Accurat: abbiamo i numeri per fare spettacolo

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, managing director, e managing director New York, fondatori di Accurat. Il loro studio, con sede a e a New York, vede al lavoro una trentina di professionisti con competenze molto diverse fra loro 

Un iceberg virtuale simboleggia il nostro legame con l’acqua, i suoi sprechi, le risorse, e i prelievi sia domestici che industriali: con Under the Surface di Accurat abbiamo recentemente osservato un esempio del loro operato, realizzato insieme a e Design Group Italia, al Salone internazionale del bagno nell’ultimo salone del Mobile. Ma Accurat è anche dietro il muro interattivo che consente di visualizzare i dati sulle origini del caffè servito alla Starbucks Reserve Roastery di Milano o l’installazione The Room of Change, che illustra come alcuni aspetti ambientali siano cambiati nel corso dei secoli e probabilmente continueranno a evolversi, presentata alla mostra Broken Nature, ospitata dalla Triennale di Milano.

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Il design di visualizzazione come “arazzo”, con dati relativi ai mutamenti dell’ambiente, per la mostra Broken Nature 

«Creiamo installazioni per comunicare a un pubblico generico, ma realizziamo anche numerosi progetti per audience di esperti e software che rimangono interni all’azienda», ci spiega Gabriele Rossi, managing director a New York, che ha fondato Accurat nel 2011 insieme a Simone Quadri, e Paolo Labbozzetta.
«Collaboriamo con una vasta gamma di soggetti, dalle banche ai centri di ricerca come il World Economic Forum, alle organizzazioni no profit, oltre a università come Columbia e Yale, e nel settore retail e lusso». Questa varietà di progetti (visibili su accurat.it) è supportata da competenze e persone diverse: «io e Simone lavoriamo full time, Giorgia è diventata socia e Paolo ha sempre avuto un ruolo di consulenza, operando nei mercati finanziari. Attualmente abbiamo circa trenta professionisti tra Milano e New York, designer, sviluppatori software, ricercatori, alcuni con background artistici, altri tecnici, ma tutti uniti dalla passione per i dati e dalla capacità di lavorare con i numeri». Fin dall’inizio, grazie alla loro competenza e accuratezza, come suggerisce il loro nome, si sono creati una nicchia, «siamo diventati specialisti nella rappresentazione delle informazioni. E di quello che abbiamo definito come data humanism», continua Rossi, «ovvero crediamo che la bellezza sia un elemento chiave del progetto».

In termini più semplici, ciò significa che le tradizionali rappresentazioni con grafici a barre o a torta, chiare, efficaci e concise, non sono sufficienti per Accurat. «Per attrarre e stimolare l’interesse delle persone in un determinato ambito, secondo noi anche a livello funzionale, l’aspetto estetico è essenziale. I numeri non rappresentano la realtà, sia chiaro, ma sono il miglior modo che abbiamo trovato per catturarla, fungendo da lente, un’ riflessa».
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Il muro di bronzo inciso e interattivo della Starbucks Reserve Roastery Milano. Offre informazioni sui caffè in realtà aumentata 

La sfida a questo punto è scoprire sempre soluzioni innovative, poiché in ogni progetto l’estetica deve considerare la realtà di partenza: «Se parlo di individui o automobili, cercherò una rappresentazione che rispetti e faccia riferimento al soggetto rappresentato», aggiunge Rossi. Qui entra in gioco un equilibrio delicato, ma anche un utopismo pratico, che conduce a soluzioni eleganti. Pionieri sin dall’inizio nell’uso dell’intelligenza artificiale – «dal 2016 abbiamo collaborato con IBM per integrare l’IA nel loro sistema di dati e per rappresentare tendenze future» afferma Rossi – ricordano che l’ispirazione del #datahumanism proviene dalle persone. «Adesso stiamo cercando di compiere un ulteriore passo, concentrandoci sulla natura stessa. Vogliamo raccontare i dati, che per noi rappresentano la vita, e descrivono l’ambiente in cui uomo e natura coesistono. Tutto è inserito in un equilibrio fragile, e i dati ci permettono di osservarlo e agire», conclude Rossi. Per Accurat, quindi, l’intelligenza naturale rimane di gran lunga più importante di quella artificiale.

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