Prometeia: a rialzo la stima della crescita del valore aggiunto in provincia di Ferrara nel 2026 (+0,4%)
La società di ricerche economiche Prometeia ha rivisto al rialzo la stima della crescita del valore aggiunto in provincia di Ferrara per il 2026, portandola a +0,4%, un incremento di tre decimi di punto percentuale rispetto all’edizione precedente del report.
La revisione positiva è dovuta a diversi fattori: il calo inatteso della domanda mondiale di petrolio, in particolare in Cina e Giappone, che ha prolungato i tempi di attesa per il ristabilimento dell’equilibrio dei prezzi; la minore trasmissione dei rincari ai beni non energetici; e l’effetto trainante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che si avvicina alla fase conclusiva.
Un’attenzione particolare è rivolta al secondo trimestre dell’anno corrente, in cui l’Industria tra le imprese con fino a 500 dipendenti mostra segnali di resistenza. Nonostante un lieve calo della produzione (-0,3%), gli ordini sono cresciuti dell’1,3%, trainati principalmente dalle commesse estere che hanno registrato un +1,8%. Riprendono anche i settori delle Costruzioni, con un +2,9% per il volume d’affari rispetto allo stesso trimestre del 2025 (con un risultato medio regionale di +0,5%), e dell’Artigianato edile (+3%), che aveva risentito maggiormente della riduzione delle opere di ristrutturazione edilizia con la fine degli incentivi statali.
Il Commercio al dettaglio rallenta (-0,9%), penalizzato dall’inflazione, mentre la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) mostra segnali di miglioramento (+0,7%). Tra i comparti del commercio, quello alimentare registra un calo del -0,4% e quello non alimentare un -1,7%. In espansione l’export: secondo i dati provvisori del commercio internazionale forniti dall’Istat relativi al primo semestre dell’anno, le esportazioni complessive a valore corrente delle imprese ferraresi segnano un +5,7%, superando la media nazionale (+4,5%) e quella dell’Emilia-Romagna (+3%). Resta preoccupante il divario di genere, sia nelle posizioni dirigenziali che nelle retribuzioni: le donne ricoprono il 24% dei ruoli apicali e il divario retributivo settimanale lordo, a parità di qualifica, si attesta complessivamente al -21%.
Queste sono alcune delle principali evidenze emerse il 29 settembre durante la presentazione dell’Osservatorio sull’economia provinciale della Camera di Commercio, alla presenza di Paolo Govoni, vicepresidente della Camera di commercio di Ferrara-Ravenna, di Guido Caselli, direttore del Centro Studi di Unioncamere Emilia-Romagna, nonché di rappresentanti dell’Università, di Istituzioni e delle Associazioni di categoria.
«Ogni giorno – ha sottolineato Govoni – raccontiamo di progettualità concrete, di un territorio in trasformazione, di investimenti già attivati e di risultati tangibili che, spesso, si traducono in realtà operative. Tutto ciò avviene senza ignorare le criticità e le fragilità strutturali che ancora permangono, ma con la consapevolezza di poter contare su una autentica volontà di rilancio. Le nostre imprese guardano al futuro con determinazione e orgoglio, forti di una identità che si riscopre capace di generare sviluppo, attrattività e nuove prospettive per la comunità e per il sistema produttivo locale».
«Ferrara – ha concluso Govoni – dovrà affrontare sfide importanti da qui al 2030 per consolidare e rafforzare la propria competitività. Aumentare la produttività deve essere il nostro obiettivo e, per farlo, è necessario ripensare l’impresa, mettendo a terra il potenziale innovativo, integrando sempre più l’intelligenza artificiale nei processi industriali, sapendo valorizzare la voce e il contributo delle donne e delle giovani generazioni».
Le imprese guidate da giovani imprenditori rappresentano una componente strategica del sistema produttivo ferrarese, ma spesso si scontrano con ostacoli legati alla minore esperienza, a reti relazionali meno ampie e a maggiori difficoltà nell’accesso a competenze specifiche e mercati. Un’indagine della Camera di Commercio, elaborata sulla base dell’approfondimento «Il ruolo dei distretti per le imprese giovanili» realizzato dal Centro Studi Tagliacarne all’interno del 18° Rapporto annuale «Economia e Finanza sui distretti industriali» di Intesa Sanpaolo, evidenzia come l’appartenenza a un distretto industriale possa attenuare questi vincoli, favorendo crescita, investimenti e competitività. Le imprese giovanili inserite nei distretti mostrano, infatti, migliori prospettive di fatturato ed export, una maggiore propensione a investire in innovazione, tecnologie digitali, sostenibilità e formazione del personale, oltre a beneficiare di filiere più integrate e di un più agevole accesso a relazioni commerciali e istituzionali.
La presenza di reti collaborative con imprese, università e centri di ricerca rafforza inoltre i processi di apprendimento e diffusione della conoscenza. Il distretto emerge così come un fattore abilitante per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile, capace di sostenere percorsi di crescita e di rafforzare la capacità competitiva delle imprese.
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