Deceduto a 15 anni in un incidente stradale nella buca. “Un sinistro evitabile con segnali e misure di sicurezza appropriate”

Cento. Con una segnaletica e le barriere di protezione appropriate, l’incidente mortale sarebbe stato “evitabile“. Analogamente, nelle condizioni in cui si trovava la strada quella sera, era “prevedibile che un’auto potesse entrarvi“. Queste sono le affermazioni di Mattia Strangi, consulente tecnico della Procura di Ferrara, ascoltato ieri (venerdì 29 maggio) mattina – davanti alla giudice Rosalba Cornacchia – nel processo per la tragica scomparsa del 15enne Marco Lelli Ricci, giovane talento del basket di Granarolo.

Il giovane perse la vita la sera del 3 aprile 2022 mentre si trovava in auto con i genitori lungo via Nuova, tra Renazzo e Pilastrello, nel comune di Cento. Il loro veicolo finì nella voragine che era stata creata durante i lavori di scavo di un cantiere stradale.

Un cantiere che, secondo i risultati della consulenza cinematica effettuata per ricostruire l’accaduto, sarebbe stato “organizzato in modo superficiale“, poiché avrebbe potuto prevedere “strutture aggiuntive a protezione dell’area del fossato“. Strangi, infatti, durante la sua testimonianza, rispondendo alle domande del pubblico ministero Ciro Alberto Savino, ha chiarito come sarebbe stata necessaria “una barriera pesante invalicabile o semi invalicabile per segnalarlo e fermare l’autovettura” prima che finisse nella voragine.

Il consulente tecnico ha inoltre sottolineato alcune mancanze nella segnaletica orizzontale, in quella verticale e nell’illuminazione dell’area.

Per quanto concerne la velocità dell’automobile, l’ingegnere ha confermato che il veicolo viaggiava a una velocità di 80 chilometri orari. “L’auto avrebbe dovuto muoversi a 20 km/h e, in tal caso, la situazione sarebbe stata completamente differente: il conducente avrebbe potuto notare lo scavo, frenare oppure, nella peggiore delle ipotesi, scivolare all’interno della voragine“, ha spiegato. Tuttavia, il cartello che imponeva la riduzione della velocità a 20 km/h era collocato “a circa cinquanta metri dalla voragine“.

Cinque le persone sotto processo con l’accusa di omicidio stradale, sebbene con sfumature diverse a seconda delle contestazioni mosse dalla Procura: il padre della vittima, due funzionari della Provincia di Ferrara, e due responsabili dell’azienda che operava nel cantiere.

Ad esempio, al padre, che era alla guida dell’automobile (difeso dall’avvocato Vittorio Galassetti), viene contestata la velocità di marcia, poiché – secondo la consulenza cinematica effettuata – stava percorrendo quel tratto di strada a una velocità di 80 km/h, superiore al limite stabilito di 50 km/h lungo quella via. Ai due funzionari della Provincia (avvocati Massimo Bissi e Luca Esposito), proprietaria della strada ed ente appaltante, e ai due responsabili dell’azienda (avvocato Riccardo Caniato) che operava nel cantiere, viene contestata l’inosservanza delle normative relative alla sicurezza sul lavoro e alla segnalazione del cantiere.

Durante l’udienza preliminare era stato invece accordato il patteggiamento a 1 anno e 8 mesi di condanna – con sospensione della patente di guida per due anni – alla ragazza (avvocato Riccardo Ziosi) che era transitata nello stesso tratto di strada poche ore prima dell’incidente, finendo per urtare le transenne che erano state collocate a protezione dello scavo, perdendo la targa del veicolo con cui poi i carabinieri, durante i successivi accertamenti effettuati, erano riusciti a risalire alla sua identità, identificandola. A lei la Procura di Ferrara contestava il mancato ripristino della recinzione che era stata precedentemente divelta.

 

 

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