Sfratto al centro diurno Maccacaro, “una perdita per la comunità”
Per quarant’anni, il centro diurno Maccacaro ha rappresentato un punto di riferimento per individui con disturbi psichici e difficoltà di integrazione sociale, ma a partire da ottobre è previsto il suo sfratto. La struttura appartiene al Comune di Ferrara, che intende vendere l’immobile situato in via Marco Polo.
Inaugurato nel 1989, il centro ha accolto centinaia di persone, diventando un luogo di riferimento che permetteva ai partecipanti di riacquisire competenze lavorative e abilità per la vita quotidiana all’interno del contesto urbano.
“Il Maccacaro – racconta Guglielmo Russo, psichiatra che ha collaborato fin dall’apertura – è stata la prima struttura riabilitativa creata al di fuori dell’ospedale psichiatrico territoriale di Ferrara, il primo centro diurno indipendente. Nel corso degli anni è diventato un punto di riferimento essenziale per le famiglie e per gli utenti.”
Francesca Cigala Fulgosi, psichiatra, condivide questa opinione: “È un grande rammarico per la città, poiché trasferire un centro di questo tipo in una zona rurale rischia di portare alla sua progressiva estinzione, facendo perdere una competenza preziosa e una risorsa fondamentale che per quarant’anni ha rappresentato un punto di riferimento per la cura e la riabilitazione delle persone con disturbi psichici, oltre a fornire supporto alle famiglie e migliorare le loro condizioni di vita.”
La consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, Marzia Marchi, ha interrogato il Comune di Ferrara riguardo a questa situazione. “Il trasferimento fuori città – scrive – mette in pericolo l’intera attività del Centro diurno per vari motivi.” In primo luogo, ci sono barriere logistiche: “c’è una evidente mancanza di trasporti pubblici e piste ciclabili che consentano agli utenti di raggiungere autonomamente il Centro per le terapie.” Inoltre, ci sono questioni strutturali e organizzative, poiché “la sede di via delle Ginestre non dispone di spazi adeguati per le terapie di gruppo” e gli operatori sanitari, “spesso impegnati in diverse zone della città, devono percorrere ulteriori chilometri per accedere al servizio.”
Alla luce di queste considerazioni sociali, l’interrogazione del M5S sollecita direttamente la giunta di Ferrara a chiarire “quali siano le esigenze urgenti che rendono necessaria la vendita di questo immobile.” L’intento della consigliera Marchi è di trovare una soluzione che eviti il trasferimento del centro dalla città: la richiesta è di valutare la possibilità di “consentire la permanenza del Centro Maccacaro nella sede attuale anche attraverso una proposta di affitto agevolato, da presentare all’Asl in attesa della ristrutturazione dei locali di san Rocco.”
Queste domande trovano supporto nelle dichiarazioni dei professionisti che hanno lavorato al centro. “Il Maccacaro – afferma Fulgosi – è sempre stato un centro profondamente integrato con tutte le risorse della città. Spostarlo significa disperdere un patrimonio costruito nel tempo.”
Le persone che frequentano il centro, sia che vi si rechino un’ora o tre volte a settimana, sviluppano e consolidano autonomie e, se trasferite fuori città, perderebbero l’opportunità di avere un luogo dove “riacquisire competenze lavorative e abilità per la vita quotidiana.” Da lì potevano recarsi dal fruttivendolo o prendere l’autobus, interagendo con il tessuto urbano. Di conseguenza, allontanandosi dalla città, verrebbe meno la loro partecipazione all’autogestione di una parte del percorso riabilitativo.
“Essere situato nel centro urbano – aggiunge Russo – era di fondamentale importanza per il tipo di lavoro svolto: permetteva alle persone di mantenere rapporti con la comunità, di svolgere attività quotidiane, di utilizzare i servizi cittadini, di prendere un autobus e di avere una vita sociale reale.”
“La notizia del trasferimento – continua – mi ha profondamente rattristato: lo considero un passo indietro. Significa tornare a una concezione di psichiatria in cui per curare basta intervenire con i farmaci. Noi ci siamo opposti a questa visione.”
Il Maccacaro è nato infatti all’interno dell’esperienza del gruppo Slavich e della cultura basagliana, di cui Russo e Fulgosi erano parte, con l’obiettivo di superare l’ospedale psichiatrico e restituire alle persone una vita nella comunità.
“L’idea – conclude Russo – era che anche chi era rimasto chiuso per anni in una stanza potesse tornare a uscire, recuperare relazioni, riappropriarsi della propria autonomia e credere nelle proprie risorse.”
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