Fiorentini ricorda Bonino: «Un punto di riferimento per l’Italia»

di Leonardo Fiorentini*
È tornata alla mente in questi giorni un’immagine recente di Emma Bonino: quella del suo incontro con Papa Francesco. Due persone provenienti da mondi lontanissimi, con storie, convinzioni e idee anche profondamente diverse, che si incontrano e si riconoscono nell’impegno per un mondo migliore.
È un’immagine potentissima. Racconta la possibilità di non cancellare le differenze e, allo stesso tempo, di trovare terreni comuni sui quali combattere insieme: contro la pena di morte, per la dignità delle persone, per la pace, per i diritti delle persone migranti, degli ultimi. E quindi di tutti. In un tempo nel quale la politica sembra vivere soprattutto della costruzione del nemico, quell’incontro ci ricorda che si può essere radicalmente diversi e riconoscersi comunque nelle battaglie che contano.
Forse è anche per questo che la morte di Emma Bonino lascia un vuoto che va ben oltre la storia radicale.
Non ho condiviso tutto il suo percorso politico. Ci sono state scelte e alleanze che ho sentito molto lontane dalla mia storia e dalla mia idea di un’Italia progressista, anche prima della stagione del rapporto con Silvio Berlusconi. Ma le differenze non possono cancellare ciò che Emma Bonino ha rappresentato per l’Italia.
La sua è stata una vita dedicata ai diritti e alle libertà: l’autodeterminazione delle donne, l’aborto, il divorzio, i diritti delle persone detenute, la lotta contro la pena di morte, i diritti umani. Battaglie iniziate spesso quando sostenerle significava essere minoranza, esporsi personalmente, praticare la disobbedienza civile e pagarne le conseguenze. Lotte che però poi hanno garantito i diritti a tutte e tutti.
E poi c’è una storia comune che sento particolarmente: quella dell’antiproibizionismo. Bonino è stata per decenni una delle voci più forti della battaglia per cambiare le politiche sulle droghe e legalizzare la cannabis. E non è solo un ricordo lontano delle battaglie con Marco Pannella. Pochi anni fa abbiamo condiviso una mobilitazione straordinaria sul referendum Cannabis Legale, capace di raccogliere oltre mezzo milione di firme in pochissimi giorni. Emma era ancora lì, a metterci la faccia, la voce e una storia politica lunga decenni.
La Corte costituzionale ci impedì di arrivare al voto, sulla cannabis legale, come sull’eutanasia. Sarebbe potuto essere uno spartiacque politico tale da evitare la cavalcata delle destre e costruire un’Italia diversa. Non è stato così, ma quella campagna rimane per me il ricordo concreto di una lotta che ha visto insieme generazioni e storie diverse unite dalla convinzione che il proibizionismo non protegga le persone e che cambiare le politiche sulle droghe significhi parlare di libertà, salute, diritti e responsabilità.
E infine l’Europa. Ha continuato ostinatamente a immaginarla non come semplice mercato, moneta o insieme di regole, ma come progetto politico. Oggi, mentre tornano nazionalismi, guerre e politiche di potenza, quell’idea federalista è ancora più necessaria: un’Europa democratica, capace di agire politicamente e di difendere diritti e libertà.
È per tutto questo che Emma Bonino resterà un riferimento importante per l’Italia, anche per chi, come me, non ne ha condiviso tutto il percorso. È anche per questo che sono contento che il Consiglio comunale di Ferrara abbia oggi condiviso un momento di ricordo della sua figura politica e umana.
La politica migliore è anche questo: incontrarsi senza diventare uguali, attraversare storie differenti e riconoscere le battaglie che meritano di essere combattute insieme.
Grazie, Emma.
*Consigliere comunale Civica Anselmo
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