Alleanza Verdi Sinistra e Possibile: “La tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro è una battaglia comune”

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Alleanza Verdi Sinistra e Possibile Ferrara si esprimono riguardo al tragico incidente occorso il 16 luglio a Masi Torello, dove un lavoratore di 38 anni è caduto dal tetto di un capannone da un’altezza di otto metri, perdendo la vita dopo ore di sofferenza.

“Di fronte a una vita spezzata – scrivono – il silenzio non è un’opzione. Seguiremo con attenzione e riponiamo piena fiducia nel lavoro delle autorità competenti che si occupano delle indagini, impegnate nel compito cruciale di ricostruire le circostanze di quanto accaduto.”

Allo stesso tempo, ritengono però “che questo ennesimo inaccettabile dramma” imponga “a tutte e tutti noi di affrontare la realtà strutturale di un fenomeno che non sembra arrestarsi e che non può essere considerato come ‘fatalità’.”

Affermano di non poter “rimanere in silenzio di fronte a dati che parlano chiaro: nella nostra provincia le segnalazioni di infortunio sono aumentate del +1,7% nell’ultimo anno, all’interno di un contesto regionale che registra una media drammatica di oltre 200 segnalazioni al giorno.”

“Purtroppo – aggiungono – i dati sono inequivocabili: nella nostra provincia le segnalazioni di infortunio sono aumentate del +1,7% nell’ultimo anno, all’interno di un contesto regionale che registra una media drammatica di oltre 200 segnalazioni al giorno.”

Il dato più straziante che riportano è quello delle vite spezzate: “L’Emilia-Romagna ha chiuso il 2025 con ben 92 decessi sul lavoro, e i primi dati provvisori dei primi cinque mesi del 2026 segnalano già 28 vittime.”

“Dietro a queste fredde statistiche – scrivono – ci sono persone, padri, madri, giovani che non sono tornati a casa. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un semplice adempimento burocratico.”

Inoltre, “di fronte alle ultime novità normative, come il recente Accordo Stato-Regioni sulla formazione”, avvertono “il forte limite di regole che rischiano di tradursi in adempimenti formali, trascurando la sostanza: non basta riformare i corsi se non si interviene sulla reale efficacia della formazione pratica e sui controlli fisici all’interno delle aziende.”

Ritengono che le leggi da sole non siano sufficienti “se i datori di lavoro non decidono di considerarle come una garanzia per la vita e non come un costo da ridurre per non rallentare i ritmi di produzione.”

“Gli infortuni – sostengono – non sono quasi mai eventi tragici imprevisti, ma il risultato di scelte organizzative che pongono il profitto e la fretta davanti alla sicurezza delle persone.”

Ritengono quindi essenziale “una profonda svolta culturale affinché la formazione diventi un diritto reale, pratico e partecipato.”

“Crediamo fermamente – concludono – che la sicurezza non debba essere una delega in bianco o una battaglia solitaria dei singoli, ma una lotta collettiva, dentro e fuori i luoghi di lavoro.”

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