Al Teatro Comunale Sergio Bernal si esibisce con una reinterpretazione moderna del flamenco.

Al Teatro Comunale Sergio Bernal si esibisce con una reinterpretazione moderna del flamenco. 1

L’ultimo evento dedicato alla danza al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, svoltosi sabato 18 aprile, ha visto protagonista Sergio Bernal, il cui stile riesce a unire la passione del flamenco con la disciplina dell’accademia.

Originario di Madrid, ma estremamente noto in tutta la Spagna – praticamente un Roberto Bolle iberico – e considerato il successore di Antonio Gades e Joaquín Cortés, Sergio Bernal è una figura di spicco a livello mondiale, apprezzato anche oltre oceano. Secondo il suo punto di vista, flamenco e danza classica possono coesistere in armonia: la danza classica fornisce la base e la tecnica, mentre il flamenco apporta la forza e quelle emozioni che possono essere riassunte nel termine ‘duende’, un qualcosa di indefinito e sfuggente, che si manifesta all’improvviso rendendo la performance unica e irripetibile. Così nasce “Una notte con Sergio Bernal”, lo spettacolo che ha presentato a Ferrara, ultima tappa della sua tournée italiana: “Racconta l’intero repertorio che ho messo in scena durante la mia carriera.

È la selezione di tutti i brani che mi hanno formato come ballerino”, ha dichiarato in una recente intervista a “ICON”.

“Una notte con Sergio Bernal” è una narrazione composta da diversi quadri: non solo assoli, ma anche pas de deux e danze di gruppo, in cui Bernal è affiancato da Miriam Mendoza e Carlos Romero, anch’essi talentuosi interpreti del flamenco, capaci di grande intensità e sorprendente virtuosismo.

Inoltre, si esibiscono la chitarra di Victor Marquez, le percussioni di Javier Valdunciel e la voce emozionante della cantaora Paz de Manuel.

In questa serata sapientemente diretta da Bernal, ognuno riesce a esprimere una sfumatura differente del lavoro che il ballerino spagnolo porta avanti con audacia e intelligenza sulla tradizione del flamenco, integrando su di essa il linguaggio coreografico neoclassico e contemporaneo. In “Griega”, Paz de Manuel e Miriam Mendoza presentano un racconto femminile di grande impatto, capace di toccare profondamente il pubblico;

in “Zapateado Sarasate”, Carlos Romero dimostra un virtuosismo straordinario,

contrappuntando la musica con i suoi passi che fanno vibrare il palcoscenico; Victor Marquez, Javier Valdunciel e Paz de Manuel sono poi i protagonisti indiscussi in “Siempre lorca”.

Bernal riserva però il meglio per la conclusione, con un trittico che rappresenta la sintesi perfetta dell’intera serata: prima “Solea x bulerias”, un’esaltazione del flamenco che tiene il pubblico incollato alla sedia con la pelle d’oca; poi “El cisne”, una reinterpretazione maschile della morte del cigno, omaggio all’accademia; infine “Bolero”, in una versione personale firmata dallo stesso Bernal, che è l’esempio paradigmatico della sua originale cifra stilistica.

Meritatissimi i lunghi applausi finali.

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