“Se il mio permesso di soggiorno viene revocato a causa tua, ti farò del male”

“Se il mio permesso di soggiorno viene revocato a causa tua, ti farò del male” 1

Avrebbe minacciato di morte la coordinatrice di un progetto di accoglienza per rifugiati gestito da una cooperativa sociale della città, promettendole di ucciderla se non gli fosse stato rinnovato il permesso di soggiorno. Questa è una delle principali accuse formulate dalla Procura di Ferrara nei confronti di un 40enne di nazionalità congolese, che è stato portato a processo con l’accusa di stalking e ieri (15 maggio) condannato a un anno e due mesi di reclusione con pena sospesa, subordinata alla partecipazione a un percorso di cinque mesi presso il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti.

Tutto è iniziato dalla denuncia presentata dalla donna nei confronti del 40enne, sempre per stalking, riguardante eventi accaduti tra l’1 giugno e il 18 luglio 2023. Una denuncia che, invece di avere un effetto dissuasivo, avrebbe generato l’effetto contrario: l’uomo, venuto a conoscenza della segnalazione, avrebbe ripreso a molestare la responsabile della cooperativa sociale tra il 14 agosto 2024 e il 29 dicembre scorso, causando in lei un persistente e grave stato di ansia e paura, oltre al timore per la propria sicurezza.

Secondo l’accusa, incrociandola per strada, in un’occasione, le avrebbe detto “se a causa della tua denuncia di m***a perdo il permesso di soggiorno, ti vengo a cercare e ti faccio del male”. Qualche mese dopo, dopo aver ricevuto la notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare per quegli eventi del 2023, l’uomo – assistito dall’avvocato Filippo Sabbatani – si era recato all’Asp, credendo di trovarla lì, e – una volta informato che la donna non era presente – aveva cominciato a inveire, insultandola e minacciandola.

Inoltre, sempre secondo la ricostruzione della Procura, a febbraio 2025, dopo averla nuovamente chiamata a gran voce e offesa lungo la strada, l’avrebbe attesa fuori dal supermercato dove era entrata per tentare di sfuggire al suo pedinamento. Infine, qualche settimana dopo, le avrebbe inviato due messaggi vocali su WhatsApp dal contenuto fortemente intimidatorio, dicendole “se ti vedo in giro ti ammazzo, ti faccio del male, ti stupro, farò in modo che tu non possa lasciare Ferrara, ti vengo a cercare”.

Per lui, già soggetto a un divieto di avvicinamento alla persona offesa, la Procura aveva richiesto due anni di condanna. Alla fine, ha ricevuto una pena inferiore.

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