Oriana Fallaci, la determinazione e un’esistenza intensa

Oriana Fallaci, la determinazione e un'esistenza intensa 1

Il 29 giugno 1929 a Firenze venne alla luce Oriana Fallaci. Scrittice apprezzata e giornalista coraggiosa, ha segnato la storia del giornalismo italiano. Durante la sua esistenza non ha mai esitato a esprimere il suo dissenso, a difendere le proprie convinzioni e a proclamare al mondo il suo amore per la libertà.

Oggi, il ricordo di questa straordinaria donna è indissolubilmente associato alle sue posizioni ferme e controverse, a volte discutibili, assunte a partire dall’11 settembre 2001. Le sue affermazioni riguardanti l’Islam, l’eutanasia e l’aborto, il movimento No Global e l’omosessualità suscitarono reazioni contrastanti sia in Italia che all’estero. Questo dibattito sembra in qualche modo ridurre Oriana Fallaci e il suo pensiero. Tuttavia, la Fallaci non è solo questo. Molti ignorano la sua vita avventurosa, il suo sostegno alla Resistenza Italiana e il suo apporto al giornalismo italiano. La sua audacia e le storie che ha narrato l’hanno resa celebre, oggetto di critiche e apprezzamenti che perdurano ancora oggi.

La gioventù e l’esordio nel giornalismo

Oriana Fallaci nacque il 26 giugno 1929 a Firenze, da genitori fiorentini: “Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura. … Quando mi chiedono a che paese appartengo rispondo: Firenze.”. Suo padre, Edoardo, era un militante antifascista. Così, Oriana, ancora adolescente, partecipò alla resistenza come staffetta, utilizzando il nome di battaglia Emilia: “Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata.”. Il suo impegno le fruttò in seguito un riconoscimento d’onore dall’Esercito Italiano.

In casa Fallaci, il giornalismo era una tradizione di famiglia: lo zio, Bruno Fallaci, era un noto giornalista e anche le sorelle si erano dedicate a questa professione. Esordì giovanissima, collaborando con il quotidiano fiorentino Il Mattino dell’Italia Centrale, occupandosi di cronaca, cultura e spettacolo.

In bianco e nero, senza sfumature, il giornalismo di Oriana Fallaci si affermò rapidamente in un contesto tipicamente maschile, diventando una voce autorevole, incisiva e intraprendente.

Sempre in prima linea

<p spinta dal desiderio di vivere la storia in prima persona, ottenne essere inviata vietnam nel 1967: fu l’unica corrispondente italiana presente al fronte. La sua penna affilata raccontò la guerra nel libro “Niente e così sia”, dove adotta un atteggiamento fortemente critico sia nei confronti degli americani sia nei confronti dei vietcong.

Ormai consacrata al giornalismo politico e inviata di guerra, lasciò l’Indocina per documentare le che scossero gli Stati Uniti dopo le uccisioni di Martin Luther King e di Bob Kennedy. Nel 1968, in Messico per i Giochi Olimpici, rimase gravemente ferita da una raffica di mitragliatrice durante quello che sarà poi ricordato come il massacro di Tlatelolco, in cui persero la vita centinaia di giovani.

Negli anni successivi, la sua voce critica e appassionata continuò a raccontare all’Occidente i conflitti sanguinosi e le guerriglie che, nella seconda metà del novecento, sconvolgevano l’Asia, il Medio Oriente e il Sud America.

“Per esser buona un’intervista deve infilarsi, affondarsi nel cuore dell’intervistato”

Spinta da un’irriducibile sete di verità, riuscì a incontrare i potenti del mondo, offrendo ai suoi lettori interviste che raccontano gli uomini e la Terra con uno stile spietato, caratterizzato da un disperato bisogno di sapere e comprendere. Giulio Andreotti, Gheddafi, l’ayatollah Khomeini, Yassir Arafat, Indira Gandhi, Pasolini, Sean Connery, Fellini sono solo alcuni dei celebri personaggi intervistati dalla Fallaci. Alcune delle sue interviste sono state raccolte nel libro “Intervista con la storia”, pubblicato nel 1974 e subito divenuto una lettura imprescindibile.

“Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai”

Una tematica che le stava sempre a cuore è la condizione femminile nel mondo e nella società. “Penelope alla guerra”, “Il sesso inutile”, “Lettera a un bambino mai nato” sono tutti testi in cui l’autrice si interroga e interroga su cosa significhi essere donna. A volte con un monologo intimo, delicato e toccante, a volte raccontando quelle donne private di ogni dignità e di ogni diritto che incontra nei suoi viaggi, esorta a prendere coscienza di sé. Invita a ribellarsi, a vivere la propria vita e a essere guerriere.

La vita privata

Brillante e non convenzionale, estrema non solo nel raccontare la guerra, Oriana Fallaci ebbe una vita personale tumultuosa e appassionante, segnata da momenti difficili -come gli aborti-, depressione e amori travolgenti.

Per Alfredo Pieroni, corrispondente conosciuto a quando era già una giornalista di fama mondiale, avrebbe rinunciato a tutto per dedicarsi alla casa e alla famiglia. In Vietnam conobbe François Pelou, con il quale condivise dieci anni di vita e di amore semiclandestino. Nell’agosto del 1973 incontrò Alexandros Panagulis, rivoluzionario e poeta greco perseguitato dal regime dei Colonnelli. Fu l’amore della sua vita e le venne strappato in un misterioso incidente d’auto il primo maggio del 1976. L’autrice non si stancò mai di descrivere l’episodio come un vero e proprio omicidio politico. Questo amore è stato narrato dalla Fallaci nelle pagine di “Un uomo”, pubblicato nel 1979. Incontrò poi a Beirut Paolo Nespoli, molto più giovane di lei. L’incontro fu fondamentale per il militare: la Fallaci lo esortò infatti a seguire il suo sogno di diventare astronauta.

L’alieno

Nel 1990, dopo la pubblicazione di “Insciallah”, che narra delle forze italiane a Beirut nel 1983, la giornalista si ritirò nel suo villino di Manhattan, per dedicarsi al romanzo che avrebbe dovuto ripercorrere l’epopea della sua famiglia. Ci lavorò per oltre 15 anni, senza mai vederne la pubblicazione. “Un cappello pieno di ciliegie” venne infatti pubblicato postumo dal nipote, Edoardo Perazzi.

Nel 1992, a Oriana Fallaci venne diagnosticato un cancro ai polmoni, “l’alieno” come lo chiamava. E così, con coraggio, guerriera come era sempre stata, si trovò ad affrontare l’ennesima battaglia. D’altronde, si era occupata di guerre per tutta la vita. Nonostante la sua determinazione, vedendo la fine avvicinarsi, nell’estate del 2006 si fece portare a Firenze, per morire nella città in cui era nata: “Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio.”. Si spense il 15 settembre 2006, a 77 anni.

La sua vita intensa e straordinaria è il risultato della passione di una donna forte, disobbediente, che ha saputo far sentire la sua voce e la cui eco è giunta fino a noi.

“La vita è una condanna a morte. E proprio perché siamo condannati a morte bisogna attraversarla bene, riempirla senza sprecare un passo, senza temer di sbagliare”

– Oriana Fallaci –

Camilla Aldini

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