Avs e Possibile Ferrara: “Sicurezza, l’esecutivo si concentra esclusivamente sulla repressione”
Alleanza Verdi e Sinistra e Possibile Ferrara esprimono forti critiche riguardo alle politiche di sicurezza adottate dal governo Meloni, definendole “sempre le più semplici e le meno efficaci” e affermando che risultano “spesso in contraddizione con i principi Costituzionali e di civiltà”. Le due forze politiche sostengono che l’esecutivo non si occupi delle cause profonde dei problemi, ma si limiti a proporre esclusivamente misure repressive.
Nel documento si sottolinea che “non c’è mai nemmeno il tentativo di affrontare la complessità, di andare alla radice del problema” e che le risposte del governo “sono sempre e solo emotive, mirate a inseguire o, peggio ancora, a provocare la richiesta di sangue”. Per Avs e Possibile Ferrara, questa strategia mira a identificare “un capro espiatorio ideale (i giovani delinquenti, preferibilmente stranieri)” e, al contempo, a promuovere “il più sfrenato individualismo (mi faccio giustizia da solo)”.
Le critiche si focalizzano in particolare sul Decreto Caivano e sulle più recenti misure legislative riguardanti la giustizia minorile. Secondo il coordinamento, il decreto ha portato a “un sovraffollamento delle carceri minorili, poiché sono aumentati arresto e detenzione prima del processo, la riduzione delle misure alternative e dei percorsi di recupero”, ottenendo “esattamente l’opposto di quanto previsto dalla nostra Costituzione” senza che “la sicurezza” sia “minimamente aumentata”.
Nel mirino finisce anche il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri riguardante l’imputabilità dei minori. Avs e Possibile Ferrara ricordano che l’attuale codice penale prevede una valutazione caso per caso della capacità di intendere e di volere dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, mentre la riforma “ribalta l’onere della prova: tutti punibili a meno che il giudice decida diversamente”.
Le due forze politiche richiamano inoltre le osservazioni espresse da Magistratura Democratica, secondo cui la novità sarebbe priva di “effettiva funzione giuridica”, sostenendo che si tratti di “sola propaganda”. A loro avviso, il provvedimento “criminalizza i giovanissimi” e rappresenta “un arretramento culturale”, ignorando le evidenze scientifiche sullo sviluppo cognitivo degli adolescenti.
Nel documento vengono citate anche le posizioni del presidente di Unicef Italia, Nicola Graziano, che ha evidenziato come la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza “richieda che ogni provvedimento riguardante i minorenni sia orientato al loro superiore interesse e a un approccio educativo, non punitivo”. Viene inoltre menzionato il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, che individua come principio fondamentale della giustizia minorile una “valutazione individualizzata della maturità psicologica ed emotiva, da accertare caso per caso e non da presumere”.
Secondo Avs e Possibile Ferrara, il governo continua a concentrarsi esclusivamente sulla repressione, senza affrontare le cause profonde del disagio giovanile. Tra queste vengono indicate la povertà educativa, la dispersione scolastica, la mancanza di spazi di aggregazione, sport e cultura, la debolezza delle reti di sostegno familiare e sociale, la precarietà lavorativa e abitativa e la necessità di riconoscere la cittadinanza ai giovani nati in Italia.
Le critiche si estendono anche al territorio ferrarese. Nel comunicato si afferma che nei Comuni governati dal centrodestra “gli spazi aggregativi per i giovani vengono ostinatamente smantellati” e che associazioni come Resistenza e Cittadini del Mondo siano state sfrattate. Viene inoltre richiamata la questione dello sgombero del Grattacielo, considerata un esempio della “fragilità, voluta, della rete di protezione sociale”.
In conclusione, Avs e Possibile Ferrara chiedono che il Parlamento respinga quello che definiscono “questo ennesimo, pericoloso, Ddl”, ribadendo che “se si vuole Sicurezza la si deve garantire a tutti, altrimenti è davvero solo propaganda”. Il comunicato si chiude con un’ulteriore critica all’esecutivo, mettendo in discussione la sua credibilità sul tema della sicurezza alla luce delle proprie scelte politiche e istituzionali.
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