Dopo la pandemia da Covid-19 il settore turistico ha ripreso rapidamente, nella maggior parte dell’Emilia Romagna, i livelli precedenti alla crisi sanitaria. La città di Ferrara, dopo un periodo iniziale di incertezze, dal 2024 ha cominciato ad attrarre un numero di turisti superiore a quello del 2019, mentre Comacchio, l’altro importante centro turistico della provincia, era già riuscito a recuperare completamente da un paio d’anni.
Tuttavia, è preoccupante che l’aumento dei visitatori non abbia portato a un incremento del personale nelle aziende del settore tale da riportare i dati ai livelli del 2019. A fornire un quadro della situazione in Emilia Romagna sono Cgil e Ires (Istituto ricerche economiche sociali). “L’andamento regionale – scrivono – presenta differenze a livello territoriale, con Bologna che è l’unica provincia ad aver registrato un incremento dei dipendenti del settore superiore a quello nazionale (+14,7% rispetto al 2019), mentre Ferrara, Parma e Ravenna non hanno ancora raggiunto nemmeno il numero di dipendenti del 2019.”
“Aumenta l’attività ma non aumenta l’occupazione”, conferma ai nostri taccuini Alessandra Gaiardi, segretaria Filcams Cgil Ferrara. È importante sottolineare che lo studio si focalizza su un settore specifico, quello dell’alloggio, considerato il più direttamente coinvolto e anche il più rappresentativo.
Si tratta di un settore complesso, che ha ripercussioni anche su altri ambiti produttivi come i trasporti, le attività ricettive e culturali. Nel dicembre del 2025, facendo riferimento ai dati del 2023, l’Istat ha stimato che il settore turistico contribuisse per il 5% al totale del prodotto interno lordo, una percentuale che sale al 9,6% se “si considerano anche gli effetti indiretti generati dalla domanda turistica sugli altri settori produttivi.” “È innegabile – si legge nel rapporto Ires – che negli anni successivi alla pandemia il settore abbia registrato una notevole crescita e che tale crescita sia stata accompagnata dall’emergere di importanti tendenze al cambiamento, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta.”
“Flussi turistici, modalità di viaggio, piattaforme digitali, contesto climatico, condizioni lavorative: per affrontare le criticità storiche e i cambiamenti in atto nel settore turistico – commentano Cgil e Filcams regionali – è necessario riaffermare la governance pubblica del comparto attraverso un dialogo stabile e strutturato tra istituzioni, parti sociali e territori. Il sistema dei ‘turismi’ deve essere considerato una vera e propria politica industriale e sociale strategica. La pianificazione è uno strumento fondamentale per condividere obiettivi e individuare investimenti in una prospettiva a lungo termine, superando la frammentazione degli interventi, orientando le politiche verso uno sviluppo coerente e sostenibile e valorizzando al meglio le potenzialità dei territori.”
Una sostenibilità che, secondo il sindacato, può realizzarsi solo attraverso “la piena integrazione degli aspetti ambientali, economici, sociali e occupazionali.” “Non può esistere infatti – concludono – un modello turistico di qualità senza lavoro di qualità; la competitività del sistema non può basarsi sulla compressione dei diritti o dei salari, ma deve fondarsi su investimenti nelle persone, nella formazione, nella sicurezza e nella stabilità occupazionale.”
Un elemento che emerge chiaramente, subito dopo una crescita occupazionale che fatica a decollare, è l’elevato numero di contratti part-time, in particolare quelli stagionali. “Uno specchietto per le allodole,” ci dice Gaiardi, ricordando quanto sia difficile per un lavoratore “in stagione” riuscire a lavorare 24 o 30 ore. “Un tema – aggiunge – che evidenziamo costantemente, anche nelle numerose riunioni che svolgiamo sul territorio, e che riscontriamo dalle testimonianze dei lavoratori.”
La segretaria della Filcams sottolinea anche come sia particolarmente interessante la destagionalizzazione che sta interessando il settore. Con le presenze che aumentano a maggio, settembre e ottobre, oltre a quelle tradizionali dei mesi estivi. “A questo incremento però” – precisa Gaiardi – non sono corrisposte stabilizzazioni.
Per questo motivo, anche a livello locale, richiedono un tavolo “che unisca datori di lavoro, sindacati e istituzioni, un tavolo che faccia emergere queste anomalie.” Inoltre, ormai il turismo ha “numeri da industria,” Gaiardi ci parla di un valore aggiunto che a Ferrara “è di 134 milioni di euro mentre a Comacchio di 484 milioni.”
“Gli introiti – conclude – ci sono ma i lavoratori continuano a essere molto svantaggiati dal punto di vista contrattuale e non ricevono la giusta valorizzazione professionale. Sentiamo spesso imprenditori lamentarsi per la difficoltà di trovare personale, ma è evidente che i lavoratori si rivolgono altrove, dove vengono retribuiti meglio.”