Grattacielo, il Comitato avvia un’azione contro l’amministratore e il responsabile dei lavori
La crisi del Grattacielo raggiunge un nuovo stadio sul fronte legale e istituzionale. A sei mesi dagli incendi che nel gennaio 2026 hanno reso inagibili le torri A, B e C del complesso di viale Cavour, il Comitato dei Condòmini per la Trasparenza del Grattacielo ha reso noto un insieme di iniziative formali nei confronti dell’amministratore pro tempore, Francesco Donazzi, e del direttore dei lavori, l’ingegnere Denis Zanetti dello Studio Mezzadri.
In un comunicato inviato ai media, il Comitato denuncia esplicitamente “una gestione fallimentare e ostruzionistica” e segnala il perdurare di una situazione di stallo che continua a escludere circa 150 famiglie dalle loro abitazioni.
Tra le misure adottate figura una segnalazione inviata a Comune, Prefettura, Polizia Locale e Protezione Civile, con la richiesta di verificare l’eventuale inadempienza dell’amministratore rispetto alle ordinanze sindacali emesse dopo gli incendi. Secondo il Comitato, tali provvedimenti imponevano la presentazione, entro 15 giorni, di perizie tecniche e cronoprogrammi per il ripristino delle condizioni di sicurezza.
Nella segnalazione si afferma che, dopo mesi, l’amministratore risulta “completamente inerte e inadempiente rispetto agli ordini impartiti dall’Autorità” e si richiede agli enti competenti di considerare il deferimento all’Autorità giudiziaria per la violazione dell’articolo 650 del Codice penale, relativo all’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.
In parallelo, il Comitato ha notificato una formale contestazione e messa in mora allo Studio Mezzadri e al direttore dei lavori Denis Zanetti. Nel documento vengono contestate presunte mancanze in termini di trasparenza documentale, il rifiuto di consentire l’accesso ad alcuni atti richiesti dai condomini e il diniego di predisporre la documentazione tecnica necessaria per l’adeguamento antincendio delle aree comuni prima del saldo delle competenze professionali.
Un comportamento che il Comitato definisce “deontologicamente censurabile e professionalmente scellerato”, ritenendo che stia ostacolando il percorso necessario per la revoca delle ordinanze di inagibilità.
Il presidente del Comitato, Daniele Pachera, annuncia ulteriori azioni qualora non giungano risposte in tempi brevi. “Non ci fermeremo di un millimetro. Se entro 48 ore non riceveremo la documentazione tecnica e contabile richiesta, procederemo senza ulteriore preavviso con gli esposti ai rispettivi Ordini Professionali”.
Lo stesso Pachera prefigura anche un possibile coinvolgimento della Procura della Repubblica nel caso in cui continuassero le limitazioni all’accesso temporaneo degli appartamenti da parte dei proprietari. Secondo il Comitato, alcuni condomini non potrebbero accedere alle proprie abitazioni senza sostenere il costo di un servizio di vigilanza privata.
Nel comunicato viene inoltre lanciato un appello pubblico a studi tecnici e imprese specializzate affinché valutino la possibilità di subentrare nell’iter di adeguamento delle torri. “Abbiamo bisogno di competenze e volontà di risolvere il problema, non di ostruzionismo”, afferma il Comitato.
Prosegue infine la raccolta firme per una petizione indirizzata a sindaco e prefetto, con la quale i residenti chiedono di poter accedere temporaneamente e gratuitamente alle proprie abitazioni per recuperare beni personali e necessità essenziali.
La questione del Grattacielo continua quindi a generare tensioni e polemiche, mentre le famiglie sfollate attendono ancora una soluzione che permetta il ritorno nelle proprie case e la ripresa dei lavori necessari per la messa in sicurezza del complesso.
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