Biennale, Giuli critica Buttafuoco: “Inadeguato menzionare Mattarella”. Nuova azione delle Pussy Riot.

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La Biennale continua a essere al centro di polemiche. È stato considerato “inopportuno portare a ” le dichiarazioni rilasciate dal presidente di ItaliaNow durante la presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha manifestato il suo disappunto riguardo al discorso del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, il quale ha citato alcuni passaggi dell’intervento di Sergio Mattarella al Colle di fronte agli attori in corsa per il premio (“Siate liberi e audaci”). Secondo Giuli, “questo rappresenta un aspetto di sgrammaticatura”, ha dichiarato in un’intervista a SkyTg24 Live a . Inoltre, il ministro ha sottolineato che “la Russia putinista è presente a Venezia grazie a un accordo stipulato alle spalle del governo, eludendo le sanzioni”.

Prosegue il conflitto tra Giuli e Buttafuoco

Il conflitto tra Giuli e Buttafuoco non si è quindi risolto. Dopo la decisione del presidente della Biennale di riaprire il padiglione russo, chiuso nel 2022, il confronto tra i due continua. Buttafuoco? “Gli ho inviato l’ultimo messaggio venerdì scorso, un messaggio di dissenso affettuoso ma non ho ricevuto risposta. Così siamo rimasti, ma ora guardiamo avanti”, ha spiegato il ministro della Cultura. Riguardo a un possibile incontro con il presidente della Biennale durante la visita di Giuli, ha aggiunto: “Non so se ci sarà, forse avrà altro da fare. Quello che posso dire è che l’aspetto personale è stato eccessivamente messo in evidenza dal cono di luce mediatico, a scapito della verità delle cose che è piuttosto brutta”.

Nuova manifestazione delle Pussy Riot

Le non si fermano. A Venezia, le forze di polizia hanno bloccato il tentativo di blitz delle attiviste anti- dei collettivi Pussy Riot e Femen prima di raggiungere piazza San Marco. Le manifestanti, indossando un passamontagna rosa, hanno corso dalla piazza della chiesa di San Moisè verso la celebre piazza, ma dopo pochi metri sono state fermate da un cordone di polizia lungo Salizada San Moisè, di fronte alla calle di Cà Giustinian, dove si trova la sede della Fondazione Biennale. Qui Nadya Tolokonnikova, leader delle Pussy Riot, è riuscita a entrare per tentare di parlare con il presidente Pietrangelo Buttafuoco – assente in quel momento perché all’Arsenale – ed è stata ricevuta da un funzionario. Le è stato suggerito di inviare una mail con il suo numero di telefono per essere richiamata. Nel frattempo, fuori, contro la riapertura del padiglione russo sono stati intonati cori e slogan come “No al sangue russo a Venezia” e “No a Putin a Venezia”.

La protesta ha avuto ripercussioni nella stretta via, causando disagi a centinaia di turisti e cittadini, costretti a cercare percorsi alternativi per aggirare il blocco.

Questo è solo l’ultimo blitz delle manifestanti a Venezia. Come annunciato, ieri hanno fatto irruzione davanti al padiglione russo intonando slogan contro Putin e lanciando fumogeni rosa alternati a quelli giallo e blu, i colori della bandiera . Alla protesta delle attiviste hanno partecipato anche alcuni manifestanti vicini ai dissidenti russi. Nel frattempo, dopo le dimissioni della giuria internazionale, si sono registrate ulteriori defezioni: il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry “per indisponibilità dell’ultima ora” non prenderanno parte all’evento della Parola/Il dissenso e la pace previsto durante la preapertura della Biennale.

Altre forme di contestazione seguiranno. Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression lanciano un appello a partiti e società civile: “No alla propaganda travestita da cultura del Padiglione Russia, megafono di un regime liberticida. Portiamo in laguna la vera arte libera, russa e dei popoli colonizzati e oppressi dall’imperialismo russo”, si legge in una nota, secondo cui “si rafforza e si allarga il fronte politico e civile che aderisce e sostiene la ‘Biennale del Dissenso’, il corteo che il prossimo sabato 9 maggio alle 10 partirà dal Ponte della Paglia e, lungo Riva degli Schiavoni e Riva Sette Martiri, arriverà fino ai Giardini della Biennale”, a Venezia. Hanno già aderito: Memorial Italia, Comunità degli ucraini di Venezia, Associazione radicale Adelaide Aglietta, Associazione Enzo Tortora – Radicali , Radicali Verona, Ponte Atlantico, +Europa, Azione, Partito Liberaldemocratico, insieme a Ivan Scalfarotto e Lia Quartapelle. “È un’iniziativa aperta a cittadini, associazioni e istituzioni che non intendono accettare che la cultura europea diventi lo spazio di legittimazione, anche indiretta, di regimi liberticidi

“L’iniziativa – prosegue la nota – nasce da una convinzione non negoziabile: non esiste neutralità possibile tra libertà e oppressione. Quando l’arte viene strumentalizzata come propaganda di un regime autoritario, a strumento che vuole coprire crimini e criminali di guerra, il silenzio o l’equidistanza diventano complicità. Non contestiamo l’arte, ma l’arte di regime – affermano i promotori – Rifiutiamo l’ipocrisia di una neutralità culturale che finisce per legittimare la violenza politica.”

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