Confindustria Emilia-Romagna: più dell’85% delle aziende prevede di investire nel 2026.

Confindustria Emilia-Romagna: più dell'85% delle aziende prevede di investire nel 2026. 1

Il 85,7% delle aziende dell’Emilia-Romagna prevede di realizzare investimenti nel 2026, nonostante un contesto caratterizzato da incertezze geopolitiche, rallentamento della domanda e incremento dei costi. Questo è il dato principale emerso dall’indagine annuale sugli investimenti presentata a Bologna dal nuovo presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Riccardo Fava, eletto il 5 giugno scorso, che ha anche delineato le linee guida del suo mandato.

“Ho accettato l’incarico di dirigere Confindustria Emilia-Romagna in un periodo particolarmente difficile”, ha dichiarato Fava, evidenziando tra le sfide principali “le incertezze legate all’andamento della domanda globale, i costi energetici e delle materie prime, i processi di transizione digitale ed ecologica e il cambiamento provocato dall’arrivo dell’intelligenza artificiale”.

Nonostante questo contesto, le aziende continuano a investire. Secondo l’indagine, nel 2026 la spesa programmata raggiungerà i 611 milioni di euro, con una diminuzione dell’11% rispetto all’anno precedente, un ridimensionamento che Confindustria attribuisce a un atteggiamento cauto piuttosto che a una perdita di fiducia. Nel 2025, le stesse aziende avevano investito complessivamente 690 milioni di euro, corrispondenti in media al 4,9% del fatturato.

Gli investimenti si concentreranno principalmente su impianti e macchinari (71,9%), software e tecnologie informatiche (64,2%) e formazione del personale (63,2%). Aumentano anche gli investimenti in ricerca e sviluppo e quelli destinati alla digitalizzazione, mentre la propensione a investire rimane più contenuta tra le piccole imprese.

Tra i principali ostacoli segnalati dagli imprenditori ci sono la burocrazia (35,2%), l’incertezza geopolitica (35,6%), la volatilità della domanda (33,2%) e la difficoltà nel reperire personale qualificato (29%).

Per questo motivo, Fava ha lanciato un appello alla Regione Emilia-Romagna proponendo uno “shock burocratico” con l’obiettivo di ridurre del 30% i tempi delle autorizzazioni relative alle imprese. Secondo il presidente regionale degli industriali, è necessaria una riforma delle procedure in materia di ambiente, energia, urbanistica ed edilizia, accompagnata da una valutazione preventiva dell’impatto economico delle nuove normative.

Tra le proposte più rilevanti c’è anche quella di candidare l’Emilia-Romagna a diventare il polo pilota per la sperimentazione e l’installazione di reattori modulari nucleari di piccole dimensioni nelle aree industriali. L’obiettivo, ha spiegato Fava, è promuovere la decarbonizzazione, rafforzare l’autonomia energetica e ridurre nel tempo il costo dell’energia per le aziende. Nel breve termine, invece, Confindustria richiede di aumentare gli incentivi per l’efficienza energetica, l’autoproduzione da fonti rinnovabili e le tecnologie a basse emissioni di carbonio, oltre a semplificare le procedure per nuovi impianti.

Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al tema del capitale umano. “La capacità di attrarre, formare e trattenere talenti sarà uno dei principali fattori competitivi nei prossimi anni”, ha affermato Fava, annunciando un potenziamento della collaborazione con le università regionali, il supporto agli ITS e alle lauree professionalizzanti, la formazione continua su intelligenza artificiale e digitalizzazione e la creazione di uno sportello unico per facilitare l’assunzione di lavoratori qualificati provenienti dall’estero.

Sul fronte dell’innovazione, Confindustria Emilia-Romagna intende accelerare la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di analisi dei dati nelle piccole e medie imprese, promuovendo la digitalizzazione delle filiere produttive e un maggiore collegamento tra aziende e sistema regionale della ricerca.

Tra le priorità indicate per i prossimi anni ci sono anche il sostegno alla crescita dimensionale delle imprese, il ricambio generazionale, il rafforzamento delle filiere produttive e l’internazionalizzazione, con particolare attenzione a nuovi mercati considerati ad alto potenziale, come Mercosur e India.

L’indagine dedica infine un approfondimento sugli effetti delle politiche commerciali statunitensi. Se nel 2025 molte aziende non avevano riscontrato conseguenze significative dai dazi, quest’anno emerge una maggiore preoccupazione per le tensioni commerciali internazionali. Le imprese stanno reagendo diversificando i mercati di sbocco, investendo sulla qualità dei prodotti e migliorando l’efficienza produttiva, mentre tra gli effetti più evidenti viene segnalato l’aumento dei prezzi di vendita, necessario per compensare almeno in parte i maggiori costi sostenuti.

Durante l’incontro, Fava ha presentato anche i due vicepresidenti che lo affiancheranno nel mandato: Enrico Aureli, con delega a manifattura del futuro, intelligenza artificiale, digitale, aerospazio, nautica e automotive, e Nicola Parenti, che si occuperà di energia, sviluppo sostenibile, infrastrutture, trasporti e logistica.

Dal punto di vista macroeconomico, Confindustria prevede per l’Emilia-Romagna una crescita del Pil dello 0,8% nel 2026, dopo il +0,5% registrato nel 2025. Le esportazioni regionali hanno raggiunto nel 2025 gli 84,2 miliardi di euro, corrispondenti al 13,1% dell’export nazionale, confermando la regione al secondo posto in Italia dopo la Lombardia.

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