Portomaggiore, Anselmo: “Il garantismo è stato concordato attraverso sentenze anticipate”
Portomaggiore. Dopo l’evento tenutosi venerdì sera da Fratelli d’Italia in via Somalia, a favore di Susanna Rimessi, la questione dell’incidente del 16 agosto tra la 59enne e il 31enne Hamza Hdya continua a generare tensioni politiche. Fabio Anselmo, avvocato e consigliere comunale della lista civica Anselmo Sindaco, interviene sull’episodio, focalizzando la sua critica principalmente sull’interpretazione politica data alla situazione e sulle affermazioni della donna, che durante la manifestazione ha dichiarato: “Certo che sono razzista”.
Anselmo utilizza proprio quella dichiarazione per contestare ciò che definisce “il riassunto del messaggio apertamente razzista da lei rivendicato”. Secondo il consigliere, il problema non riguarda solo l’aggressione denunciata dalla donna, ma anche il modo in cui viene descritta la famiglia Hdya: “Quella non era casa loro perché non sono, a suo dire, italiani. Non avevano diritto di trovarsi lì, ma avrebbero dovuto tornare ‘a casa loro’, in Marocco”.
Nel suo intervento, Anselmo evidenzia inoltre che la donna, stando a quanto da lei stessa riportato, sarebbe tornata nei giorni successivi davanti all’abitazione della famiglia. “Questa signora, instancabile, è tornata a casa loro il giorno dopo e ancora quello successivo e poi anche quello seguente”, scrive il consigliere, il quale sostiene che alla base della vicenda ci sia la convinzione che la famiglia dovesse andarsene “perché diversi in quanto marocchini”.
Anselmo richiama quindi la storia personale della famiglia Hdya, descritta come composta da lavoratori e studenti e residente in Italia da oltre 25 anni. Cita anche Hamza, che poche settimane fa era stato protagonista di un episodio di segno opposto: “Hdya Hamza, il suo ‘aggressore’, solo un mese fa, era salito agli onori della cronaca nazionale per aver salvato dall’annegamento due bambini che stavano affogando nel canale Loconovo”. Il 31enne, ricorda Anselmo, “pur non sapendo nuotare, si era tuffato in acqua”.
L’avvocato critica quindi l’intervento della politica in una questione sulla quale, sottolinea, esistono versioni contrastanti e responsabilità ancora da chiarire. La donna ha denunciato di essere stata colpita alla testa e ha riportato una ferita nella zona sopracciliare con quattro punti di sutura e una prognosi di 20 giorni; Hdya, a sua volta, ha sporto querela contro la 59enne per percosse e lesioni.
È proprio su questo aspetto che Anselmo contesta quello che considera un doppio standard nell’atteggiamento politico: “Il forte garantismo invocato per Santanchè, Delmastro e c. è stato rapidamente pattuito con sentenze anticipate al fine di influenzare carabinieri e procura”. Secondo il consigliere, la vicenda sarebbe diventata “un boccone troppo appetitoso per la propaganda razzista”.
Nel mirino finisce quindi la manifestazione di venerdì sera, organizzata da Fratelli d’Italia con il titolo “No all’islamizzazione”. Alla passeggiata hanno partecipato poco più di una ventina di persone, insieme a diversi esponenti del partito, tra cui il deputato Mauro Malaguti.
“Ecco allora la manifestazione di ieri dove diversi politici sfilano col cane”, scrive Anselmo, definendo la partecipazione “poche sparse persone ma troppe per una democrazia dove il diritto è stato di fatto abolito”.
Durante la manifestazione, del resto, non sono mancate contestazioni da parte di alcuni residenti, che hanno difeso la famiglia Hdya e accusato i rappresentanti di Fratelli d’Italia di aver trasformato una controversia ancora oggetto di indagine in una questione politica e identitaria.
La vicenda, dunque, secondo Anselmo avrebbe ormai assunto una dimensione che va oltre l’episodio originario: “Ma la versione della signora razzista era troppo allettante per certa politica”. Una critica che il consigliere chiude con una provocazione: “Viva il razzismo! Ma lasciamo stare la Costituzione per favore che dice tutt’altro”.
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