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Shafraz Naeem, sub maldiviano e pioniere delle immersioni professionali in una sua foto da X
“Ho effettuato almeno 50 immersioni nelle grotte di Alimathà, adottando le giuste precauzioni e utilizzando l’equipaggiamento adeguato. Ogni volta è stata un’esperienza straordinaria: ma con la consapevolezza dei rischi estremi che stavo affrontando”. Shafraz Naeem, sub maldiviano e pioniere delle immersioni professionali, è un esperto nell’esplorazione delle grotte marine negli atolli delle Maldive con 30 anni di esperienza subacquea. Conosce le grotte della tragedia come se fossero casa sua.
La corretta miscela di gas
“Competenza e cautela”, afferma l’ex sommozzatore militare ora consulente per la Difesa e la Polizia delle Maldive, “sono indispensabili: per me scendere ad Alimathà non è stato complicato, sono un sub specializzato in immersioni in grotta e ogni volta avevo la corretta miscela di gas, l’attrezzatura necessaria e un sistema di riserva“. Requisiti e attrezzatura che, secondo Naeem, i cinque sub italiani non possedevano perché “stiamo parlando di ambienti estremi”, ambienti che Naeem conosce bene avendo, tra i vari record, anche quello della spedizione Across Maldives, un viaggio sottomarino di 335 chilometri attraverso gli atolli di Malé Nord, Malé Sud e Vaavu, oltre 70 ore sott’acqua in più di 35 immersioni.
A cave dive with an entrance at 58m is not a site for regular recreational divers from a liveaboard. That is advanced technical diving territory.
So why were established dive regulations and depth limits ignored in the first place? pic.twitter.com/6xTP7ezb2D
— Shaff (@ShafrazNaeem) May 14, 2026
“Regole violate”
“Le autorità hanno confermato che l’operatore ha superato il limite di profondità ricreativa di 30 metri delle Maldive e ha effettuato le immersioni senza i permessi necessari”, afferma Naeem. “È noto che le regole sono state violate, non avevano neppure l’autorizzazione per condurre ricerche a quelle profondità”. Naeem conosce bene quella grotta, l’ha visitata e fotografata: “L’ingresso si trova tra i 55 e i 58 metri di profondità, si estende fino a circa 100 metri, poi si biforca e continua sempre più in basso“. In sostanza, una discesa negli abissi attraverso cunicoli. “Le immersioni in grotte profonde sono generalmente considerate immersioni tecniche avanzate che richiedono una formazione specializzata, procedure rigorose, una pianificazione adeguata del gas e configurazioni di attrezzatura appropriate. Anche i subacquei più esperti possono trovarsi ad affrontare sfide significative in ambienti di questo tipo”.
“Decessi per una serie di fattori”
Naeem è convinto, tuttavia, che i cinque sub italiani siano deceduti “per una serie di fattori poiché in quegli ambienti estremi un singolo problema può generare altri a catena e un imprevisto può rapidamente trasformarsi in tragedia”. “Sarebbe imprudente affermare con certezza cosa sia accaduto senza un’indagine approfondita”, spiega. “Tuttavia, in base alla mia esperienza, un’immersione in grotta a quasi 58 metri con aria normale presenta già molteplici fattori di rischio. A quella profondità, la narcosi da azoto può compromettere gravemente la consapevolezza. Il consumo di gas aumenta rapidamente e in un ambiente come una grotta risalire in superficie è molto complesso”.
“narcosi, stress, disorientamento, perdita di visibilità, problemi di navigazione, riserve di gas insufficienti, problemi all’attrezzatura, separazione dal gruppo o panico”, sono tutti elementi che possono manifestarsi in sequenza e a cascata.