La medaglia e il riconoscimento.
Venerdì 17 aprile, il Comune di Ferrara ha dedicato un’area verde a Sergio Ramelli, un giovane di diciotto anni militante del Fronte della Gioventù, assassinato a Milano nel 1975 da attivisti di Avanguardia Operaia. L’iniziativa è stata proposta dal vicesindaco Alessandro Balboni, presidente provinciale di Fratelli d’Italia.
L’omicidio di Ramelli è stato un evento tragico riconosciuto dalla giustizia. Tuttavia, il significato pubblico di questa iniziativa va oltre la semplice memoria individuale e si inserisce in una lettura politica più ampia della storia recente italiana.
La medaglia sul gonfalone. Ferrara detiene dal 1988 la Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Resistenza. La motivazione sottolinea una città “legata a solide tradizioni di lotte operaie e popolari”, che ha subito “una feroce ed inumana repressione fascista”, che “non concede tregua ai nazifascisti” e “insorge al fianco delle forze partigiane”. Questo non è un elemento simbolico secondario, ma rappresenta una delle basi della memoria pubblica della città.
Il Fronte della Gioventù era l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, un partito emerso nel dopoguerra anche grazie a membri della Repubblica Sociale Italiana. La connessione storica tra MSI, Alleanza Nazionale e Fratelli d’Italia è oggetto di un’ampia letteratura politica e storiografica.
In questo contesto, la dedicazione di uno spazio pubblico a un militante di quell’area politica può essere vista come una scelta non neutrale rispetto alla storia e all’identità antifascista della città.
Il 17 aprile. La cerimonia si tiene il 17 aprile, una data che coincide con anniversari legati alla violenza politica del 1975, inclusa la morte di Giannino Zibecchi durante le manifestazioni seguite all’uccisione di Claudio Varalli. In quei giorni si verificarono anche altre vittime, in un clima di intensa tensione politica e sociale.
La tempistica dell’iniziativa, vicina al 22 aprile (Liberazione di Ferrara) e al 25 aprile, contribuisce inevitabilmente a collocarla in una cornice simbolica che non può essere trascurata, indipendentemente dalle intenzioni espresse.
I nomi che mancano. Negli stessi anni di violenza politica, molti giovani militanti di sinistra furono uccisi in episodi riconducibili a quel conflitto. Tra questi, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi, Walter Rossi, Giorgiana Masi, Valerio Verbano e altri.
A Ferrara, fino ad oggi, non risultano intitolazioni di spazi pubblici a queste personalità. Questo fatto è spesso interpretato come una discontinuità nella rappresentazione della memoria pubblica.
Il rifiuto, nel 2021, della proposta di dedicare uno spazio a Gino Strada ha ulteriormente alimentato il dibattito sui criteri utilizzati per selezionare le figure da commemorare nella toponomastica cittadina. Su alcuni aspetti del dibattito politico riguardanti quel periodo esistono interpretazioni diverse e non sempre concordi sul piano storico.
Lo spazio pubblico non è neutro. Le decisioni di toponomastica non sono mai meramente tecniche: riflettono una visione della storia e contribuiscono a costruire una memoria condivisa. Pertanto, la dedicazione di uno spazio pubblico non può essere interpretata solo come un gesto commemorativo individuale, ma anche come un atto dal significato simbolico e politico.
Nel caso di Ferrara, la coesistenza tra la Medaglia al Valor Militare per la Resistenza e iniziative di questo tipo solleva una domanda inevitabile: quale narrazione della storia recente viene oggi comunicata attraverso lo spazio pubblico?
Rifondazione Comunista
Federazione di Ferrara
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