Violenza in piazza Cacciaguida, un uomo di 46 anni potrebbe affrontare una pena di tre anni e mezzo

La Procura di Ferrara ha presentato una richiesta di condanna a tre anni e sei mesi per un uomo di 46 anni di origine straniera, attualmente sotto processo con l’accusa di rapina e lesioni nei confronti di un cittadino tunisino, a seguito di una violenta aggressione avvenuta due anni fa nei pressi di piazzetta Cacciaguida, a breve distanza dal Castello Estense.

L’episodio, verificatosi il 28 maggio 2024, era stato portato all’attenzione della cronaca locale dopo la segnalazione dell’avvocato Fabio Anselmo, che, in qualità di candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra, aveva condiviso la notizia sui propri profili social, dato che l’evento si era svolto in un’area adiacente alla sede elettorale della lista civica che lo sosteneva in quel periodo.

La richiesta del pm Ciro Alberto Savino è stata formulata nella tarda mattinata di ieri, giovedì 1° luglio, mentre l’avvocato difensore Alessandro Gabellone ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di rapina e la pena minima per le lesioni a favore del proprio assistito.

Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, in quel giorno di fine maggio, l’uomo di nazionalità tunisina sarebbe stato inizialmente aggredito dall’imputato e successivamente derubato di una somma di denaro, oltre al telefono cellulare, davanti al bar Egò Lounge di via Fausto Beretta.

Il motivo del conflitto tra i due potrebbe essere riconducibile a una donna impiegata nel bar, la quale è stata ascoltata durante l’udienza precedente. Questa ipotesi è emersa dalla testimonianza del proprietario del locale, che in aula ha descritto le fasi dell’aggressione, spiegando come l’aggredito fosse seduto – insieme a un altro uomo – nell’area esterna del bar, quando si è presentato il presunto aggressore. Quest’ultimo avrebbe quindi cominciato a “insultare verbalmente” e successivamente i due avrebbero ingaggiato una rissa – in cui a prevalere fu l’uomo tunisino – caratterizzata da “spintoni, pugni e infine il lancio di sedie.”

Uno dei due riportò delle ferite e fu soccorso dai sanitari del 118 e dagli agenti della polizia di Stato, mentre l’altro riuscì a scappare e fu successivamente identificato, lasciando evidenti macchie di sangue in giro. In un primo momento si era ipotizzato che l’aggressione fosse avvenuta con il collo di una bottiglia, ma né i testimoni ascoltati nelle udienze precedenti, né le immagini delle telecamere di sorveglianza, ripetutamente mostrate in aula, hanno potuto confermare tale circostanza, né sono stati trovati frammenti di vetro rotti a terra.

Il processo riprenderà in aula il 14 ottobre per repliche e sentenza.

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