Protesta dei lavoratori per le elevate temperature all’interno dello stabilimento.

San Giovanni di Ostellato. Nella giornata di oggi, lunedì 29 giugno, i dipendenti della VSG Plant Sirio, situata nello stabilimento di San Giovanni di Ostellato, hanno deciso di fermarsi. Questa protesta è scaturita dall’esasperazione per le temperature insopportabili riscontrate all’interno dell’officina.

“Stiamo affrontando un evidente e strutturale cambiamento climatico – dichiara la Fiom di Ferrara -. Da anni, in questo periodo, si registrano picchi di calore estremi che rendono pericoloso lo svolgimento delle attività lavorative: sia all’interno che all’esterno delle officine metalmeccaniche, nei campi agricoli e sulle impalcature edili”.

La Fiom considera “inaccettabile che il rischio per la salute e la sicurezza venga completamente trasferito sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Attualmente, l’unico vero strumento di autotutela rimasto è lo sciopero. Una decisione estrema che, come è noto, ha un impatto significativo sulle retribuzioni di chi lavora”.

Le ordinanze regionali emesse in queste settimane tutelano solo una parte della forza lavoro (quella che opera costantemente all’esterno). Ma cosa accade a chi lavora all’interno degli impianti nei capannoni?

“In questi giorni le temperature interne raggiungono quasi i 39 gradi – avverte il sindacato -. È necessario un intervento immediato anche per queste lavoratrici e questi lavoratori. L’azione sindacale di contrattazione sui ritmi e sull’organizzazione del lavoro è forte dove è presente la rsu, ma a volte le controparti aziendali si mostrano ostili a discutere interventi efficaci, seppur minimi, per garantire la sicurezza. Immaginiamo cosa possa accadere nei luoghi di lavoro privi di rsu”.

La Fiom ritiene fondamentale agire su due fronti. In primo luogo, è necessario un aggiornamento immediato dei dvr: “è essenziale che le aziende includano nel Documento di Valutazione dei Rischi il rischio da calore, identificando insieme a RLS e RSU le misure concrete da adottare al superamento di determinate soglie termiche”.

In secondo luogo, sempre secondo il sindacato, “è necessario un protocollo generale istituzionale: le istituzioni e le parti sociali devono definire un protocollo generale vincolante — simile a quanto realizzato durante l’emergenza Covid — che delinei gli interventi obbligatori in tutti i luoghi di lavoro quando scatta l’allerta caldo, inclusa la sospensione delle attività tramite il ricorso alla Cassa Integrazione (Cigo)”.

“In Italia, in media, continuano a morire 3 lavoratori al giorno – avverte la sigla dei metalmeccanici della Cgil -. La questione della sicurezza non può più essere trascurata, né possiamo abituarci al rischio di perdere la vita sul lavoro, sia per un infortunio grave che per un malore causato dal caldo opprimente. La salute deve avere la priorità rispetto al profitto”.

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