Immigrazione e occupazione, il caso di Salvi Vivai: “L’intento è far percepire al lavoratore un senso di accoglienza”

Immigrazione e occupazione, il caso di Salvi Vivai: “L'intento è far percepire al lavoratore un senso di accoglienza” 1

di Asia Bertarelli

Marozzo. Nei giorni scorsi si è svolto, presso la Sala Paola Ricci dell’Ecomuseo della Bonifica di Marozzo, l’incontro intitolato “ e migrazioni nel Delta del Po”, che ha esaminato il modello di accoglienza della Salvi Vivai di Lagosanto.

Questo evento ha avuto l’obiettivo di approfondire le dinamiche del lavoro agricolo e l’evoluzione dei flussi migratori stagionali in un’area in cui l’integrazione è diventata un elemento fondamentale per il settore vivaistico.

Hanno portato la loro testimonianza i responsabili del personale Duca Vittoria Dana e Irfan Akram, rappresentanti della Salvi Vivai di Lagosanto. Le loro relazioni hanno delineato un modello organizzativo capace di adattarsi con flessibilità alle varie esigenze culturali e logistiche dei lavoratori.

Immigrazione e occupazione, il caso di Salvi Vivai: “L'intento è far percepire al lavoratore un senso di accoglienza” 2Duca Vittoria Dana, presente in azienda da 15 anni e responsabile per il personale ucraino, polacco, rumeno e moldavo, ha evidenziato come la gestione dei flussi stagionali richieda un equilibrio tra efficienza e sensibilità.

“Per i lavoratori provenienti dalla Romania – ha affermato Duca Vittoria Dana – durante i periodi di alta stagione, l’azienda non offre solo un impiego, ma assicura anche alloggio, servizi di lavanderia, spazi per il tempo libero e trasporti gratuiti per le necessità quotidiane. L’obiettivo è far sentire il lavoratore ben accolto”.

Tuttavia, durante la conferenza è emersa una problematica: il numero di lavoratori provenienti dall’Est Europa è in diminuzione e si riscontra difficoltà nel reperire nuove persone disposte a trasferirsi in Italia. Il gruppo di lavoratori stagionali tende infatti a non rinnovarsi: tornano quasi sempre le stesse persone, mentre mancano nuovi ingressi che possano garantire la continuità del servizio in futuro.

In modo simile ma con differenze, Irfan Akram ha descritto la realtà della comunità pakistana, che conta circa 350 dipendenti e si distingue per una presenza ormai stabile sul territorio. A differenza dei flussi stagionali, la maggior parte dei lavoratori pakistani ha scelto di stabilirsi, affittando case principalmente nel comune di Portomaggiore. L’azienda sostiene questa stabilità offrendo servizi di trasporto per collegare le abitazioni ai luoghi di lavoro.

Al termine dell’evento è stato proiettato un video che, oltre a dare voce alla proprietà, ha illustrato in dettaglio i settori operativi dell’azienda e le diverse varietà coltivate, fornendo una panoramica completa della realtà di Salvi Vivai.

Salvi Vivai si impegna attivamente nella lotta contro il caporalato e lo sfruttamento, come spiegato nel video: una missione che si traduce in contratti regolari, stipendi dignitosi e una rete di servizi gratuiti.

“In un settore spesso sotto i riflettori per episodi di irregolarità – concludono gli organizzatori – l’esperienza di Lagosanto dimostra che l’etica del lavoro e la qualità produttiva possono e devono procedere di pari passo”.

I commenti sono chiusi.