Daspo per i senza fissa dimora. L’amministrazione comunale: “Sono stati attivati anche i servizi sociali?”

di Anna Zonari*

Recentemente, alcuni abitanti hanno segnalato la presenza di individui nel parco di via Renata di Francia durante le ore notturne, richiedendo un intervento per ripristinare condizioni di pulizia, sicurezza e piena accessibilità dell’area.
Richieste legittime.

Il Comune ha ora comunicato che la Polizia Locale ha identificato tre persone senza fissa dimora che si trovavano a dormire nel parco e ha emesso nei loro confronti un ordine di allontanamento della durata di quarantotto ore.
L’azione degli agenti non è in discussione. Un parco pubblico deve essere sicuro, ben curato e fruibile da residenti, famiglie e bambini.

Tuttavia, l’allontanamento per quarantotto ore non può essere considerato, da solo, una soluzione a una situazione che coinvolge individui in condizioni di grave marginalità.

Commentando l’operazione, l’assessora Cristina Coletti ha sottolineato l’importanza di combattere le situazioni di degrado e di proteggere la funzione sociale degli spazi pubblici. È proprio questa affermazione a sollevare una domanda: oltre all’intervento della Polizia Locale, sono stati attivati anche i servizi sociali competenti?

Cristina Coletti non è solo assessora alla Sicurezza. Ha anche le deleghe per le Politiche sociosanitarie e abitative. In una situazione come questa, le due responsabilità dovrebbero procedere di pari passo.
Ferrara dispone di un’Unità di strada specificamente dedicata alle persone senza dimora, coordinata da ASP Centro Servizi alla Persona. Gli operatori hanno il compito di raggiungere le persone nei luoghi in cui risiedono, stabilire un contatto, comprenderne le necessità e accompagnarle, quando possibile, verso i servizi sociali, sanitari, abitativi e di accoglienza.

È stata informata l’Unità di strada? I suoi operatori hanno avuto modo di incontrare le tre persone prima, durante o dopo l’intervento della Polizia Locale?
È stato verificato se fossero già note o seguite dai servizi? Se provenivano da altri territori, sono stati contattati i servizi sociali dei Comuni competenti?

Se gli operatori avessero riscontrato anche problemi sanitari o legati alle dipendenze, sarebbe potuta essere coinvolta l’Unità di strada del Servizio per le dipendenze patologiche dell’AUSL. Non spetta alla politica formulare diagnosi, ma è compito dell’amministrazione garantire che le persone possano essere incontrate e valutate dai professionisti adeguati.

Cosa accadrà al termine delle quarantotto ore? Le tre persone torneranno nello stesso parco, si sposteranno in un’altra area della città oppure qualcuno avrà tentato di costruire con loro una possibile alternativa?

La protezione dei residenti e quella delle persone vulnerabili non sono obiettivi in conflitto. Nelle situazioni di grave marginalità, gli interventi di sicurezza devono necessariamente essere affiancati da quelli sociali, sanitari e abitativi.

La funzione sociale di uno spazio pubblico non si preserva solo allontanando chi vi dorme. Si tutela garantendo la sicurezza di chi lo frequenta, ma anche assicurando il funzionamento dei servizi che devono prendersi cura delle persone più fragili.

Nel comunicato del Comune abbiamo visto intervenire l’assessora alla Sicurezza. Attendiamo di sapere quali azioni abbia intrapreso, nella stessa situazione, l’assessora alle Politiche sociosanitarie e abitative.

Consigliera comunale – Gruppo Consiliare La Comune di Ferrara

Lega