Istituzioni scolastiche, domani manifestazione per contratto, pensioni e stipendi. Ulteriori quattro proteste previste a maggio.
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Cinque manifestazioni in un mese e mezzo per il settore scolastico. E i genitori sono in apprensione. Tra le proteste di categoria e scioperi generali, il sistema educativo italiano sarà interessato da una serie di astensioni dal lavoro da parte di tutti i suoi lavoratori: dirigenti scolastici, insegnanti e personale Ata, amministrativo, tecnico e ausiliario.
Per madri e padri si prospettano sei settimane di tensione che potrebbero compromettere l’intera organizzazione familiare nei giorni in cui sono stati proclamati gli scioperi.
Le date dei prossimi scioperi
Le date. Si comincia domani, 20 aprile, con l’astensione dal lavoro per l’intera giornata di tutto il personale della scuola, dell’università e della ricerca, indetta da Unicobas scuola e università e Saese.
Le richieste sono piuttosto ampie. I due sindacati che hanno organizzato la protesta chiedono al governo per i lavoratori del settore stipendi in linea con gli standard europei, il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni e il rinnovo del contratto scaduto nel 2025, oltre al miglioramento delle condizioni dell’edilizia scolastica.
Gli insegnanti italiani ricevono i compensi più bassi tra i paesi europei che si riferiscono alle nazioni più industrializzate. E non riescono a colmare, nonostante due rinnovi contrattuali e un terzo in arrivo, il divario con i colleghi del continente europeo.
I due sindacati criticano i percorsi per le competenze trasversali, che un tempo erano la formazione scuola-lavoro e poi Pcto, le prove Invalsi e la visione aziendalista del sistema educativo. E richiedono l’assunzione di almeno 30mila collaboratori scolastici.
Propongono inoltre un modello di preside elettivo per una gestione più democratica delle istituzioni e si oppongono alla riduzione a 4 anni degli istituti tecnici, una delle riforme più discusse dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
Il primo maggio, il settore istruzione e ricerca partecipa allo sciopero generale indetto da Usi-Cit. Tuttavia, questa protesta non avrà effetti sulla scuola poiché gli istituti rimarranno chiusi.
Mercoledì 6 e giovedì 7 maggio, la scuola è coinvolta in due giorni di scioperi indetti dai Cobas della scuola e da Usb Pi. Al centro della protesta ci sono i test Invalsi, che si svolgeranno nella scuola primaria. I Cobas non chiedono al personale docente e Ata di scioperare per entrambi i giorni, ma di scegliere quello che “avrà i maggiori effetti” sull’organizzazione scolastica.
Scuola e università saranno nuovamente coinvolte in altri due scioperi generali per l’intera giornata. Il 15 e 16 maggio, la serrata è indetta da Csle, e il 29 maggio proclamato da un gruppo di sigle. Inoltre, oltre al settore scolastico, in queste giornate saranno interessati anche i lavoratori del settore dei trasporti.
Le regole dello sciopero
Le famiglie con figli iscritti a scuola, in particolare nel primo ciclo e all’infanzia, si pongono una domanda urgente: come comportarsi nei giorni di sciopero per evitare di trovarsi in situazioni complicate? Perché arrivare a scuola la mattina e non poter consegnare i propri figli al docente può diventare problematico.
Prima dello sciopero, il dirigente scolastico effettua un monitoraggio per comprendere quale potrebbe essere l’impatto della protesta in termini di disagio per le famiglie. Tuttavia, i docenti non sono obbligati a comunicare le proprie intenzioni. E la comunicazione standard che si trova sui siti di tutti gli istituti è sempre la stessa: “A seguito del monitoraggio effettuato tra il personale, si informano i genitori che non è possibile fare previsioni attendibili e certe sull’adesione allo sciopero e sui servizi che la scuola potrà garantire”.
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