Central Bosc, Fiorentini: “Interrompere il modulo, assente l’informativa sulla privacy e dati trasferiti a terzi”
“Secondo il Comune di Ferrara, la partecipazione si limita alla scelta del nome di un — meritevole — nuovo parco. E fin qui nulla di nuovo: rientra nella consueta gestione di una Giunta orientata alla propaganda”. Così inizia il consigliere Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo), sottolineando però che il modulo utilizzato per la selezione del nome del Central Bosc “non include né l’informativa sulla privacy né un link per consultarla e richiede obbligatoriamente non solo di possedere un account Google, ma soprattutto di accettare il trattamento dei dati per scopi di marketing, commerciali e promozionali, arrivando a prevedere promozioni di servizi e prodotti da parte di terzi”.
Il consigliere ha presentato un’interpellanza urgente rivolta al Sindaco e, per conoscenza, all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
“Per esprimere come vorremmo chiamare un parco pubblico — afferma Fiorentini — i cittadini sono costretti ad accedere con un account Google, fornire nome, cognome ed e-mail e infine selezionare una casella con l’unica opzione “ACCETTO” per autorizzare un trattamento dei dati estremamente ampio e inadeguato rispetto agli scopi. Non è possibile rifiutare marketing e cessione a terzi, e allo stesso tempo partecipare. È questa la partecipazione secondo il Comune di Ferrara? Anche per una questione semplice come un sondaggio su un nome, si crea un modulo pieno di ostacoli che termina con un consenso commerciale obbligatorio, con tanto di cessione a terzi?”.
Dal modulo risulta facoltativo il consenso per ricevere informazioni sull’inaugurazione del parco, ma è obbligatorio accettare messaggi commerciali e promozionali, oltre alla possibilità di ricevere da terzi promozioni di servizi o prodotti.
“Si tratta di un consenso molto ampio, generico e del tutto inadeguato rispetto alla scelta del nome di un parco e alle funzioni di un’amministrazione comunale”, continua Fiorentini. “Spero che sia solo un errore dovuto a superficialità” commenta il consigliere comunale, che si interroga: “se non fosse così, chi sono questi terzi? A chi possono essere comunicati i dati? Quali prodotti o servizi dovrebbero essere promossi? In base a quale competenza istituzionale il Comune raccoglie consensi commerciali mentre organizza una consultazione civica?”.
Nel modulo il cittadino è inoltre invitato a dichiarare di avere “ricevuto, letto e compreso” l’informativa sul trattamento dei dati personali. Al momento della presentazione dell’interpellanza e della redazione di questo articolo né il modulo né l’articolo pubblicato su Cronaca Comune contenevano il testo dell’informativa specifica o un link per consultarla.
“Siamo – prosegue Fiorentini – in una situazione paradossale: il cittadino deve certificare obbligatoriamente di aver letto un’informativa che non gli viene mostrata. La privacy non è una formula da copiare e incollare in fondo a un modulo per mettersi formalmente al riparo. È un obbligo sostanziale dell’Amministrazione e una garanzia dovuta a ogni cittadino”.
L’interpellanza richiede di sapere chi ha redatto e autorizzato il modulo, se il Responsabile della protezione dei dati del Comune sia stato coinvolto in anticipo, quanti dati e consensi siano già stati raccolti, se siano stati esportati o comunicati e quali siano i tempi di conservazione e le misure di sicurezza adottate. Viene inoltre chiesto di chiarire quale ruolo rivesta Google nel trattamento e perché, per esprimere una semplice preferenza, sia necessario associare stabilmente nome, cognome ed e-mail al voto.
“Ho richiesto – afferma il consigliere – la sospensione cautelativa del modulo e il blocco immediato di qualsiasi utilizzo dei dati per scopi commerciali, promozionali o di marketing. Se si è trattato dell’ennesimo copia-incolla affrettato da un modello commerciale, il Comune lo ammetta, individui le responsabilità e informi con trasparenza le persone che hanno già compilato il modulo. Se invece quella clausola è stata inserita consapevolmente, la Giunta spieghi quale sia il piano dietro la raccolta di questi consensi”.
“La partecipazione – conclude – non può essere un pretesto per l’ennesimo post sui social, né può essere subordinata all’apertura di un account presso una multinazionale estera e all’accettazione del marketing. Prima di chiedere fiducia e dati ai cittadini, il Comune dovrebbe almeno imparare a rispettarli”.
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