Durata della vita degli anziani e disparità economiche
La longevità degli anziani non è distribuita in modo omogeneo. Al contrario, segue linee di frattura profonde che riflettono disuguaglianze economiche e sociali accumulate nel corso della vita. Le informazioni più recenti indicano che le condizioni economiche rappresentano uno dei fattori più incisivi nel determinare non solo la qualità, ma anche la durata della vita in età avanzata. Essere anziani e in difficoltà economica significa, con maggiore probabilità, vivere meno a lungo rispetto a chi dispone di risorse finanziarie adeguate.
Questa evidenza, sempre più supportata dalla ricerca scientifica, richiede una riflessione che va oltre il singolo individuo e coinvolge l’organizzazione dei sistemi di welfare, delle politiche sanitarie e delle reti di protezione sociale.
Il congresso SIGG e il valore simbolico di Scampia
Il tema delle disuguaglianze nell’invecchiamento è stato al centro del congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), intitolato “Liberi e Longevi”, recentemente tenutosi a Napoli. La scelta di ospitare l’evento nel quartiere di Scampia ha assunto un forte valore simbolico, trasformando un’area spesso associata a marginalità e fragilità sociali in un luogo di confronto scientifico e culturale.
Portare il dibattito sull’invecchiamento in un contesto segnato da disuguaglianze significa riconoscere che la salute non è un fenomeno astratto, ma profondamente radicato nei territori e nelle condizioni di vita delle persone. In questo scenario, il congresso ha rappresentato un’opportunità per riflettere su come rendere la longevità un obiettivo realmente accessibile a tutti.
Lo studio statunitense sulle disuguaglianze economiche
Al centro del confronto scientifico sono stati presentati i risultati di un’analisi condotta negli Stati Uniti dal National Council on Aging (NCOA) e dal LeadingAge Long-Term Services and Supports Center dell’Università del Massachusetts a Boston. Lo studio ha esaminato l’impatto delle condizioni socio-economiche sfavorevoli sulla popolazione over 60, evidenziando un dato particolarmente significativo: tra anziani con redditi elevati e anziani con redditi bassi può esserci una differenza nell’aspettativa di vita che arriva fino a nove anni.
Una distanza temporale che non può essere giustificata solo con fattori biologici, ma che rimanda a dinamiche strutturali, legate all’accesso alle risorse, ai servizi e alle opportunità lungo l’intero arco dell’esistenza.
Il reddito come determinante di salute
Il reddito si conferma uno dei principali determinanti di salute anche in età avanzata. Disporre di risorse economiche adeguate consente di accedere più facilmente a cure sanitarie tempestive, a controlli preventivi e a trattamenti di qualità. Al contrario, una condizione di difficoltà economica spinge molti anziani a rinviare visite mediche, esami diagnostici o terapie, con conseguenze dirette sulla progressione delle malattie croniche.
Lo studio mostra come diabete, patologie cardiovascolari e disturbi respiratori siano più diffusi e meno controllati tra gli anziani a basso reddito, contribuendo in modo significativo alla riduzione dell’aspettativa di vita.
Abitare la fragilità: il ruolo dell’ambiente di vita
Un ulteriore elemento di disuguaglianza riguarda le condizioni abitative. Gli anziani economicamente svantaggiati vivono più frequentemente in abitazioni non adeguate o in quartieri caratterizzati da carenze infrastrutturali, inquinamento e scarsa sicurezza. Questi fattori incidono negativamente sulla salute fisica e mentale, aumentando lo stress, favorendo l’isolamento sociale e limitando le occasioni di movimento e socializzazione.
L’ambiente di vita, dunque, diventa un fattore che amplifica la vulnerabilità economica, trasformandosi in un ulteriore ostacolo a un invecchiamento sano e attivo.
La ricerca spiega anche il ruolo dell’isolamento sociale, una condizione più frequente tra gli anziani con minori risorse economiche. La mancanza di reti familiari o di supporto, unita alle difficoltà di spostamento e partecipazione alla vita comunitaria, può favorire l’insorgenza di depressione, declino cognitivo e perdita di autonomia.
La solitudine, spesso invisibile, diventa così un fattore di rischio che si somma alle difficoltà materiali, incidendo ulteriormente sulla salute e sulla longevità.
Invecchiamento attivo: un obiettivo non per tutti
Nel dibattito emerso durante il congresso SIGG, è stato sottolineato come il concetto di “invecchiamento attivo” rischi di rimanere un privilegio per pochi se non si interviene sulle disuguaglianze economiche. Attività culturali, sportive e ricreative, considerate fondamentali per il benessere nella terza età, sono spesso inaccessibili per chi vive con un reddito insufficiente.
Promuovere autonomia e partecipazione sociale senza affrontare le condizioni materiali di partenza significa ignorare una parte significativa della popolazione anziana.
Secondo molti esperti intervenuti al congresso, il divario di longevità osservato non è inevitabile. Al contrario, può essere ridotto attraverso politiche pubbliche mirate. Investimenti in assistenza domiciliare, servizi di prossimità, sostegno al reddito e prevenzione sanitaria rappresentano strumenti fondamentali per contrastare gli effetti della povertà sull’invecchiamento.
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