Domenica 31 maggio alle 17 presso la Basilica Concattedrale San Cassiano di Comacchio avrà luogo l’ultimo concerto della rassegna Ferrara organistica, dedicata alla musica per organo del Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara. L’evento si propone di mettere in risalto l’arte organaria tedesca, che nel 2023 ha ricevuto dall’UNESCO il prestigioso riconoscimento di “bene immateriale dell’Umanità”.
Questo riconoscimento rappresenta una tacita affermazione dei popoli di lingua tedesca nei confronti del “Re degli Strumenti”. Tale espressione di affetto ha radici profonde, risalenti a epoche antiche, e sembra collegarsi all’imperatore franco Ludovico il Pio, il quale ricevette in dono un organo idraulico bizantino da un monaco veneziano di nome Giorgio. Il Re fu colpito dalla ricchezza del suono, che evocava in modo indiretto misteriose dimensioni ultraterrene, e lo collocò, per primo in Occidente, in una chiesa, precisamente nella Cappella Reale di Acquisgrana, l’attuale Aachen in Germania, aprendo così all’organo un futuro come strumento musicale sacro per eccellenza.
L’organo sarà poi consacrato a “regina” delle celebrazioni liturgiche da Martin Lutero, il quale attribuì grande importanza alla venerata “Frau Musika”, affermando in modo chiaro che “Deus praedicavit etiam per musicam”. Da quel momento, la Germania assistette a un fiorire di una realtà organistica e organaria di alto livello, con strumenti di grandi dimensioni, dotati di 4 e 5 tastiere, pedaliera estesa e indipendente e un gran numero di registri. Inevitabilmente, la ricca varietà strumentale ispirò le menti brillanti di grandi musicisti, quasi tutti di fede protestante, come Scheidt, Böhm e Buxtehude, che divennero lungimiranti profeti del genio ecumenico di Johann Sebastian Bach. Con il passare dei secoli, i centri culturali di riferimento in Germania, anche a causa dei cambiamenti negli equilibri economici, si spostarono gradualmente verso sud e rientrarono nella sfera confessionale cattolica, con il monumentale corpus creativo di J. G. Rheinberger e Max Reger, che, sebbene oscurati dal genio di Brahms o Mahler, riuscirono a conquistare una nicchia di riconosciuta visibilità grazie all’organo.
Il concerto di domenica 31 maggio si propone come un’appassionata retrospettiva su questa “Kunst der Orgelbau”, che è riuscita a identificarsi con una cultura, un popolo, una Fede, offrendo un affascinante percorso attraverso la grande tradizione organistica europea, dal primo Seicento fino al pieno Romanticismo, evidenziando la ricchezza espressiva e spirituale di questo repertorio.
Ad aprire il programma sarà l’Hymnus de adventu Domini “Veni Redemptor gentium” di Samuel Scheidt, tratto dalla celebre Tabulatura Nova: una composizione articolata in più versi che alternano sezioni contrappuntistiche e momenti di canto figurato, presentando una panoramica delle possibilità timbriche e polifoniche dell’organo barocco. Il percorso prosegue con Dietrich Buxtehude, figura centrale della scuola nord-tedesca, di cui verranno eseguite la suggestiva Fantasia sul corale Wie schön leuchtet der Morgenstern e la brillante Toccata in re minore, esempi emblematici di libertà formale e virtuosismo espressivo.
Di Georg Böhm verrà presentato il corale Vater unser im Himmelreich, un brano di intensa spiritualità che riflette la centralità della tradizione luterana nella musica organistica dell’epoca. Il programma culmina con la Sonata n. 4 in la minore op. 98 di Joseph Gabriel Rheinberger, un capolavoro ottocentesco che unisce rigore formale e slancio lirico: dai toni meditativi del primo movimento, all’eleganza dell’Intermezzo, fino alla complessa e articolata Fuga finale.
Affidato all’interpretazione dell’organista Devid Pavanati, laureando della classe del M° Wladimir Matesic, il concerto si configura come un viaggio sonoro tra epoche e stili, capace di esaltare le molteplici possibilità espressive dello strumento e di offrire al pubblico un’esperienza di ascolto intensa e suggestiva, nella cornice di uno dei luoghi più significativi del territorio.