Flotta, droni a bordo di quattro nuove imbarcazioni che si uniscono all’operazione: presenti anche ex militari statunitensi.
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Una nuova ondata di imbarcazioni si dirige verso Gaza, con un nuovo tentativo di intercettazione. Quattro navi della Freedom Floatilla Coalition, in rotta verso Creta per riunirsi con le imbarcazioni sfuggite al raid israeliano, sono state seguite ieri notte da droni e navi “fantasma” in acque internazionali al largo della Grecia. “Tutti gli occhi sulla Freedom, siamo sotto osservazione”, il messaggio che ha rapidamente circolato dai ponti delle navi ai social e ai centri di coordinamento della missione a terra.
“Imbarcazioni sotto sorveglianza militare attiva”
L’allerta è scattata intorno alle 21, quando i droni hanno cominciato a sorvolare la piccola flotta a quote sempre più basse. Poco dopo, gli equipaggi hanno riferito di aver udito il rumore di un aereo. Applicazioni pubbliche di tracciamento – hanno comunicato da bordo – come Marine Traffic hanno rivelato che un Lockheed Martin statunitense ha sorvolato a lungo la flotta, mentre le navi a babordo hanno iniziato a notare luci di posizione bianche che si sono spente all’improvviso. Subito è giunto l’allerta dal mare. “Le imbarcazioni sono sotto sorveglianza militare attiva e intimidazioni”, hanno fatto sapere da bordo.
Il timore di un nuovo attacco
Per ore le vele hanno giocato a un gioco di gatto e topo con imbarcazioni che non si sono mai identificate, ma a bordo tutti sospettano o temono che potessero essere israeliane. D’altronde, è noto – ed è una preoccupazione condivisa anche dal resto della Flotilla che si prepara a lasciare Creta per dirigersi verso la Turchia – che un ulteriore attacco è altamente probabile, come anticipato da indiscrezioni trapelate sulla stampa israeliana che parlano di una “strategia a più fasi”, mirata anche a ridurre il numero di navi in viaggio verso la Striscia.
“Quale sarà la prossima mossa?”, è la domanda che si pongono i capitani, intenti a studiare le rotte. Le acque turche o quelle su cui Ankara ha giurisdizione sembrano a molti un rifugio sicuro e, una volta lì, altre venti vele dovrebbero unirsi alla spedizione. Tuttavia, per raggiungerle c’è un tratto di acque internazionali da attraversare e il rischio di un nuovo intervento – è la preoccupazione di molti – è presente. Nel Mediterraneo, diventato una scacchiera, le quattro imbarcazioni in arrivo dall’Italia rappresentano un’ulteriore variabile.
La miniflotta della Freedom
In rotta verso Creta la Perseverance, la Lina al Nablusi, la Tenaz e la Adalah, nave organizzata dalle associazioni statunitensi e dai veterani dell’esercito americano. “Questa flotta è una risposta all’escalation provocata da Israele”, spiega Ann Wright, ex colonnello dell’esercito pluridecorata e ex diplomatica, divenuta nota per essersi dimessa in segno di protesta all’epoca dell’offensiva contro l’Iraq nel 2003, oggi figura di riferimento del pacifismo internazionale e tra le organizzatrici della flotta. “Se i governi falliscono, le persone si mobilitano, organizzandosi oltre i confini e rifiutandosi di accettare un mondo in cui i crimini di guerra sono normalizzati”.
La nave dei veterani statunitensi
Non è la prima volta che ex militari americani partecipano a una missione navale umanitaria diretta verso Gaza. Anche a ottobre, un gruppo di veterani si è imbarcato su un vecchio scafo che ha tentato di raggiungere la Striscia e, come gli altri, è stato catturato, trasportato ad Ashdod e successivamente nel Negev, dove per giorni sono stati detenuti in carcere. “Le nostre navi – spiegano oggi – non si limitano a portare aiuti, ma rappresentano una sfida a un blocco tanto illegale quanto letale. Mirano a rompere un assedio illegale e il sistema di impunità che costringe i palestinesi a chiedere aiuto. Mentre la comunità internazionale continua a proteggere Israele, la società civile si mobilita”. E negli Stati Uniti, gli “equipaggi di terra” hanno già avviato la mobilitazione.
Le proteste negli Stati Uniti
Mail bombing al dipartimento di Stato, lettere indirizzate al Congresso, raccolte firme, manifestazioni contro la “vergognosa nota” – così la definiscono – con cui il Dipartimento di Stato ha criticato la Flotilla, nonostante a bordo della prima ondata di navi ci fossero 15 statunitensi e molti di loro siano stati intercettati. La richiesta principale è una: l’immediata liberazione di Said Abukashek e Thiago Avila, gli unici due attivisti catturati dopo l’ultimo raid israeliano in acque internazionali e, a differenza degli altri 173, rilasciati a Creta, sono stati trasportati fino in Israele, dove attualmente sono detenuti. Oggi entrambi dovrebbero tornare davanti al giudice di Ashkelon, chiamato a decidere un eventuale prolungamento della loro detenzione.
Le mobilitazioni per i due attivisti detenuti in Israele
Una situazione che preoccupa molti all’interno e all’esterno della Flotilla, alimenta manifestazioni e in Italia è arrivata fino in Parlamento, dove è stata presentata un’interrogazione parlamentare, a prima firma del deputato Arturo Scotto del Pd, che chiede al governo “quali iniziative urgenti intenda intraprendere per difendere e riportare a casa le persone rapite e sequestrate su una nave battente bandiera italiana e che quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti sequestrate sul suolo italiano”.
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