Resta in detenzione il ferrarese coinvolto nel traffico di dati riservati dei personaggi famosi.
Rimane in detenzione Mattia Galavotti, l’imprenditore 47enne di Ferrara attivo nel settore delle investigazioni, considerato leader e promotore dell’ associazione a delinquere finalizzata all’accesso illecito a sistemi informatici, alla corruzione e alla divulgazione di segreti d’ufficio, smantellata dalla maxi-operazione condotta dagli agenti della Squadra Mobile della polizia di Stato sotto il coordinamento degli inquirenti della Procura di Napoli.
Sottoposto all’interrogatorio di garanzia, ieri (venerdì 15 maggio) mattina, il 47enne ha risposto a tutte le domande poste.
“Comprendo e rispetto pienamente il lavoro dei giornalisti e il diritto-dovere di cronaca, in particolare quando si tratta di questioni di interesse pubblico. Tuttavia, ritengo sia fondamentale sottolineare che procedimenti di questo genere debbano trovare la loro sede naturale nelle aule di giustizia e non in un dibattito mediatico prematuro. Il signor Galavotti avrà l’opportunità, nel corso delle indagini e nelle sedi appropriate, di chiarire, tramite i suoi legali, la propria posizione e di dimostrare quanto necessario per evidenziare la propria estraneità ai fatti contestati. In questa fase, quindi, nel rispetto dell’attività investigativa in corso e della presunzione di innocenza, preferiamo non rilasciare ulteriori dichiarazioni riguardo alla questione” è quanto afferma il suo avvocato, Daniele Bertaggia.
Insieme a Galavotti, negli atti dell’inchiesta, figurano altre due donne di Ferrara: una 31enne e una 60enne, entrambe impiegate in agenzie di investigazione. Nei loro confronti era stato emesso un provvedimento di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Secondo gli inquirenti, Galavotti – considerato una figura di vertice nell’inchiesta – avrebbe definito le strategie operative e coordinato le presunte attività illecite, organizzando la loro esecuzione e fornendo indicazioni agli affiliati. A sostegno di ciò, sul suo computer portatile, gli investigatori hanno rinvenuto un documento in cui venivano elencati i ruoli e le mansioni assegnate a ciascuno dei soggetti di cui gestiva il lavoro. Più marginale appare invece il ruolo delle altre due donne indagate, che – secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti napoletani – avrebbero raccolto e distribuito agli altri membri le informazioni sensibili ottenute illecitamente da presunti pubblici ufficiali infedeli.
I tre avrebbero operato tra il 2020 e il 2023 insieme ad altri ventisei indagati, tutti sottoposti a misure cautelari: per tre è stata disposta la detenzione, per sei gli arresti domiciliari, mentre per le restanti diciassette è stato stabilito l’obbligo di presentazione alla pg.
Contestualmente alle misure cautelari, attuate anche nelle province di Napoli, Bolzano, Roma e Belluno, sono stati eseguiti a carico di alcuni indagati sequestri per un valore di circa 1.300.000 euro.
Le indagini, condotte in collaborazione con il Centro operativo per la Sicurezza cibernetica postale, hanno rivelato quello che gli inquirenti definiscono un complesso sistema di compravendita di dati sensibili. Informazioni ottenute illegalmente proprio da coloro che avrebbero dovuto garantirne la protezione: non solo appartenenti infedeli alle forze dell’ordine, ma anche funzionari corrotti dell’Agenzia delle Entrate e direttori di filiale di Poste Italiane.
I numeri del presunto dossieraggio illecito delineano proporzioni enormi: gli investigatori hanno ricostruito oltre 730 mila accessi abusivi ai sistemi informatici pubblici attribuiti solo a due dei poliziotti coinvolti.
A sostenere questo vasto meccanismo illegale sarebbe stato unicamente il profitto economico, alimentato dalle agenzie investigative private e regolato da un vero e proprio tariffario, con costi compresi tra 6 e 25 euro. Prezzi relativamente contenuti che, però, grazie all’enorme quantità di dati trattati, avrebbero garantito guadagni milionari.
Gli atti dell’inchiesta descrivono una vera e propria rete di utilizzatori finali: un sistema in cui gli operatori privati si scambiavano informazioni in base ai diversi canali di approvvigionamento disponibili. Tra i nomi noti figurano, oltre al cantautore Alex Britti, all’attrice e conduttrice Lory Del Santo, all’ex portiere dell’Inter Milan Alex Cordaz, all’ex calciatore brasiliano Julio César e allo stilista Alberto Del Biondi, anche dirigenti di aziende farmaceutiche, imprenditori, un membro del consiglio di Leonardo, manager di Generali e membri di famiglie nobiliari.
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