Morte di Edoardo Bovini davanti al Big Town: richiesto il rinvio a giudizio per un 24enne
Dopo la chiusura delle indagini, è stato chiesto il rinvio a giudizio per un 24enne di nazionalità italiana, accusato di aver venduto cocaina a Edoardo Bovini, il 19enne morto nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2023 davanti al Big Town, a seguito di un improvviso malore collegato all’assunzione della sostanza stupefacente.
Oltre all’ipotesi di spaccio di stupefacenti, al 24enne viene contestato anche il reato di morte come conseguenza di altro delitto. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 30 settembre.
Un’autopsia, eseguita nei giorni successivi alla morte per accertare eventuali responsabilità, aveva evidenziato un nesso tra l’assunzione di cocaina e la patologia cardiaca di cui soffriva il giovane, una tachicardia ventricolare che lo aveva costretto anche a interrompere la pratica sportiva.
Bovini era figlio dell’ex compagna di Davide Buzzi, morto circa due settimane dopo all’interno dello stesso locale, di proprietà di Vito Mauro Di Gaetano. Per la morte di Buzzi, Di Gaetano e il padre Giuseppe sono stati condannati in primo grado a 28 anni di reclusione, pena che comprende anche il tentato omicidio di Lorenzo Piccinini.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Buzzi riteneva i Di Gaetano responsabili di non aver chiamato tempestivamente i soccorsi per tentare di salvare Bovini, al quale era molto legato. Sempre secondo gli inquirenti, Buzzi avrebbe poi aggredito il presunto spacciatore circa due settimane dopo la morte del 19enne, dopo essere stato informato da uno dei suoi contatti e averlo ritenuto responsabile della vendita della dose di cocaina assunta da Bovini.
L’aggressione non venne denunciata, ma secondo gli investigatori troverebbe riscontro nei messaggi estrapolati dalle chat telefoniche di Buzzi e in altri elementi raccolti durante le indagini. Gli inquirenti collocano l’episodio al 25 agosto 2023, la stessa sera in cui Buzzi avrebbe schiaffeggiato Mauro Di Gaetano dopo aver minacciato lui e il dipendenti del locale, intimando loro di chiudere immediatamente l’attività e minacciando di incendiarla se non avessero pagato 3mila euro entro il 25 settembre.
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