Vincenzo Iozzo: l’hacker italiano menzionato nei documenti di Epstein.

Vincenzo Iozzo: l'hacker italiano menzionato nei documenti di Epstein. 1

“In futuro saremo sempre più anonimi o avremo sempre meno anonimato online?”. Questa è la questione sollevata nel 2015 Vincenzo Iozzo durante il suo intervento “Il lato oscuro del web”, sul palcoscenico di TEDx Como, mentre rifletteva sui confini sempre più labili tra privacy, tecnologia e identità digitale.

Oggi, considerando l’attenzione mediatica attuale, quell’anonimato sembra non riguardarlo più: infatti, tra gli italiani menzionati nel vasto insieme di email e documenti collegati al caso , resi pubblici dal United States Department of Justice, figura anche il suo nome. Tuttavia, la sua storia rimane principalmente quella di uno dei professionisti italiani più solidi e rispettati nel contesto della cybersecurity internazionale.

Il profilo di Vincenzo Iozzo è quello di un esperto che, partendo dall’università italiana, ha costruito una carriera a livello globale. Dalle competizioni di hacking alle startup, dai laboratori del MIT alle grandi aziende della sicurezza digitale, Iozzo incarna una generazione di specialisti cresciuti tra codice e ricerca.

Dalla Calabria a iOS Hacker’s Handbook: un percorso di codice e ricerca

Nato in Calabria e laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico di nel 2010, Iozzo entra precocemente nel campo della sicurezza informatica. Il suo nome comincia a circolare presto grazie a tre vittorie consecutive al Pwn2Own, una delle competizioni più esigenti del settore, dove i ricercatori dimostrano di poter compromettere dispositivi e software aggiornati sfruttando vulnerabilità “zero-day” (zero giorni per difendersi).

Il suo talento e le sue competenze tecniche lo conducono nel 2012 a contribuire come co-autore a iOS Hacker’s Handbook, un volume che è diventato un punto di riferimento per comprendere i meccanismi di sicurezza di iOS. Questo mix spiega il suo profilo: abilità nel rilevare vulnerabilità e rigore nell’analizzarle, metodo e competenza. Così, Iozzo si ritaglia un posto fisso tra i professionisti più stimati nella cybersecurity.

Dopo la laurea, il suo percorso si orienta a livello internazionale. Tra il 2012 e il 2014 lavora in Trail of Bits, dedicandosi a ricerca e consulenza: dall’analisi dei programmi per comprenderne il funzionamento allo studio delle tecniche per sfruttarne le debolezze, fino alle valutazioni di sicurezza su applicazioni e infrastrutture. Non si tratta solo di una caccia al bug, ma della capacità di interpretare i sistemi, scoprire dove cedono e perché.

Iperlane e l’acquisizione da parte di CrowdStrike: il salto nell’industria cyber globale

Nel 2015 fonda Iperlane, una startup focalizzata sulla sicurezza mobile, acquisita nel 2017 da CrowdStrike. Dopo questa operazione, Iozzo rimane nel gruppo e assume il ruolo di Senior Director fino al 2021, in un periodo in cui la sicurezza endpoint diventa cruciale nella protezione delle infrastrutture digitali. Tra il 2016 e il 2020 è Research Affiliate al MIT Media Lab, un ambiente in cui tecnologia, ricerca e impatto sociale si intrecciano.

Attualmente è CEO di SlashID, una piattaforma dedicata alla sicurezza dell’identità digitale. Dopo anni trascorsi a smontare sistemi, individuare vulnerabilità e testare difese, Iozzo si concentra su uno dei nodi centrali dell’era del cloud: come gestire identità e accessi – dagli utenti alle applicazioni – e come minimizzare il rischio di intrusioni in ambienti sempre più distribuiti.

Dalla cybersecurity di nicchia alla ribalta mediatica

Il nome di Vincenzo Iozzo è emerso nel dibattito pubblico a seguito della desecretazione dei documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense relativi al . Negli archivi compare con regolarità, talvolta anche in versioni modificate da errori di trascrizione, come “Lozzo”.

Dall’analisi dei materiali risulta che la sua presenza è collegata a scambi di email di carattere logistico e organizzativo per il coordinamento di incontri con Epstein o con il suo staff, inclusa l’assistente Lesley Groff. In uno dei documenti, una fonte confidenziale dell’Federal Bureau of Investigation menziona un presunto “hacker personale” del finanziere: un dettaglio che ha alimentato speculazioni e accostamenti sui social media, ma che non trova riscontri indipendenti nei materiali resi pubblici.

Ad oggi, non risultano accuse, procedimenti legali né elementi probatori che colleghino Iozzo alle attività illecite di Epstein. Le informazioni disponibili indicano esclusivamente contatti di natura organizzativa, privi di rilevanza investigativa.

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