Quando la poesia si trasforma in competizione, il pubblico non è più solo un osservatore, ma diventa parte attiva. Questo è quanto accaduto ieri sera nella Sala ex Refettorio di Ferrara, dove la musica dal vivo di Malakia alla chitarra e voce, insieme a David Turcianovic al sax, ha dato il via alla serata, prima che Gennaro Madera salisse sul palco per condurre “Parole che colpiscono”, terzo e ultimo evento della giornata inaugurale de L’Humanitas – Festival della Divulgazione Culturale, in collaborazione con l’Associazione Poemare.
Originario di Sondrio e cresciuto a Cariati in Calabria, Madera vive da anni a Ferrara e ha conseguito una laurea in Scienze Filosofiche e dell’Educazione. È il Presidente di PoeMARE, un’associazione culturale fondata nell’agosto del 2022, ed è uno dei volti più noti della poesia performativa in Italia.
Il suo libro “Hai vent’anni (2020)”, pubblicato in modo autonomo, ha raggiunto oltre 6.000 copie vendute, mentre il suo spettacolo teatrale La Genovese, co-scritto con Davide Avolio, è in tournée nei teatri di tutta Italia dal 2025, con già 25 repliche realizzate. Ad aprile, Madera è stato ospite dei Dipartimenti di Studi Umanistici delle Università di Foggia e Salerno, e il prossimo 4 luglio parteciperà al TEDx di Ferrara.
Il format della poetry slam è semplice nella sua struttura, ma potente nel risultato: quattro poeti si alternano sul palco, uno alla volta, recitando le proprie opere davanti a un pubblico che li valuta con un punteggio da 1 a 10, per tre turni. Ieri sera si sono esibiti Antonio Amadeus Pinnetti, Serena Rose Zerri, Chiara Sabatini e Sofia Zoli. A trionfare è stato Antonio Amadeus Pinnetti, che ha conquistato il premio in denaro e la medaglia; il secondo posto è andato a Serena Rose Zerri.
I temi affrontati sul palco hanno esplorato le profondità dell’esperienza umana senza risparmi: la paura della solitudine, quella degli aghi, l’Alzheimer, le relazioni tossiche e la violenza domestica. Una poesia ha descritto la nebbia come simbolo di distanza tra le persone, mentre un’altra era dedicata alla sorella, indagando la complessità di un legame familiare difficile.
È stato dedicato spazio anche alla riflessione sull’identità linguistica — una composizione sull’italianità delle cose, sull’abitudine di utilizzare termini come “chill” e altri slang anglofoni al posto delle parole della nostra lingua — e a un pezzo che intrecciava passato, presente e futuro attraverso ricordi e memorie, con l’immagine di un tram bianco nella nebbia di Milano come filo conduttore. La serata si è conclusa con una poesia di improvvisazione, i cui temi sono stati scelti direttamente dal pubblico. A unire il tutto, la voce di Madera: un conduttore che conosce la poesia in profondità, capace di mantenere il ritmo della competizione senza mai spegnere l’emozione.