ASUS ROG si presenta a Kojima: l’incontro con Ludens che sorprende.
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Un’immagine ha iniziato a circolare a gennaio, proveniente dallo stand ASUS al CES 2026 di Las Vegas: Ludens, la mascotte bianca con il teschio inciso sul casco, riprodotta a grandezza naturale su un tappetino largo novanta centimetri. Intorno, in esposizione, un tablet, un mouse e un paio di cuffie, tutti con un design che sembra più ispirato a una tavola di Yoji Shinkawa che a un catalogo di periferiche. Questo è l’oggetto del contendere: la collaborazione tra ASUS Republic of Gamers e Kojima Productions, annunciata al CES e disponibile sugli scaffali italiani tra febbraio e marzo. Il fatto che una notizia riguardante un mouse e un mousepad abbia suscitato tanto interesse tra gli appassionati in poche ore parla già chiaro.
Indica, innanzitutto, che Hideo Kojima ha appreso a trattare il suo studio come un marchio culturale prima ancora che come sviluppatore di videogiochi. E suggerisce che ASUS, con la sua linea gaming di fascia alta, avesse bisogno proprio di questo: un’aura distintiva. Il motto di ROG è “For Those Who Dare”; quello di Kojima Productions è “From Sapiens to Ludens”. La combinazione, stampata sulle confezioni, diventa “For Ludens Who Dare”. Marketing, certo, ma con un concetto dietro: l’essere umano non si limita a pensare, gioca. E se gioca, ha necessità di strumenti che abbiano carattere.
Il pezzo forte: ROG Flow Z13-KJP
Il fulcro della collaborazione è il ROG Flow Z13-KJP, un 2-in-1 da 13,4 pollici che ASUS propone a 4.099 euro.
Si tratta dello stesso Flow Z13 che già conosciamo, un tablet con tastiera rimovibile, dotato di anima da ultraportatile e prestazioni da notebook da gioco, ma decorato da Shinkawa: chassis in alluminio lavorato a CNC con angoli tagliati, inserti in carbonio e tipografie che richiamano l’universo di Ludens. Nella confezione, una custodia a tema Death Stranding; in Armoury Crate, un codice per scaricare Death Stranding 2 su PC. Un chiaro esempio di fan service.
Sotto la scocca, la configurazione è all’avanguardia: AMD Ryzen AI Max+ 395 con grafica Radeon 8060S integrata, sedici core Zen 5 e quaranta unità di calcolo RDNA 3.5 sullo stesso chip, memoria unificata fino a 128 GB e una NPU da 50 TOPS capace di eseguire modelli linguistici in locale. Il display è un Nebula 2.5K a 180 Hz con copertura del 100% dello spazio colore DCI-P3: specifiche da workstation creativa mascherata da console portatile. L’aspetto cruciale, più che le singole specifiche, è il posizionamento: un dispositivo concepito per chi trascorre la giornata a montare, renderizzare, giocare e scrivere, senza mai cambiare macchina e desidera farlo con stile.
Le periferiche: bianco, bianco, bianco
Attorno al tablet orbitano tre accessori, tutti in edizione limitata e tutti con la stessa livrea bianca. Le cuffie ROG Delta II-KJP (329 euro) sono la versione firmata di un modello che ASUS considera il suo fiore all’occhiello: driver da 50 mm placcati in titanio, microfono superwideband da 10 mm, tripla connettività: cavo, 2,4 GHz con protocollo SpeedNova e Bluetooth.
Si tratta ovviamente di cuffie di alta qualità, leggere, confortevoli, con una buona autonomia della batteria, ma non presentano nulla di rivoluzionario sul piano tecnico rispetto alla Delta II “standard” che costa quasi cento euro in meno. Certo, non è una edizione speciale in collaborazione con Kojima Productions, ma forse, al di là del fatto che sono senza dubbio esteticamente gradevoli e tecnicamente valide, sarebbe stato interessante giustificare questo aumento di prezzo con qualcosa in più. Magari un supporto per appoggiare le cuffie. In questo modo, infatti, cambia solo l’aspetto esteriore, non la sostanza. Anche se è un design che un certo tipo di appassionato riconosce al primo sguardo.
Il ROG Keris II Origin-KJP (189,90 euro) rappresenta invece la versione “Made in Ludens” del mouse di punta di Asus.
Pesa sessantatré grammi, ha una forma ergonomica testata con pro player FPS, sensore ottico ROG AimPoint Pro da 42.000 DPI, switch ROG Micro Switch II dichiarati per cento milioni di click, wireless SpeedNova e compatibilità con il Polling Rate Booster fino a 8.000 Hz. In sintesi: un mouse da competizione con specifiche da top di gamma, che però costa 60 euro in più rispetto alla versione non-Kojima. Anche in questo caso, il sovrapprezzo estetico è evidente, legato all’eccezionalità della collaborazione e all’estetica distintiva del prodotto.
Completa il set il ROG Scabbard II XXL-KJP (59,90 euro), un tappetino da 900×400 mm con superficie idrorepellente, cuciture piatte anti-sfilacciamento e base gommata. Al di là delle specifiche, che sono quelle, eccellenti, dello Scabbard II di serie, qui la tecnica conta relativamente poco: il tappetino è il supporto di un’illustrazione originale di Shinkawa, un Ludens disegnato a mano che guarda avanti con una delle pose più iconiche del suo repertorio. È, letteralmente, una tela da scrivania e se siete arrivati a questo punto, forse anche per voi rappresenta la componente di maggiore impatto a livello estetico.
Una capsule collection formato gaming
Il modo più sincero di interpretare questa collaborazione è considerarla come una capsule collection, nello stesso modo in cui Supreme incontra Louis Vuitton, Uniqlo collabora con Jil Sander, Nike si unisce a Sacai. Lacoste produce polo a tema Godzilla. La grammatica è la stessa: prodotto di base già presente a listino, rivestito da un nome d’autore, tiratura limitata, sovrapprezzo giustificato dalla firma più che dalla funzionalità. Il Keris II-KJP non offre nulla che il Keris II “standard” non faccia. Si paga per il design. È la stessa logica per cui un martello con il logo Supreme costa dieci volte un martello senza: l’oggetto è un pretesto, il valore risiede altrove.
Questa logica si era già vista nell’elettronica di consumo, come nel caso di Bang & Olufsen con le cuffie, Leica con Hermès, ma nel settore dell’hardware gaming è una novità recente. Per vent’anni, le periferiche da gioco hanno inseguito l’iperbole: più luci RGB, più angoli affilati, più draghi e fulmini, un’estetica adolescenziale dichiarata. Nel frattempo, il pubblico è cresciuto. Oggi la scrivania è diventata uno spazio di auto-rappresentazione al pari del soggiorno, complice lo smart working, lo streaming e le dirette Twitch dove il setup è letteralmente il volto pubblico di chi gioca. In questo contesto, un mouse firmato ha lo stesso valore di una sedia Eames in salotto: non indica cosa fai, indica chi sei. ASUS, con questa collaborazione, sta affermando che il suo pubblico è pronto a spendere come fanno gli audiofili o i collezionisti di streetwear. Non è più il prezzo a determinare il premium, è la firma.
E poi c’è Shinkawa
Perché la firma, in questo caso, non è un logo qualsiasi. Yoji Shinkawa è l’artista che ha conferito a Metal Gear Solid e Death Stranding il loro linguaggio visivo: il tratto a pennello giapponese, le anatomie lunghe e fluide, i bianchi e i neri sporchi, quella malinconia grafica che si riconosce in un attimo. Collabora con Kojima dal 1994, da più tempo di quanto alcuni studi di animazione esistano. Affidargli il design di un tappetino è come chiedere a Milton Glaser di disegnare una scatola di cereali: sproporzionato in senso nobile. E la scelta del bianco totale non è casuale. Rappresenta una tradizione precisa: il minimalismo Braun-Apple, certo, ma anche lo Stormtrooper, il casco dei Daft Punk, le tute di 2001: Odissea nello spazio. Il bianco è la superficie neutra su cui il segno grafico può emergere in modo pulito. È una scelta poetica, non di marketing.
Il piccolo scarto culturale sta qui. Per due decenni, l’hardware gaming ha flirtato con un gusto kitsch, aggressivo, rivolto a un adolescente ideale. L’arrivo di Shinkawa in questo mondo è un’irruzione di gusto colto: sottrazione invece di accumulazione, grafismo invece di effetto, manifesto giapponese invece di copertina di heavy metal. Non è la prima contaminazione, Razer ha collaborato con Sanrio, Logitech con Pokémon, ma è forse la prima in cui l’autore coinvolto ha un peso autoriale tale da sbilanciare il rapporto: non è il brand che utilizza Shinkawa, è Shinkawa che presta il suo linguaggio al brand, e si nota.
Rimane il prezzo, che è elevato, e persiste la domanda se abbia senso pagare sessanta euro in più per un mouse tecnicamente identico a un altro. La risposta, come per ogni capsule collection, è che non è quella la domanda corretta. Nessuno acquista un Keris II-KJP per vincere un torneo di Valorant; lo compra per la stessa ragione per cui si sceglie un libro rilegato quando esiste l’edizione tascabile. Perché gli oggetti, a un certo punto, smettono di essere solo oggetti e iniziano a diventare anche segni. Kojima lo sa da sempre, ha costruito una carriera su questa intuizione, e ASUS, con questa iniziativa, dimostra di averlo compreso. I Ludens, in fondo, sono coloro che osano. Anche con il portafoglio.
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