Non si è trattato di intossicazione, ma di omicidio: madre e figlia decedute per avvelenamento.
Leggi in app
Una foto tratta da Facebook e risalente a 8 anni fa con Antonella di Jelsi e Sara Di Vita (ansa)
Novità nel caso delle due donne, madre e figlia, decedute poco dopo i pranzi e le cene durante il periodo natalizio all’ospedale Cardarelli di Campobasso a causa di una presunta intossicazione alimentare. È stato aperto un nuovo fascicolo di indagine, attualmente contro ignoti, per duplice omicidio premeditato.
Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro abitazione di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno sono state rinvenute durante le analisi condotte sul sangue, sia in Italia che all’estero.
Le indagini iniziali portarono all’iscrizione nel registro degli indagati di cinque medici, mentre i resti del cenone della vigilia di Natale furono sequestrati dalla Scientifica. Si ipotizzò una contaminazione della farina con veleno per roditori, oppure un’intossicazione da funghi, o ancora da botulino. La direzione sanitaria dell’ospedale Cardarelli di Campobasso non escludeva nemmeno l’intossicazione chimica. Tuttavia, rimanevano avvolte nel mistero quelle due morti. Anche le autopsie non avevano fornito cause certe.
Quella sera, la famiglia aveva consumato pesce: vongole, cozze, seppie e baccalà, i cui avanzi furono sequestrati dalla Scientifica nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella. Questi alimenti sono stati analizzati per identificare la causa dell’intossicazione. Sotto esame anche i funghi champignon confezionati. Ma non erano gli unici ingredienti sotto osservazione. Tra le verifiche condotte dalla polizia vi era anche un controllo su una possibile contaminazione accidentale delle farine. Qualche mese fa, in un mulino di proprietà di parenti di Gianni Di Vita, era stata effettuata una disinfestazione contro la presenza di roditori.
I commenti sono chiusi.