Abruzzo, frana a Silvi: crollo di una villa, strade sommerse e evacuazione di famiglie.
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(ansa)
Strade bloccate, crolli, abitazioni evacuate e una collina che continua a franare: sono momenti di preoccupazione a Silvi Paese – centro storico del Comune di Silvi, nel Teramano – dove questa mattina una villa è crollata, inghiottita dallo smottamento che da settimane colpisce l’area collinare della località abruzzese. Sinistri scricchiolii hanno preceduto il cedimento delle fondamenta e il parziale crollo del tetto e del piano superiore. Anche il manto stradale della provinciale 29/b – già chiusa al traffico dalla Provincia due giorni fa – è stato inghiottito da una profonda voragine.
Sul luogo sono intervenuti il sindaco Andrea Scordella, i vigili del fuoco e la Protezione civile comunale. Due abitazioni erano state evacuate nei giorni scorsi per precauzione. La situazione sta peggiorando rapidamente. Il movimento franoso ha subito un’accelerazione nelle ultime ore, trascinando con sé carreggiata e alberi. Venerdì, durante una riunione convocata dal prefetto di Teramo Fabrizio Stelo, la Regione Abruzzo aveva comunicato l’assegnazione di 244mila euro per interventi urgenti.
L’assessore regionale alle Infrastrutture, Umberto D’Annuntiis, aveva anche annunciato una soluzione condivisa per la prima frana, quella che ha già causato la chiusura della SP 29 in contrada Vallescura, con l’intento di riaprire la strada dalla prossima settimana. Per il nuovo dissesto in corrispondenza di Santa Lucia, la Regione ha sottolineato la necessità di completare prima i passaggi tecnici — studio di fattibilità, progetto e inserimento sulla piattaforma Rendis — per poter attivare ulteriori finanziamenti strutturali.
Quanto sta accadendo a Silvi ricorda il caso di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il 25 gennaio scorso una frana devastante ha colpito il centro abitato, causando il crollo di decine di abitazioni e costringendo oltre 1.600 persone a lasciare le proprie case. Anche lì si tratta di un territorio già classificato ad alto rischio idrogeologico, già colpito da una frana nel 1997, che ha ceduto dopo anni di interventi non effettuati e fondi non utilizzati. La Procura di Gela ha avviato un’indagine.
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