Yaya Yafa decedette all’Interporto durante l’attività lavorativa. Avviato il procedimento giudiziario.

Yaya Yafa decedette all’Interporto durante l’attività lavorativa. Avviato il procedimento giudiziario. 1

Si è svolta ieri mattina (lunedì 13 aprile) un’udienza interlocutoria presso il tribunale di Bologna riguardante la tragica scomparsa di Yaya Yafa, un giovane lavoratore di 22 anni originario della Guinea Bissau e residente a Ferrara, che nell’ottobre 2021 perse la vita mentre lavorava all’Interporto di Bologna.

Yafa, assistito dai legali ferraresi Riccardo Caniato e Tiziano Tagliani, morì al terzo giorno di impiego, schiacciato da un camion rimorchio mentre era impegnato all’interno del magazzino del corriere Sda. Il giovane, che operava come facchino interinale in un deposito del noto gruppo logistico Sda, situato nel polo di Santa Maria in Duno di Bentivoglio, stava effettuando il carico di un camion rimorchio al magazzino 9, quando due camionisti avevano agganciato il trattore al rimorchio, facendolo muovere.

Il 22enne si era quindi sporto dal veicolo con la testa per osservare cosa stesse accadendo, rimanendo schiacciato tra il rimorchio e il montante della baia di carico. In quei momenti drammatici, la vittima aveva subito uno sfondamento del torace, morendo sul colpo.

Sono sotto processo Antonino Tita, responsabile delle operazioni nel blocco 13.4 di Sda e delegato per la sicurezza sul lavoro, Carlo Ludovici e Cristian Mancini, datore di lavoro e preposto di Dedalog, cooperativa di facchinaggio e logistica, Andrea Monticelli, amministratore delegato di Senner Italia, e Mirko Melella, legale rappresentante della Transporter Logistic.

Il gup aveva in precedenza prosciolto Gregor Nothacker, dirigente di Sennder Italia, azienda che esternalizzava a terzi vettori i servizi di trasporto. Nel frattempo, i due autisti della Transporter Logistic coinvolti nella tragica situazione, Danilo Giarracca e Cosimo Palombella, avevano patteggiato un anno, con pena sospesa; uno di loro era alla guida del tir che schiacciò in modo fatale la vittima.

A tutti gli imputati viene contestato il reato di cooperazione colposa in . Inoltre, secondo gli inquirenti, la società Dedalog – anch’essa parte in causa – non avrebbe garantito la formazione adeguata per il proprio dipendente, mentre per gli altri accusati ci sono anche contestazioni di vario tipo riguardo all’omissione di misure di sicurezza sul lavoro.

Le parti civili nel procedimento comprendono i familiari di Yaya Yafa, i sindacati Cgil e Si Cobas, oltre all’Anmil, l’Associazione lavoratori mutilati e invalidi del lavoro.

Durante l’udienza di ieri, dopo un primo rigetto del gup, la Città Metropolitana di Bologna ha ribadito la propria richiesta di costituirsi parte civile. Il giudice, che attualmente si è riservato, prenderà una decisione in merito il prossimo 20 luglio, giorno in cui il procedimento tornerà nuovamente in aula.

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