Medico ferrarese fermato in aeroporto per le indagini sui certificati per i Cpr

Medico ferrarese fermato in aeroporto per le indagini sui certificati per i Cpr 1

È stato fermato dalla Polizia appena sceso dall’aereo e portato negli uffici della sicurezza dove gli hanno sequestrato il telefonino.

È l’epilogo – identico a quello di una collega qualche giorno fa – del rientro dalle vacanze all’estero di un medico ferrarese che è stato sentito come persona informata dai fatti nell’ambito delle indagini svolte dalla procura di Ravenna sui presunti falsi certificati medici rilasciati per attestare l’inidoneità al trattenimento nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di cittadini stranieri irregolari.

A raggiungere il professionista all’aeroporto Marconi di Bologna ieri pomeriggio è stato il suo avvocato, Fabio Anselmo, insieme all’avvocata Silvia Galeone.

Il penalista assiste cinque medici toccati dall’inchiesta. Tutti lavorano a Cona.

Il suo assistito non è indagato per falso, eppure a suo carico aveva un decreto di perquisizione, sulla base del quale la Polizia gli ha potuto sequestrare il cellulare per cercare documenti e prove che possano avvalorare il teorema degli inquirenti ravennati.

Si ricorderà che lo scorso 16 settembre vennero perquisiti 23 medici tra Bologna, Rimini, , Varese, Biella, Firenze, Livorno, e Bari. Le operazioni erano state eseguite dalla polizia con lo Sco di Roma e la Squadra mobile di Ravenna. Tra i 23 destinatari dei nuovi decreti, uno solo risultava formalmente indagato: l’infettivologo Nicola Cocco, esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni. L’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati riguarda, secondo gli aggiornamenti dell’inchiesta, Cocco e tre professionisti già coinvolti nel precedente filone ravennate.

Non è così per Anselmo, che torna a puntare il dito su “modalità eccessive per una persona non indagata, forse anche per una persona indagata”. Secondo il legale il problema starebbe a monte: “gli chiedono di svolgere un mestiere che non è il loro, quello di certificare l’idoneità o meno per spedire una persona in un luogo di tortura. Qui si stanno perseguendo delle persone per le loro idee. Viviamo in periodi cupi”.

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