono poi rese disponibili al pubblico.

Il blog ufficiale di WhatsApp, al momento della scrittura, è aggiornato solo al 7 gennaio e non menziona alcun abbonamento. Questo implica che, in ogni caso, si è ancora lontani da una conferma, da una data di lancio definita e dalla possibilità di conoscere con esattezza il prezzo di questo eventuale abbonamento.

L’abbonamento WhatsApp potrebbe essere reale ma non imminente

Secondo quanto riportato da Wabetainfo, l’abbonamento facoltativo consentirebbe di rimuovere la pubblicità dalla sezione Aggiornamenti di WhatsApp (dunque dagli stati e dai canali).

Il costo dell’abbonamento, stimato in 4 euro al mese, è attualmente solo un’ipotesi, ma risulta plausibile in considerazione delle normative europee sulla protezione dei dati, sebbene sia necessario fare chiarezza su questo punto.

Offrire (e non imporre) un piano a pagamento rappresenta un metodo pratico per rimanere nei limiti delle normative europee. Infatti, a giugno del 2025 WhatsApp ha annunciato l’intenzione di introdurre pubblicità nella sezione Aggiornamenti dell’app e, per poterlo fare anche in Europa (e nel Regno Unito), deve rispettare le normative vigenti.

In particolare, a livello europeo entrano in gioco il Regolamento generale sulla Protezione dei dati (GDPR) e il Digital Markets Act (DMA).

Il GDPR stabilisce che le aziende possano raccogliere e utilizzare i dati degli utenti solo se questi lo autorizzano liberamente.

Il DMA va ulteriormente oltre e richiede che le aziende, in questo caso WhatsApp e Meta, debbano offrire agli utenti la possibilità di utilizzare i servizi forniti senza essere profilati.

WhatsApp (Meta) si trova quindi in una posizione in cui non può forzare gli utenti ad accettare la profilazione (GDPR) e deve fornire un’alternativa concreta per evitarla (DMA). Questo senza dimenticare che il modello di business del gruppo Meta si basa sulla pubblicità mirata.

<psottoscrivere un abbonamento a costo accessibile e ragionevole appare quindi una soluzione che, in base ai precedenti, risulta insufficiente.

Infatti, secondo il DMA, Meta dovrebbe fornire tre opzioni: un servizio con pubblicità basata sulla profilazione, un servizio con pubblicità senza profilazione e un servizio a pagamento privo di pubblicità.

Quando, nel 2023, Meta ha implementato il modello “pay or consent” per Facebook e Instagram – ovvero la possibilità di attivare un abbonamento per evitare le pubblicità – la Commissione europea ha esaminato il caso e, nel 2025, ha deciso di multare Meta per 200 milioni di euro poiché non era stata prevista un’opzione gratuita senza profilazione.

Ritornando a WhatsApp, le possibilità attualmente in discussione sembrerebbero essere solo due: o l’abbonamento per evitare la pubblicità o la profilazione. Non ci sarebbe, anche in questo caso, un’opzione per utilizzare gratuitamente l’app senza essere profilati.

Si potrebbe obiettare, a ragione, che WhatsApp ha capacità limitata di profilazione degli utenti, poiché le conversazioni sono crittografate e pertanto non leggibili.

Tuttavia, l’app è in grado di segmentare gli utenti in base ai propri profili e comportamenti. WhatsApp è a conoscenza degli attributi di ciascun profilo (ad esempio, lingua e localizzazione) e sa come gli utenti interagiscono con i canali seguiti. Inoltre, chi ha collegato il proprio profilo con altri account Meta, fornisce a WhatsApp ulteriori dati.

Questa ultima opzione può essere disattivata nel menù Impostazioni dell’app, selezionando la voce Centro gestione account e, se necessario, scollegando gli account Facebook e Instagram eventualmente associati.

Pertanto, pur essendo meno invasiva rispetto a quella in uso su Facebook e Instagram, anche WhatsApp effettua una certa profilazione degli utenti.

Il rischio di truffe

Tra catene di Sant’Antonio e inganni, è consigliabile prepararsi a un’affluenza di messaggi ingannevoli.

Evitare di cliccare su link che promettono di mantenere WhatsApp gratuito a vita, evitare di scaricare applicazioni WhatsApp non ufficiali ed evitare di essere attratti da messaggi che avvertono (si sta procedendo per ipotesi) che, a partire da una certa data, ogni comunicazione inviata tramite WhatsApp avrà un costo.

La creatività dei truffatori è vivace e i raggiri, anche su WhatsApp, sono quasi quotidiani.

WhatsApp informarà ufficialmente gli utenti quando (e se) l’abbonamento diventerà effettivo, comunicando prezzi e modalità per attivarlo.

Fino a quel momento, ogni altra comunicazione deve essere considerata inaffidabile fino a prova contraria.

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