Dal 13 giugno, il focus torna sullo Spazio Antonioni con la mostra Il monte analogo. Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri, promossa dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara, in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri e il La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona, curata da Frederic Montornés.
Intitolata come il romanzo incompiuto di René Daumal (1952), che narra di un’utopica spedizione di otto individui alla ricerca di una misteriosa montagna inaccessibile, l’esposizione – già presentata al La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona – nasce dall’intento di approfondire l’opera di Michelangelo Antonioni (Ferrara, 1912 – Roma, 2007) e di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992), partendo dalle similitudini riscontrabili tra la produzione artistica del celebre cineasta ferrarese e il lavoro del noto fotografo reggiano.
Attraverso il confronto tra la serie delle Montagne incantate, realizzata da Antonioni tra gli anni Settanta e Ottanta mediante l’ingrandimento fotografico di opere su carta di dimensioni ridotte, e le fotografie giovanili di Ghirri scattate durante gli anni Settanta nei suoi viaggi, la mostra crea un dialogo tra due figure di spicco della cultura italiana del Novecento, unite da uno sguardo capace di interrogare il paesaggio, esplorare la dimensione del vuoto e dell’attesa, fino a costruire immagini che sembrano fermare il tempo. Antonioni e Ghirri condividono infatti un approccio poetico che trasforma il reale in esperienza mentale e percettiva: nei loro lavori, l’ambiente non è mai un semplice sfondo, ma un luogo simbolico, un territorio sospeso, uno spazio di immaginazione e mistero. La mostra si configura quindi come un percorso di conoscenza attraverso paesaggi reali e immaginari, visioni sospese e silenziose, mettendo costantemente in discussione il nostro modo di osservare e di abitare il mondo.
«Si tratta – scrive Montornés – di un catalogo di analogie, approssimazioni e gesti comuni, sereni e impercettibili, caratteristici del modo in cui entrambi gli artisti riflettono su quella parte dell’esistenza che scorre al margine dello sguardo, si esprime in silenzio e cerca di colmare alcuni dei suoi vuoti. Una forma di essere, stare e agire nel mondo di cui questa mostra rivela soltanto la punta di un iceberg. O la cima di una montagna. O, meglio ancora, la rappresentazione della cima di un’idea di montagna».
Nel contesto delle attività dello Spazio Antonioni, dedicato alla valorizzazione dell’eredità artistica e culturale del grande regista ferrarese, il dialogo con Luigi Ghirri apre nuove prospettive e restituisce al pubblico la straordinaria attualità di due autori che hanno saputo ridefinire, ciascuno nel proprio ambito, l’immaginario contemporaneo.
«Antonioni e Ghirri si somigliano senza essersi cercati: davanti al paesaggio hanno lo stesso passo, fatto di silenzio e di attesa, di immagini che trattengono il tempo invece di consumarlo. Accostare le Montagne incantate alle fotografie di Ghirri non è un gioco di rimandi, è un modo per entrare nel pensiero di due autori che hanno osservato il mondo con la stessa libertà. A Ferrara abbiamo la fortuna di custodire un patrimonio come quello di Antonioni, un’eredità che la città ha scelto di non relegare negli archivi ma di rendere accessibile a tutti. Lo Spazio Antonioni nasce esattamente per questo: per valorizzare quel patrimonio, farlo vivere, metterlo in dialogo con altri sguardi e altre storie, e restituirlo al pubblico in forme sempre nuove. Una mostra come questa, che porta a Ferrara un confronto già apprezzato a Barcellona, è il modo migliore per dimostrare che quel lascito non smette di parlarci e di sorprenderci», ha dichiarato l’assessore comunale alla Cultura, Marco Gulinelli.