Palantir, il documento di Karp: intelligenza artificiale, armamenti e la conclusione del pluralismo
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L’account ufficiale X di Palantir , un’azienda americana specializzata nell’analisi dei dati e nota per il suo supporto tecnologico a operazioni militari e di intelligence del governo statunitense, ha condiviso un post dettagliato che riassume, in 22 punti, il contenuto di un libro scritto dal CEO e co-fondatore dell’azienda, Alex Karp, in collaborazione con Nicholas W. Zamiska, responsabile delle relazioni aziendali.
ItaliaNow Tecnologica: come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente è stato pubblicato nel 2025. Per quale motivo Palantir decide di diffondere una sintesi del volume proprio in questo momento?
“Ce lo chiedete frequentemente”, scrive l’azienda ai suoi quasi 400mila follower su X, per introdurre il riassunto di un libro che il New Yorker ha descritto come “la guida di Palantir alla salvezza dell’anima americana”.
Il post è stato reso pubblico due giorni dopo che alcuni legislatori hanno richiesto chiarimenti riguardo agli strumenti sviluppati da Palantir per l’ICE, l’agenzia federale statunitense criticata per i suoi metodi di controllo dell’immigrazione, in particolare per le operazioni di detenzione e deportazione contestate da organizzazioni per i diritti civili.
Così un libro diventa dottrina
In breve tempo, i 22 punti presentati da Palantir sono stati letti da oltre venti milioni di persone e hanno influenzato il dibattito pubblico in modo molto più ampio rispetto a quanto avvenuto, un anno fa, con la pubblicazione del saggio stesso [pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore].
La lunga lista condivisa sui social rappresenta, di fatto, un manifesto dell’azienda statunitense che ha avuto un ruolo attivo anche nel recente conflitto tra Usa e Iran, proponendo una rilettura del rapporto tra tecnologia, potere e società, sostenendo che l’innovazione non debba limitarsi al consumo, ma debba tornare a influenzare sicurezza, crescita e assetti geopolitici.
Se il post su X intendeva essere un riassunto, in realtà ha fatto molto di più mettendo nero su bianco una dottrina. Ha fornito, a chi osserva il legame tra tecnologia e potere, un documento raro di un’azienda molto influente che racconta, senza filtri, chi crede di essere e cosa pensa che il mondo debba diventare.
Prima di esaminare i “punti” della dottrina di Palantir, è necessario un breve ripasso dei protagonisti di questa vicenda.
Cos’è Palantir e chi è Alexander Karp
Palantir Technologies, fondata nel 2003 da Peter Thiel, Alex Karp e altri tre soci, prende il nome dalle “pietre veggenti” di Tolkien: un riferimento letterario che descrive bene la sua missione, ovvero vedere e connettere enormi quantità di dati.
Quotata al New York Stock Exchange dal settembre 2020, l’azienda oggi ha un valore di circa 350 miliardi di dollari di capitalizzazione ed è uno dei principali fornitori di software per l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale per agenzie governative, intelligence, difesa e polizia: tra i suoi clienti figurano l’esercito statunitense, l’ICE (l’agenzia federale per l’immigrazione), la NYPD e vari governi alleati.
Non si tratta, quindi, di un’azienda qualsiasi che esprime un’opinione su X. Palantir è un attore centrale nell’apparato di sicurezza occidentale, e i 22 punti del manifesto coincidono in modo non casuale con le linee di business che generano ricavi. Nel suo bilancio annuale relativo al 2025 si evidenzia che il 54% dei ricavi proviene da clienti governativi e il 74% dagli Stati Uniti.
Il fondatore Peter Thiel, miliardario libertario e storico sostenitore di J.D. Vance e Donald Trump, è una delle figure più influenti della destra tecnologica americana.
Alex Karp ha un profilo più eterodosso: nato a New York nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, con un dottorato in filosofia conseguito all’Università di Francoforte sotto la guida di un allievo di Jürgen Habermas, si è definito più volte un “progressista” e ha dichiarato di aver votato per Kamala Harris nel 2024. In sintesi, Karp non è un sostenitore di Trump, ma aspira comunque a un’America più forte.
Il dovere morale della Silicon Valley
Al centro del manifesto di Palantir si trova l’idea che la Silicon Valley abbia un “dovere morale” nei confronti dello Stato che ha reso possibile la sua crescita, con un coinvolgimento diretto anche nella difesa nazionale.
Il manifesto si apre, al punto 1, con un appello ai CEO del settore tecnologico: “La Silicon Valley ha un debito morale verso il Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione”.
Palantir rivolge questo messaggio a un settore che negli ultimi anni ha mostrato divisioni interne riguardo alla partecipazione a contratti militari: dalle proteste dei dipendenti Google contro il Project Maven fino al dibattito interno a Microsoft, OpenAI e Anthropic sulle applicazioni militari della loro IA. Karp sta affermando, in sostanza, che chi si ritira sta tradendo un dovere civile.
Successivamente, viene criticata la cultura tecnologica recente, considerata eccessivamente focalizzata su prodotti e applicazioni di consumo e poco orientata a progetti strategici, sicurezza e sviluppo economico. “L’iPhone è la nostra più grande creazione, se non addirittura il culmine della nostra civiltà? – si legge al punto 2 – Questo dispositivo ha trasformato le nostre vite, ma oggi potrebbe anche limitare e restringere il nostro senso del possibile”.
Dalla deterrenza nucleare alla superiorità del codice
Il nucleo centrale del manifesto di Palantir si basa sulla fine dell’era della deterrenza atomica. Secondo la visione dell’azienda e del suo co-fondatore, l’equilibrio mondiale non è più garantito solo dalle testate nucleari, ma dalla qualità degli algoritmi capaci di guidare sistemi d’arma autonomi.
Karp sostiene che il software sia diventato il fattore determinante nei conflitti moderni e che l’Occidente debba accelerare lo sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale per mantenere un vantaggio strategico sui propri avversari.
“La questione non è se le armi con IA verranno costruite – si afferma al punto 5 – è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche militari e di sicurezza nazionale. Procederanno”.
Il problema, osservano i critici, è che chi utilizza questo argomento è anche chi venderà il prodotto. Come ha scritto Eliot Higgins, fondatore di Bellingcat, “Palantir vende software operativo ad agenzie di difesa, intelligence, immigrazione e polizia. Questi 22 punti non sono filosofia che fluttua nello spazio, sono l’ideologia pubblica di un’azienda i cui ricavi dipendono dalla politica che sostiene”.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
Germania, Giappone e il riarmo
Un passaggio particolarmente controverso del documento riguarda il ruolo geopolitico di nazioni come la Germania e il Giappone.
Karp critica apertamente i limiti strategici imposti a questi paesi dopo la Seconda Guerra Mondiale, definendoli un eccesso correttivo che oggi indebolisce il fronte delle democrazie liberali. “La disarticolazione militare della Germania è stata una correzione eccessiva per cui l’Europa sta oggi pagando un prezzo elevato – si legge al punto 15 -. Un analogo e altamente teatrale impegno al pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà anche di spostare l’equilibrio di potere in Asia”.
La tesi proposta è che queste potenze debbano abbandonare la loro storica reticenza militare per contribuire attivamente al riarmo tecnologico occidentale. Questa posizione riflette l’approccio di Palantir verso un realismo politico che considera il pacifismo istituzionalizzato come una vulnerabilità pericolosa. Rivali più autoritari, sostiene Palantir, non mostrano alcuna esitazione nell’integrare l’intelligenza artificiale nelle proprie macchine belliche.
Questa visione viene condivisa in un momento storico in cui l’Europa sta effettivamente rivedendo i propri budget militari e in Giappone il governo sta progressivamente allentando i vincoli dell’articolo 9 della Costituzione [che dopo la Seconda guerra mondiale ha imposto al Paese di rinunciare alla guerra come diritto sovrano e all’uso della forza per risolvere le controversie internazionali].
Un’Europa e un’Asia che si riarmano tecnologicamente rappresentano, ovviamente, mercati enormi per un’azienda come Palantir.
L’attacco al pluralismo e la gerarchia tra culture
La parte finale del manifesto sposta l’attenzione dall’esterno all’interno, criticando quella che Karp definisce la cultura dell’inclusività.
“Alcune culture hanno prodotto progressi vitali; altre restano disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ora uguali – lamenta Palantir al punto 21 -. La critica e i giudizi di valore sono vietati. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture e certe subculture hanno generato meraviglie. Altre si sono rivelate mediocri, e peggio ancora, regressive e dannose”.
Di conseguenza, sostiene l’azienda sulla base della visione del suo leader, Alex Karp, “dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e cavo. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito all’idea di definire culture nazionali in nome dell’inclusività” [punto 22].
Il ragionamento con cui si chiude il manifesto, per alcuni, è il più inquietante. Un’azienda che costruisce l’infrastruttura tecnologica su cui si basano decisioni di polizia, immigrazione e guerra sta dichiarando pubblicamente una gerarchia tra culture e una diffidenza verso il pluralismo. Quali garanzie esistono che questo orientamento ideologico non si traduca nella progettazione degli strumenti, nei criteri di targeting, nelle soglie di allerta degli algoritmi?
Alexander C. Karp, CEO di Palantir
Il ruolo di Palantir nello Stato-nazione
Il manifesto definisce infine una nuova forma di collaborazione tra il settore privato e l’apparato governativo.
Palantir non si considera un semplice fornitore di software, ma un attore politico integrato nella missione dello Stato.
Karp esorta i leader tecnologici a giurare fedeltà alle istituzioni democratiche e a orientare i propri profitti verso il rafforzamento della potenza nazionale.
In questo modello di repubblica tecnologica, il confine tra mercato e difesa si dissolve.
In molti sottolineano come il tentativo di Palantir di ridurre la democrazia a una questione di efficienza bellica rischi di erodere proprio quelle libertà che si intendono proteggere. Ma per Karp, a quanto pare, il tempo delle discussioni etiche è un ostacolo alla sopravvivenza. “I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati – si legge al punto 4 del manifesto -. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e in questo secolo l’hard power si baserà sul software”.
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