Traffico di steroidi, selezionati riti per i sei imputati in giudizio.

Goro. Udienza preliminare focalizzata sulla selezione dei riti quella di ieri mattina, giovedì 9 luglio, per il caso riguardante il presunto traffico di anabolizzanti nelle province di Ferrara, Rovigo, Milano e Pavia, emerso dopo l’avvio dell’inchiesta volta a chiarire le circostanze della tragica scomparsa di Elia Ricci, il 26enne pescatore e culturista di Goro, deceduto inaspettatamente il 16 dicembre 2022 dopo aver accusato un malore fulminante, mentre ritornava a casa da una cena con amici.

Sono sei le persone per cui la Procura di Ferrara ha richiesto il rinvio a giudizio: due di esse hanno chiesto di essere giudicate con rito abbreviato, una ha richiesto di discutere l’udienza preliminare e un’altra ha fatto domanda per accedere alla messa alla prova. Un quinto imputato ha invece presentato istanza di patteggiamento a sei mesi con il consenso del pm. La posizione di un sesto imputato è stata stralciata per nullità del decreto di fissazione dell’udienza preliminare, poiché non aveva ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini.

L’accusa rivolta ai sei è la medesima, sebbene con ruoli diversi, ovvero l’utilizzo o somministrazione di farmaci o altre sostanze destinate ad alterare le prestazioni sportive degli atleti. Altre tre persone erano sotto indagine, ma per loro è stata presentata richiesta di archiviazione.

Secondo la Procura, alcuni indagati avrebbero facilitato o agevolato l’acquisto di anabolizzanti – tra cui testosterone, testosterone enantato, nandrolone decantato e trenbolone enantato – da parte di Elia Ricci e di altri giovani, permettendo anche l’accesso a una chat Telegram utilizzata per la compravendita delle sostanze. Altri, invece, si sarebbero occupati della vendita diretta dei prodotti o avrebbero fornito indicazioni sulle modalità di assunzione e conservazione. L’inchiesta coinvolge quindi non solo gli assuntori, ma anche individui ritenuti implicati nella detenzione, produzione e commercializzazione degli anabolizzanti. Le sostanze, una volta effettuato il pagamento, venivano spedite agli acquirenti tramite corrieri con consegna a domicilio.

Tra gli imputati per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio figura anche un dipendente di una farmacia della provincia di Rovigo, a cui la pm Barbara Cavallo contesta la vendita, in assenza della necessaria prescrizione medica, di farmaci dopanti e di medicinali che il culturista 26enne di Goro – e non solo – avrebbe utilizzato per mitigare eventuali effetti collaterali.

Con lui sono accusati anche un 56enne di Mesola, proprietario della palestra frequentata dal giovane, e un fisioterapista 39enne di Codigoro. I due erano stati inizialmente indagati, per poi essere archiviati, nell’ambito di un’inchiesta parallela per morte come conseguenza di altro reato, avviata subito dopo la scomparsa di Ricci. L’indagine era scaturita dal sospetto che il giovane avesse fatto uso di sostanze nocive per l’organismo. Durante le perquisizioni, i carabinieri della Compagnia di Comacchio, insieme ai Nas, rinvennero nella palestra cocaina, hashish, numerosi farmaci detenuti senza prescrizione medica e altri prodotti illeciti. Anche il fisioterapista fu trovato in possesso di sostanze stupefacenti.

Le analisi medico-legali effettuate sul corpo del giovane avevano quindi rivelato un’assunzione prolungata di steroidi, che potrebbe aver contribuito all’alterazione del muscolo cardiaco, su una preesistente patologia congenita. Tuttavia, non essendo stato possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio il nesso causale tra l’eventuale cessione delle sostanze e la morte del giovane, la Procura ha ottenuto l’archiviazione nei confronti del titolare della palestra e del fisioterapista per quella specifica accusa.

Il procedimento tornerà in aula il 12 novembre per ammissione riti e discussione.

 

 

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