L’Alleanza delle Cooperative Italiane dell’Emilia-Romagna e la Cgil Emilia-Romagna esprimono un parere favorevole riguardo al nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia Sociale, presentato dalla Regione in collaborazione con oltre cinquanta tra istituzioni, associazioni imprenditoriali, sindacati, università e realtà del terzo settore. La firma finale del documento è attesa per il mese di settembre, dopo il completamento delle ultime formalità.
Per l’Alleanza delle Cooperative, il testo incorpora molte delle proposte formulate dalle organizzazioni datoriali durante il lungo dialogo che ha avuto luogo per quasi due anni e introduce un aspetto considerato cruciale: il riconoscimento dell’economia sociale come terzo pilastro dello sviluppo regionale.
“Il percorso intrapreso è stato lungo ma proficuo per approfondire l’analisi sul contesto economico e sociale del territorio, sulle sfide future e per condividere gli obiettivi su cui focalizzare attenzione e risorse – afferma Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna e co-presidente dell’Alleanza delle Cooperative –. Di fronte alle incertezze, ai cambiamenti demografici e ai mutamenti climatici, la qualità sociale che i territori riescono a esprimere diventa un fattore determinante per attrarre persone e investimenti”. Montroni evidenzia inoltre come “la cooperazione, che si basa sulle persone e sui territori, non possa che concordare con questa visione”, ribadendo “l’importanza di considerare l’economia sociale come uno dei pilastri su cui investire per garantire qualità territoriale, promuovere integrazione e combattere le disuguaglianze”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia-Romagna e co-presidente dell’Alleanza, il quale afferma che il nuovo Patto rappresenta “uno degli strumenti più significativi della concertazione in Emilia-Romagna”. Milza sottolinea come “il cambiamento più rilevante risieda proprio nella denominazione del Patto, che da oggi affianca al lavoro e al clima anche l’economia sociale”, evidenziando il valore del dialogo continuo tra istituzioni, enti locali e rappresentanze economiche e sociali.
Per Emanuele Monaci, presidente di Agci Emilia-Romagna e co-presidente dell’Alleanza, il documento “incorpora molte delle osservazioni presentate dalla cooperazione e colloca l’economia sociale tra le direttrici strategiche di sviluppo dell’Emilia-Romagna, unendo sostenibilità, coesione sociale e centralità delle persone”. Ora, aggiunge, “la sfida più significativa sarà tradurre questo documento politico e programmatico negli atti strategici della Regione, a partire da una legge regionale dedicata all’economia sociale”.
Un parere positivo arriva anche dalla Cgil Emilia-Romagna, che definisce il Patto “importante sia nel metodo che nel merito”. Nel metodo, spiega il sindacato, perché “sancisce il principio del confronto preventivo tra istituzioni, sindacati, organizzazioni datoriali e associazioni della società civile”, rafforzando la partecipazione e la democrazia nelle decisioni strategiche della Regione.
Nel merito, invece, il Patto “afferma con chiarezza che non può esserci sviluppo senza difesa e qualità del lavoro”, prestando particolare attenzione alla protezione delle professionalità anche di fronte alle sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla sovranità tecnologica.
Tra gli aspetti distintivi sottolineati dalla Cgil figurano il potenziamento delle politiche di genere, l’ampliamento dei tavoli provinciali di crisi per la salvaguardia dell’occupazione, la lotta contro l’illegalità, il caporalato e lo sfruttamento, la sicurezza sul lavoro come valore “non negoziabile”, il rafforzamento del welfare pubblico e universale e il ruolo dell’istruzione e della formazione come motore di crescita sociale.
Rispetto al Patto del 2020, nato durante l’emergenza pandemica, la Cgil individua nel nuovo testo “un salto culturale significativo”, rappresentato proprio dall’introduzione dell’economia sociale come “terza gamba” accanto al sistema pubblico e al mercato, capace di redistribuire benessere e opportunità e di sostenere sia le fragilità individuali sia quelle dei territori più periferici.
Dal Patto, una volta firmato, deriveranno inoltre tavoli specifici dedicati a trasporti, energia, nuova legge urbanistica e strategia regionale per la logistica, con l’obiettivo di consentire alla Regione di pianificare interventi e risorse in modo condiviso e anticipato rispetto ai prossimi anni di legislatura. Per la Cgil, infine, il documento sarà sottoposto a un percorso di validazione interna affinché diventi “un autentico strumento di partecipazione” per lavoratori, pensionati, imprese e cittadini dell’Emilia-Romagna.