Aggressione all’avvocato Bonazza e alla consorte. La Procura richiede una condanna a due anni.

La Procura di Ferrara ha richiesto una condanna di due anni per il 37enne di origine nigeriana che è stato portato a giudizio per lesioni personali e stalking nei confronti dell’avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco per Fratelli d’Italia alle elezioni comunali di Lagosanto nel 2024, e della consorte.

La richiesta è stata presentata nel pomeriggio di venerdì 10 luglio, mentre l’episodio sarebbe accaduto lo scorso 1° settembre in via Carlo Mayr, quando la coppia stava tornando a casa dopo una passeggiata con il loro cane.

Secondo l’accusa, ricostruita sulla base della denuncia presentata dai coniugi Bonazza, quella sera – intorno alle 23.30 – i due notarono l’uomo, già conosciuto da loro, mentre orinava sul muro della loro abitazione e, a differenza di altre occasioni in cui aveva preferito ignorarli, l’avvocato gli avrebbe chiesto di spostarsi in un altro luogo per espletare i propri bisogni. In risposta, il 37enne – come riferito da Bonazza agli inquirenti – avrebbe sputato verso di loro.

I coniugi tentarono quindi di entrare in casa attraverso la porta del garage, ma improvvisamente la donna fu afferrata da dietro e scaraventata a terra. A quel punto, il marito prese il primo oggetto che trovò, un paletto segnalatore in alluminio, e con quello riuscì a spingere il 37enne fuori dall’abitazione. Tuttavia, quest’ultimo – secondo la versione fornita dalla persona offesa – riuscì a strappare il paletto dalle mani dell’avvocato e con esso iniziò a colpire l’avvocato, che, come la moglie, riportò delle ferite.

Durante l’udienza di ieri, è stata ascoltata in aula una testimone che, solo alcuni mesi dopo i fatti e quando il processo era già giunto alla fase dibattimentale, aveva deciso di contattare il difensore del 37enne, l’avvocato Giuseppe Cusato. A lui, la donna aveva comunicato di aver assistito all’evento e di poter fornire una versione dei fatti completamente diversa da quella sostenuta dall’accusa, affermando che sarebbe stato l’attuale imputato a essere stato aggredito per primo e non, come sostenuto dalla Procura, il legale.

La testimone ha raccontato che quella sera stava tornando a casa in bicicletta quando, all’altezza di via Porta San Pietro, aveva udito un cane abbaiare “in modo eccessivo” e alcune persone urlare. Incuriosita, aveva deciso di fermarsi per capire cosa stesse succedendo. “Mi sono nascosta e ho iniziato a osservare. C’erano due uomini e una donna in strada. A un certo punto ho visto l’uomo bianco colpire il ragazzo nero, mentre la signora urlava: «Basta, basta, smettetela». Poi l’uomo bianco è entrato nell’immobile ed è uscito con un bastone, che sembrava il manico di una scopa, iniziando a colpire il ragazzo nero un paio di volte. Il ragazzo era in piedi con la bicicletta in mano. La bici poi è finita per terra, ma non ricordo se lui fosse caduto

Su questo punto, l’avvocato Gianluca Filippone, legale che rappresenta Bonazza e la moglie, ha contestato alla testimone alcune discrepanze rispetto a quanto dichiarato in precedenza, notando come in una versione precedente avesse affermato che il giovane fosse caduto a terra. Durante la propria deposizione, la donna ha mostrato anche alcune incertezze nell’individuare, tra le fotografie mostrate in aula, il punto esatto dal quale avrebbe assistito alla scena. La testimone ha quindi continuato il proprio racconto, riferendo quanto avrebbe visto nei momenti successivi: “Mi sono nascosta di nuovo e, quando mi sono riaffacciata, ho visto che il ragazzo nero aveva il bastone in mano e stava colpendo il signore bianco. A quel punto il ragazzo è andato via e me ne sono andata anch’io”.

Interrogata sul motivo per cui quella sera non avesse contattato le forze dell’ordine né avesse riferito prima quanto dichiarato in aula, la testimone ha infine risposto: “Mi sono dimenticata di quella vicenda. Poi, qualche tempo fa, ho sentito alcuni ragazzi parlare di questo processo in un bar e mi è dispiaciuto non dire nulla. Se non hanno chiamato le forze dell’ordine loro, perché avrei dovuto farlo io? Non volevo nemmeno essere qui, ma non mi sembrava giusto che una persona fosse messa nei guai quando penso che non c’entrasse nulla.”

Bonazza, dopo essere stato visitato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, riportò sette giorni di prognosi per una contusione alla coscia e alcune escoriazioni a braccio e gomito. Identica prognosi per la moglie per una distrazione al rachide.

Il procedimento tornerà in aula il 16 luglio per la sentenza.

 

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