“Narrazioni che non possono essere risolte con un daspo”

"Narrazioni che non possono essere risolte con un daspo" 1

di Domenico Bedin*

Un individuo sfortunato, di nazionalità tunisina, si presenta al portone del sindaco e alza la voce, si agita, chiede cibo, un alloggio, sigarette… Pretende di parlare con il sindaco, perde il controllo…

Le forze dell’ordine intervengono e lo allontanano… Gli viene consegnato un foglio di via da Ferrara. La questione è chiusa.

Ma quest’uomo è più un bisognoso (forse in uno stato di vulnerabilità e necessitante di assistenza) o è principalmente un immigrato da rimpatriare perché considerato non utile (sono ben accolti coloro che lavorano onestamente e rispettano le regole!)?

E se, al momento del suo arrivo, lavorava e poi ha perso la strada e si è ammalato?

Questo signore possiede un permesso di soggiorno, si conosce chi glielo ha rilasciato e la sua residenza è nota. Nessuno ha pensato di indagare sulla sua storia? È seguito da qualche servizio? E se fosse scappato dalla Tunisia a causa di violenze subite o discriminazioni e/o non fosse in grado di lavorare?

Alla mensa in Viale K e, ancor di più, in Caritas, ogni giorno ci confrontiamo con persone vulnerabili e in difficoltà, ma la regola è chiara: superato il momento di tensione, si dialoga, si comprende la storia e la situazione. Se qualcuno vive per strada da mesi, è difficile che sia sereno e docile. Spesso emergono racconti incredibilmente tristi e dolorosi che non possono essere liquidati con un daspo…

Caro signor sindaco, la invitiamo a visitare la nostra mensa, trascorra del tempo con queste persone e condivida un pasto con loro… magari le proponga di incontrarsi al Palazzo Ducale per un aperitivo… inviti anche il dott. Lecci, che saprà certamente valorizzare l’evento.

*presidente dell’Associazione Viale K

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