Meta sanzionata nel New Mexico: “mancata protezione dei minori”, multa di 375 milioni.

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Una giuria del New Mexico ha emesso una sentenza senza precedenti contro Meta, imponendo alla società madre di Facebook e Instagram il pagamento di 375 milioni di dollari.

Questa decisione è stata presa al termine di un processo che ha avuto una durata di quasi sette settimane, durante le quali i giurati hanno esaminato le accuse di violazione della legislazione statale riguardante le pratiche commerciali scorrette.

Secondo il verdetto, Meta avrebbe ingannato i consumatori riguardo alla reale sicurezza dei propri servizi, consentendo a predatori sessuali e malintenzionati di operare sulle piattaforme a danno dei minorenni.

L’operazione MetaPhile e le evidenze dell’accusa

Il processo è scaturito da un’indagine sotto copertura condotta nel 2023 dal procuratore generale del New Mexico, Raúl Torrez.

Nell’ambito di quella che è stata chiamata “Operazione MetaPhile”, alcuni agenti statali hanno creato profili falsi spacciandosi per adolescenti di età inferiore ai quattordici anni.

In pochi giorni, questi profili sono stati contattati da materiale sessualmente esplicito e da adulti con intenzioni predatorie, portando all’arresto di tre individui.

L’accusa ha presentato in aula documenti interni che dimostrerebbero come i dirigenti di Meta fossero a conoscenza delle vulnerabilità nel sistema di protezione, decidendo però di non implementare strumenti di verifica dell’età più severi per non ostacolare la crescita degli utenti e i ricavi pubblicitari.

La difesa di Meta e il dibattito sulla responsabilità

Meta ha risposto alla sentenza annunciando l’intenzione di fare appello.

Un portavoce della società ha affermato che l’azienda è costantemente impegnata nella rimozione di contenuti dannosi e che le accuse del New Mexico si basano su una selezione parziale di documenti interni che non riflettono l’impegno complessivo per la sicurezza.

Durante il processo, gli avvocati del gigante tecnologico hanno cercato di invocare la protezione della Sezione 230, una norma federale del 1996 che garantisce alle piattaforme l’immunità legale per i contenuti pubblicati da terzi.

Tuttavia, il giudice ha consentito che il processo continuasse, focalizzandosi non sui singoli post degli utenti, ma sulle scelte di design e sugli algoritmi di raccomandazione, che determinano quali contenuti mostrare per prolungare il tempo di permanenza sul sito.

Le conseguenze per l’industria tecnologica

Questa sentenza rappresenta la prima di questo tipo emessa da una giuria e segna un punto di svolta nel panorama legale degli Stati Uniti.

Fino ad ora, le aziende tecnologiche avevano beneficiato di una protezione quasi totale rispetto alle attività illecite svolte sulle proprie piattaforme. Il caso del New Mexico suggerisce che le autorità statali possano riuscire a superare le tradizionali protezioni legali concentrandosi sulle responsabilità aziendali legate alla progettazione del prodotto.

Il successo del procuratore Torrez potrebbe ora incentivare azioni simili in altri Stati, dove decine di cause analoghe sono già in attesa di giudizio con accuse che spaziano dai danni alla salute mentale degli adolescenti alla creazione di dipendenza digitale.

La seconda fase del processo

Nonostante l’importo della multa, la battaglia legale non è ancora conclusa. A maggio 2026 è prevista una seconda fase del procedimento, questa volta senza giuria.

In questa fase, lo Stato del New Mexico cercherà di dimostrare che Meta ha creato una condizione di pericolo pubblico, una fattispecie legale che consente alle autorità di ordinare cambiamenti strutturali permanenti alle piattaforme.

L’obiettivo del procuratore generale è costringere l’azienda a modificare in modo significativo il funzionamento di Instagram e Facebook, introducendo sistemi di verifica dell’età più efficaci e limitando l’uso della messaggistica crittografata per gli account dei minori, strumenti che attualmente rendono difficile per le forze dell’ordine intercettare i tentativi di adescamento.

Durante il processo che ha portato alla multa di 375 milioni di dollari, l’accusa ha presentato documenti legali contenenti messaggi interni di dipendenti Meta, in cui si discuteva di come l’annuncio del CEO Mark Zuckerberg del 2019 – rendere la crittografia end-to-end predefinita su Facebook Messenger – avrebbe influito sulla capacità di segnalare alle forze dell’ordine circa 7,5 milioni di casi di materiale pedopornografico.

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