Manifestazione di fronte al penitenziario per Dawoud e gli attivisti palestinesi in custodia.
di Riccardo Giori
Nonostante le forti piogge, diverse decine di persone si sono riunite davanti alla Casa Circondariale Costantino Satta di Ferrara per un presidio di sostegno a Ra’ed Dawoud, membro dell’Associazione Palestinesi d’Italia (API) e coinvolto nell’inchiesta italiana “Operazione Domino”, accusato di appartenere a una presunta cellula italiana di Hamas e di aver facilitato il trasferimento di fondi all’organizzazione, considerata terroristica.
Nonostante la Corte di Cassazione si sia espressa l’8 aprile scorso con l’annullamento con rinvio delle ordinanze di custodia cautelare per Dawoud e altri indagati (tra cui Mohammad Hannoun), gli attivisti palestinesi rimangono in detenzione in attesa che il tribunale del riesame riconsideri la loro posizione alla luce della sentenza della Cassazione.
“L’arresto dei nostri compagni palestinesi basato su accuse ridicole e infondate, fornite dai servizi segreti israeliani e persino dall’IDF, rappresenta un grave passo avanti verso la repressione non solo del popolo palestinese, ma anche di chiunque esprima solidarietà dall’Italia”, ha affermato un attivista proveniente dal Trentino.
Oltre agli attivisti di Ferrara per la Palestina, erano presenti al presidio anche altre personalità dell’attivismo pro-palestinese provenienti da diverse regioni italiane.
Durante l’evento sono stati intonati slogan a favore della resistenza, accesi fumogeni e lanciati alcuni fuochi d’artificio in segno di solidarietà per i palestinesi ancora detenuti nel carcere estense e anche per chi, come Anan Yaeesh, è stato condannato per finanziamento a gruppi armati e associazione con finalità di terrorismo.
“Adesso dobbiamo solo aspettare che il tribunale riconsideri la sussistenza dei presupposti per la custodia cautelare in carcere dei nostri compagni”, hanno dichiarato gli attivisti, “ma nel frattempo non possiamo abbandonarli, sappiamo che sono innocenti e verremo qui ogni volta che sarà necessario per dimostrare loro la nostra vicinanza”.
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