Aspetti positivi e negativi per la raccolta del pomodoro ferrarese

La campagna 2026 per il pomodoro da industria nella provincia di Ferrara presenta un panorama molto variegato: accanto a realtà aziendali che stanno ottenendo produzioni nella norma e una qualità soddisfacente, in particolare nelle zone non colpite dal maltempo, ci sono altre che hanno subito danni gravissimi a causa di grandinate, piogge abbondanti, vento e temperature elevate.

Il pomodoro continua a essere una coltura fondamentale per l’agricoltura ferrarese. Nel 2026, nella provincia di Ferrara, si stima che siano coltivati circa 9mila ettari, su un totale di poco più di 30mila in Emilia-Romagna. Questa superficie colloca Ferrara al secondo posto a livello regionale, dopo Piacenza, e sottolinea l’importanza economica della coltura anche per le attività degli impianti di trasformazione presenti nella zona.

“La campagna sta subendo fortemente l’impatto delle avversità climatiche”, afferma Gianluca Vertuani, membro della sezione orticola di Confagricoltura Ferrara, che gestisce circa 25 ettari tra Portomaggiore e Codigoro. “In alcune aree la grandine ha completamente annientato la produzione. Ci sono aziende che non hanno nemmeno avviato le macchine per la raccolta perché nei campi non c’era nulla da raccogliere”.

Tuttavia, non è stata solo la grandine a causare problemi. Le piogge eccessive e il forte vento hanno danneggiato le piante, causando anche microlesioni a foglie e frutti, mentre il caldo intenso ha ulteriormente compromesso la qualità. “Il vento ha esposto le bacche, lasciandole direttamente al sole: molte si sono bruciate e non hanno raggiunto la tipica colorazione rossa. In generale, per diverse aziende, si tratta di una stagione al di sotto delle aspettative sia in termini quantitativi che qualitativi”.

Le difficoltà evidenziano nuovamente l’importanza della gestione del rischio. Vertuani stima che una parte significativa delle superfici coltivate non sia stata assicurata contro eventi atmosferici avversi. “È un tema sul quale è necessario sensibilizzare sempre di più gli agricoltori. Prima di iniziare la raccolta, tra lavorazioni, impianto, irrigazione e trattamenti, su un ettaro di pomodoro possono già essere stati sostenuti costi intorno agli 8mila euro. Quando una grandinata annienta la produzione, la perdita diventa ingente”.

Una situazione meno critica si riscontra nelle aree non direttamente colpite dagli eventi estremi. Cristiano Salvagnin, proprietario di un’azienda associata a Confagricoltura Ferrara con terreni nel comune di Lagosanto, coltiva circa 70 ettari di pomodoro, sia biologico che convenzionale. “Dove non abbiamo subito grandine, la produzione è discreta, nella media, e la qualità è buona. Siamo arrivati a circa il 70% della raccolta. Nella parte dell’azienda verso Fiscaglia, invece, una grandinata ci ha fatto perdere una parte significativa della produzione”.

Anche in questo caso, il caldo ha richiesto un impegno particolarmente intenso sul fronte dell’irrigazione. “Abbiamo dovuto proteggere molto le colture con l’acqua”, sottolinea Salvagnin. In generale, il pomodoro continua a rappresentare una coltura essenziale per il territorio, ma una campagna ancora una volta segnata da eventi climatici estremi conferma quanto sia sempre più cruciale la disponibilità di acqua, gli strumenti assicurativi e una gestione del rischio adeguata agli investimenti sostenuti dalle aziende agricole.

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