È il 27 maggio alle 15.51 quando l’avvocato Fabio Anselmo si presenta a piedi in corso Ercole I d’Este e suona il citofono degli uffici della Questura. Richiede di poter presentare una denuncia riguardo a quanto accaduto pochi istanti prima durante il Consiglio Comunale.
Stando a quanto ricostruito, il sindaco Alan Fabbri, dopo aver risposto al question time posto dalla consigliera del Movimento Cinque Stelle Marzia Marchi riguardo all’incidente stradale avvenuto il 4 maggio scorso a Sermide, ha abbandonato l’aula consiliare depositando sui banchi dell’opposizione un documento contenente una vecchia agenzia Ansa riguardante l’arresto, avvenuto nel 2021, del figlio di Anselmo. Anselmo, che poco dopo, in relazione a quel sinistro stradale, avrebbe dovuto discutere la mozione di censura nei confronti del sindaco.
Dopo aver presentato la denuncia, il consigliere comunale di minoranza ha commentato l’accaduto attraverso i propri social network, rivolgendosi direttamente al primo cittadino. “La seduta di oggi – ha scritto Anselmo – prevedeva la discussione sulle richieste di chiarimento riguardanti l’incidente automobilistico che ti ha coinvolto insieme all’assessora Savini, la quale era alla guida in stato di ebbrezza. Un argomento politico e istituzionale su cui la città aveva il diritto di ricevere risposte. E invece hai scelto altro.”
Il capogruppo della lista civica di opposizione ha continuato, ripercorrendo le fasi della vicenda che lo hanno portato a denunciare: “Durante il Consiglio Comunale hai depositato sui banchi dell’opposizione una vecchia agenzia Ansa riguardante l’arresto di mio figlio, avvenuto nel 2021. Un atto che non aveva alcuna attinenza con il dibattito politico, con le problematiche della città o con il confronto democratico. Hai scelto di colpire un figlio per cercare di colpire un padre. Forse avrei dovuto aspettarmelo.”
“Io combatto contro la camorra e davvero pensate che un gesto del genere possa intimidirmi? Questo è un tentativo maldestro e miserabile di ostacolare le mie funzioni di consigliere comunale, di “scassa cazzo” rispetto a tutto ciò che vorreste vedere passare inosservato, sussurrato nei corridoi, lontano dagli occhi dei cittadini. Mi rattrista profondamente quanto accaduto. Sono addolorato per mio figlio, perché ha diritto all’oblio e invece quel diritto gli viene negato a causa del cognome che porta,” ha aggiunto Anselmo.
“Gli vengono negate – ha affermato – proprio quelle garanzie di rispetto della privacy che troppo spesso questa politica invoca a parole e dimentica nei fatti quando pensa di poter trasformare il dolore personale in uno strumento di delegittimazione. Mio figlio non merita tutto questo. E lo ribadisco con la stessa fermezza con cui l’ho detto in Consiglio comunale: io sono orgoglioso di lui e della vita che sta costruendo. Per questo ho lasciato immediatamente l’aula e mi sono recato dall’autorità giudiziaria.”
Una decisione presa perché “quando la politica rinuncia al confronto sulle idee e decide di colpire le persone attraverso le loro fragilità familiari, non siamo più davanti a uno scontro democratico, ma a un metodo che tutti comprendono benissimo, anche senza bisogno di nominarlo.”