Calci, pugni, minacce di morte e un lavoratore sequestrato. ‘Caporale’ a processo
Calci, pugni, minacce di morte e un lavoratore sequestrato. È stato rinviato a giudizio un 49enne di origine pakistana per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, lesioni personali, minacce, sequestro di persona nei confronti di una ventina di persone. Alcuni di questi capi sono avvenuti in concorso con altre due persone attualmente irreperibili. Le condotte contestate sarebbero state commesse a partire dal 2020 e proseguite fino al 2024, principalmente nel territorio di Portomaggiore e in altre località del Ferrarese.
L’udienza preliminare si è tenuta nella mattinata del 20 ottobre davanti alla giudice Sandra Lepore. La pubblica accusa è sostenuta dalla pm Isabella Cavallari.
L’uomo sarebbe stato il referente per imprenditori agricoli e aziende per stipulare accordi per la fornitura di manodopera a basso costo. In alcuni casi si sarebbe anche occupato della riscossione dei salari, trattenendone una parte. Lo avrebbe fatto sfruttando i lavoratori, costretti a lavorare ben oltre le otto ore giornaliere anche in condizioni di caldo estremo, e approfittando del loro stato di bisogno.
Secondo l’imputazione, il 49enne avrebbe corrisposto ai braccianti retribuzioni, per giornate lavorative di otto-dieci ore, con compensi ritenuti sproporzionati rispetto al lavoro svolto e inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi. In alcuni casi i pagamenti sarebbero avvenuti attraverso bonifici o ricariche Postepay, con una parte delle somme poi restituita in contanti all’intermediario. Nella maggioranza dei casi, invece, i salari sarebbero stati corrisposti in nero direttamente dall’uomo, che avrebbe trattenuto una quota delle retribuzioni ricevute dalle aziende agricole. Alcuni lavoratori avrebbero ricevuto soltanto pochi spiccioli, oppure nulla per diversi giorni di lavoro.
Allo sfruttamento economico si sarebbero accompagnate gravi violazioni delle norme sul lavoro e sulla sicurezza. Secondo l’accusa, non sarebbero stati garantiti ferie, permessi retribuiti, contributi, indennità per malattia o infortunio, visite mediche e formazione. In diversi casi i lavoratori sarebbero stati impiegati senza un regolare contratto, senza dispositivi di protezione e senza limiti effettivi all’orario giornaliero, venendo inviati nelle aziende agricole in base alle richieste di manodopera.
Le condizioni sarebbero state difficili anche fuori dai campi. Alcuni braccianti avrebbero vissuto in edifici fatiscenti, sporchi e sovraffollati, ricevendo pasti insufficienti. Il lavoro sarebbe stato svolto anche durante le giornate più calde dell’estate e i lavoratori sarebbero stati sottoposti alla sorveglianza di persone che collaboravano con l’intermediario.
L’accusa contesta inoltre il ricorso a intimidazioni e violenze per mantenere i lavoratori in una condizione di soggezione. Oltre a percosse e insulti, alcuni braccianti sarebbero stati minacciati di ritorsioni nel caso avessero denunciato la situazione alle forze dell’ordine. In altri casi, l’impossibilità di lavorare sarebbe stata punita con l’esclusione dalle giornate di lavoro e la conseguente perdita del salario.
Tra gli episodi contestati figura un’aggressione avvenuta l’8 dicembre 2023 a Massa Fiscaglia. Un lavoratore sarebbe stato spinto contro un muro, colpito ripetutamente con calci e pugni e frustato sulla schiena con un cavo per la ricarica del cellulare, mentre gli veniva rivolta una minaccia di morte. Le lesioni riportate sarebbero state giudicate guaribili in cinque giorni.
Un secondo episodio risalirebbe al 15 aprile 2024, sempre a Massa Fiscaglia. In questo caso un altro lavoratore sarebbe stato colpito con calci e pugni all’addome e alla schiena da una persona rimasta ignota, che avrebbe agito su istigazione e mandato del 49enne. La vittima sarebbe stata quindi rinchiusa in uno sgabuzzino, senza possibilità di uscire, per circa quattro ore.
Infine, all’uomo viene contestato di aver indotto o costretto alcuni lavoratori privi di permesso di soggiorno a utilizzare le generalità di altre persone nei rapporti con i datori di lavoro, così da consentirne l’impiego. In questo modo, secondo l’accusa, avrebbe favorito il collocamento della manodopera nelle aziende agricole, inducendo in errore anche i datori di lavoro.
Le contestazioni dovranno ora essere esaminate nel processo, fissato per il 13 gennaio 2027 davanti al Collegio.
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